Stretto di Hormuz bloccato: 21 miliardi di litri di greggio fermi, dissalatori contaminano l’acqua per 100 milioni di persone.

Il bicchiere d’acqua e la marea nera

Aprire il rubinetto in una città del Golfo e riempire un bicchiere d’acqua è un gesto che quasi 100 milioni di persone fanno ogni giorno senza pensarci. Quell’acqua arriva da dissalatori che pescano dal Golfo Persico. E dallo scorso febbraio, quel golfo è di nuovo coperto di petrolio. Secondo la nuova ricerca della University of South Florida, le fuoriuscite di petrolio nel Golfo Persico sono aumentate drasticamente dall’inizio della guerra in Iran del 2026.

I ricercatori hanno trovato che, a marzo scorso, le chiazze hanno coperto circa quattro volte l’area rispetto a un anno prima. In pratica, quello che a febbraio sembrava un nuovo capitolo di una guerra regionale si è rapidamente trasformato in un problema idrico quotidiano. Un aumento che si misura in acqua sporca, coste rovinate e impianti che devono filtrare di più. Ma da dove arriva tutto questo petrolio? Non solo dalla guerra in corso.

La guerra accelera, ma il problema è più antico

Per capire perché il Golfo è così vulnerabile bisogna fare un passo indietro: le chiazze non sono una novità, e nemmeno la responsabilità umana. Già nel 2022, uno studio pubblicato su Science ha mostrato che gli esseri umani sono responsabili di circa il 90% delle chiazze di petrolio globali, molto più di quanto si pensasse. Un team di scienziati cinesi e statunitensi ha sviluppato la prima mappa globale delle chiazze di petrolio cronico nell’oceano, mostrando un fenomeno diffuso e in gran parte umano. Nel Golfo Persico, poi, passa circa il 20% del petrolio mondiale: una regione già esposta a un traffico enorme anche senza conflitti. Il dato del 2022 non dipende dalla guerra: valeva già prima, e spiega perché il Golfo partiva già svantaggiato.

La storia aiuta a capire. Nel 1983, il disastro del campo petrolifero di Nowruz fu causato dalla guerra Iran-Iraq: la piattaforma fu attaccata da aerei iracheni a marzo e la chiazza risultante prese fuoco, mentre il conflitto impedì di tappare la testa di pozzo che perdeva. Otto anni dopo, durante la Guerra del Golfo del 1991, petroliere e terminali petroliferi in Kuwait furono distrutti e finirono in acqua tra i 6 e gli 8 milioni di barili di petrolio.

Insomma, la guerra accelera un problema già cronico. La mappa globale del 2022 non è un dettaglio accademico: dice che quasi tutte le chiazze hanno un’origine umana, quindi il problema non sparisce quando finiscono i bombardamenti. Il Golfo è un caso estremo perché concentra traffico, impianti e tensioni politiche in uno spazio piccolo. E adesso, con lo Stretto di Hormuz chiuso, cosa succede a chi vive lungo quelle coste?

Cosa succede quando il mare si chiude e l’acqua scarseggia

La storia non si ferma ai numeri: le conseguenze sono già qui, tra petroliere intrappolate e dissalatori a rischio. Le fuoriuscite di petrolio nel Golfo Persico minacciano la vita marina e i mezzi di sussistenza delle persone lungo le coste del Golfo. E quasi 100 milioni di persone dipendono dagli impianti di desalinizzazione nel Golfo: bere, lavare, cucinare dipendono da un mare che assorbe petrolio. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha bloccato le petroliere lì, con tutto il loro contenuto: non è solo una questione di mercato, ma di convivenza forzata tra petrolio e acqua potabile. Quando un dissalatore pesca acqua sporca, la domanda non è se funziona, ma per quanto tempo può continuare a farlo.

Secondo un’indagine di Greenpeace Germania, almeno 21 miliardi di litri di petrolio sono attualmente trasportati dalle petroliere intrappolate nel Golfo Persico a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz. Se il mare da cui arriva l’acqua potabile è lo stesso in cui galleggiano miliardi di litri di petrolio, quanto può ancora reggere la catena che va dal rubinetto alla costa? La risposta a questa domanda determinerà il futuro di quasi 100 milioni di persone.

La prossima volta che aprite il rubinetto, pensate che quasi 100 milioni di persone nello stesso momento dipendono da un mare che sta cambiando sotto i loro occhi.