L’obiettivo “35 by 35” punta a portare l’elettricità al 35% dei consumi energetici globali entro il 2035, con il sostegno

Già nell’aprile 2024, un sondaggio condotto dalla We Mean Business Coalition in diciotto paesi fotografava un dato che strideva con l’inerzia dei palazzi: il 90% dei dirigenti aziendali si aspettava di avere operazioni in gran parte elettrificate entro il 2035. Un’aspettativa a due cifre che però restava priva di un corrispettivo politico. A quasi un anno e mezzo di distanza, quella distanza si è ridotta. Lo scorso 9 giugno, la presidenza della COP31 — guidata congiuntamente da Turchia e Australia — ha messo sul tavolo l’obiettivo “35 by 35”, traducendo per la prima volta le proiezioni tecniche di IEA e IRENA in un impegno volontario ma esplicito. L’accelerazione non è casuale. Il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha fatto schizzare i prezzi di petrolio e gas e riportato il mondo sull’orlo di una crisi energetica. In questo contesto, l’elettrificazione cessa di essere una traiettoria di medio termine e diventa un calcolo di protezione immediata.

La curva che non torna

Il punto di partenza è uno scarto. Lo Scenario 1.5°C rivisto dall’IRENA lo scorso maggio mostra che per mantenere l’obiettivo di Parigi l’elettricità deve passare dall’attuale 23% del consumo finale globale di energia al 35% entro il 2035, per poi superare il 50% entro il 2050. Sono quindici punti percentuali in dieci anni — un ritmo che nessun grande blocco economico ha ancora interiorizzato nei propri piani.

Il dato IRENA è rilevante non solo per la traiettoria ma per il metodo. Non si tratta di una stima isolata: l’obiettivo “35 by 35” si basa anche sulle analisi della IEA su ciò che è tecnicamente necessario per restare entro 1.5°C. A essere chiamati in causa non sono marginali aggiustamenti settoriali, ma tre comparti che insieme valgono circa il 45% delle emissioni globali: edifici, trasporti e industria. Il fatto che questi settori siano ancora in gran parte alimentati da fonti fossili spiega perché la curva attuale non incroci quella disegnata dai modelli. La Turchia, dal canto suo, ha annunciato l’intenzione di raggiungere 120 GW di capacità rinnovabile entro il 2035, un segnale che dalla presidenza COP31 si cerca di ancorare l’obiettivo globale a impegni domestici verificabili.

La domanda aperta è se il mondo imprenditoriale — quel 90% rilevato dalla We Mean Business Coalition — si stia muovendo più velocemente della politica o stia semplicemente anticipando uno scenario regolatorio che ancora non esiste. La risposta non è scontata: finora, l’assenza di un quadro comune ha permesso a molti governi di rimandare scelte che tocchino i consumi finali.

L’asse Ankara-Bruxelles-Canberra

Il veicolo diplomatico scelto per dare corpo al “35 by 35” ha un nome e una data: “Electrify Now”, lanciato dalla Commissione Europea il 23 giugno scorso. La coalizione dei primi firmatari è uno schieramento che unisce la presidenza COP in carica (Brasile), quella entrante (Turchia e Australia) e quella futura (Etiopia), insieme a Canada, Filippine, Corea del Sud, Regno Unito, IEA e IRENA. Una geografia che copre quattro continenti e che, per la prima volta, mette l’elettrificazione al centro di un’alleanza intergovernativa esplicita.

Il formato scelto segna una discontinuità rispetto al Consenso degli Emirati Arabi Uniti raggiunto alla COP28: “35 by 35” non è un testo negoziale vincolante ma un obiettivo guidato dalla presidenza, a cui i paesi possono scegliere se aderire. Il ministro turco Murat Kurum, che guida il dossier insieme all’Australia, sta attivamente cercando il sostegno di UE, Regno Unito, Canada, Brasile ed Etiopia. La scelta dei partner non è neutrale: punta a costruire un ponte tra paesi OCSE ed economie emergenti, isolando chi — a partire dalle petromonarchie ancora sotto shock per l’impennata dei prezzi legata al conflitto in Iran — potrebbe frenare.

La guerra nello Stretto di Hormuz funziona qui da acceleratore involontario. Con il petrolio che torna a essere un fattore di vulnerabilità immediata, l’argomento dell’elettrificazione come “via più sicura per proteggere i cittadini” — per usare le parole con cui la presidenza COP31 presenta l’iniziativa — acquista un peso che nessuna plenaria climatica aveva mai avuto prima.

L’ago della bilancia

Il “35 by 35” è un obiettivo misurato su una quota di energia finale — non su capacità installata, non su potenza aggiuntiva, ma su quanto effettivamente arriva a edifici, veicoli e impianti industriali sotto forma di elettricità. Questo è il metro che conta ed è anche il più difficile da spostare. La differenza tra i 120 GW di rinnovabile promessi dalla Turchia e la percentuale di elettricità che quei gigawatt riusciranno a sostituire nei consumi finali è lo spazio in cui l’obiettivo si giocherà.

I prossimi mesi offriranno due indicatori concreti: il differenziale tra il prezzo del barile e gli impegni di spesa pubblica per reti e infrastrutture elettriche, e il numero di paesi che firmeranno la dichiarazione di adesione al target. Se il conflitto nello Stretto di Hormuz continuerà a rendere il greggio costoso e incerto, la spinta a firmare potrebbe allargarsi oltre la coalizione iniziale. Se invece i prezzi scenderanno, “35 by 35” rischierà di restare un numero scritto in un comunicato. Per ora, è la prima volta che la distanza tra le proiezioni dei modelli e le aspettative delle imprese trova una formulazione politica. Non basta, ma è più di quanto ci fosse prima.