Nel 2022 gli impegni per il nesso clima-salute hanno raggiunto 7,1 miliardi di dollari, ma la distribuzione resta fortemente squilibrata
Quando arriva un’ondata di caldo, il pronto soccorso si intasa: chi ha una malattia respiratoria fatica di più, chi ha problemi cardiaci è più esposto. Il clima non è solo una questione ambientale, è una voce che pesa sulla salute e sul portafoglio. Eppure, lo scorso luglio un’analisi ha messo nero su bianco il cortocircuito: meno dell’1% dei finanziamenti climatici globali è destinato alla salute. Il resto va altrove. E questo succede mentre i finanziamenti per il clima crescono in valore assoluto, anno dopo anno.
Il paradosso: la salute è nei piani, ma non nei finanziamenti
Quasi tutti i governi hanno capito che clima e salute sono legati. Il 95% dei Contributi Nazionali Determinati all’Accordo di Parigi include considerazioni sulla salute, e quasi un terzo di questi piani assegna fondi climatici ad azioni o piani sanitari. Il riconoscimento formale c’è, ed è quasi universale.
Il paradosso è tutto qui: i governi scrivono la salute nei loro impegni climatici, ma quando si tratta di mettere i soldi, la salute resta ai margini. Se i piani ci sono, perché i soldi non arrivano? La risposta sta in come vengono distribuiti.
Dove finiscono i soldi: la geografia del divario
Già nel 2022 sono stati impegnati 7,1 miliardi di dollari per il nesso clima-salute, un aumento significativo rispetto ai meno di 1 miliardo del 2018. La direzione è giusta, ma la distribuzione no. Lo stesso studio mostra che meno del 35% dei finanziamenti dei donatori bilaterali è stato incanalato direttamente ai paesi, e meno del 50% dei finanziamenti complessivi analizzati è andato ai paesi a basso reddito.
In pratica, più della metà dei soldi non arriva a chi ne ha più bisogno. Il denaro si perde per strada: passa attraverso intermediari, finanzia studi e strutture invece di arrivare ai servizi sanitari sul territorio. I paesi che subiscono gli impatti peggiori del clima — quelli con sistemi sanitari più fragili — sono quelli che ricevono di meno. Per chi vive in un paese a basso reddito, la differenza tra un finanziamento diretto e uno intermediato non è burocratica: è il tempo che passa tra la promessa e l’arrivo di un generatore per l’ospedale, di un sistema di raffreddamento per i reparti, di medicinali per chi sta male.
E il costo del non agire è scritto nei numeri. Entro il 2050, il cambiamento climatico causerà probabilmente ulteriori 14,5 milioni di morti e 12,5 trilioni di dollari in perdite economiche in tutto il mondo, secondo le stime del Green Climate Fund. Non sono cifre astratte: sono ambulanze che non arrivano, reparti che scoppiano, famiglie che perdono reddito. A questo si aggiunge un altro vuoto, su scala ancora più ampia: secondo la Global Alliance della Schwab Foundation, il divario di finanziamento per le imprese sociali è stimato in 1.125 trilioni di dollari. Anche qui il problema non è la carenza assoluta di risorse, ma il fatto che non arrivano dove possono fare la differenza.
Il cantiere è aperto: segnali da guardare
Già alla COP28 del dicembre 2023, quasi 50 banche di sviluppo, fondi multilaterali, governi e filantropie hanno approvato i Principi guida per il finanziamento di soluzioni climatiche e sanitarie. Non è un nuovo fondo: è un insieme di regole per indirizzare meglio le risorse che già esistono. L’idea è usare i canali esistenti e chiedere che una quota vada a progetti che uniscono clima e salute. Per un lettore che paga le tasse o investe, il messaggio pratico è semplice: il denaro per il clima esiste e cresce, ma il modo in cui viene instradato determina se servirà a qualcosa. Non basta stanziare: bisogna guardare dove finisce.
Resta da vedere se quei proclami si tradurranno in progetti finanziati e accessibili. La prova dei fatti sarà questa: i soldi già stanziati per il clima arriveranno davvero ai servizi sanitari dei paesi più esposti? O finiranno di nuovo in consulenze, studi e strutture intermedie?
Il segnale da seguire non è il numero di annunci o di firme, ma la quota di finanziamenti che arriva davvero ai servizi sanitari dei paesi più esposti. Chi legge bandi, valuta progetti o semplicemente chiede conto delle promesse ha un criterio semplice da applicare: guardare se i soldi del clima finiscono dove servono alla salute.




