Dopo il bando del BPA, l’attenzione si sposta sui bisfenoli analoghi come il BPS, usati come sostituti ma con meno
Nel 2020, quando l’UE ha vietato il BPA nella carta termica, il suo sostituto BPS è aumentato notevolmente. A distanza di oltre un anno e mezzo dall’entrata in vigore del nuovo divieto nei materiali a contatto con gli alimenti, la domanda non è se il BPA sparirà, ma cosa prenderà il suo posto. Dal 20 gennaio 2025, il regolamento (UE) 2024/3190 vieta l’uso e il commercio di bisfenolo A (BPA), dei suoi sali e di altri bisfenoli pericolosi nei materiali a contatto con gli alimenti in tutta l’Unione europea.
Il verdetto scientifico dietro il divieto
Ma perché l’UE è arrivata fin qui? Nell’aprile 2023, l’EFSA ha pubblicato una rivalutazione della sicurezza del BPA. La conclusione, secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, è che i livelli di esposizione di allora rappresentavano un rischio per i consumatori di tutte le età, perché queste sostanze sono dannose per il sistema riproduttivo ed endocrino. Non si trattava di un allarme circoscritto a una singola categoria: il parere riguardava tutte le fasce d’età.
Su quella base, la Commissione europea ha proposto il divieto e gli Stati membri lo hanno approvato nel luglio 2024. L’adozione formale è arrivata con effetto dal 20 gennaio 2025. Il provvedimento riguarda, come elencato dalla Commissione, i rivestimenti delle lattine metalliche, le bottiglie di plastica riutilizzabili, i refrigeratori d’acqua e altri utensili da cucina. È un perimetro ampio, che va oltre l’imballaggio e tocca oggetti usati ogni giorno per cibi e bevande.
Resta però da capire quali tempi e quali eccezioni accompagnano il divieto.
Le deroghe che tengono vivo il BPA
Il divieto non è totale: ecco le scadenze che contano. Gli articoli finali monouso che usano vernici e rivestimenti fabbricati con BPA, specificamente per l’imballaggio di frutta, verdura e prodotti ittici trasformati, possono continuare a essere commercializzati nell’UE fino al 20 luglio 2028. Non è una finestra marginale: il comparto delle conserve ittiche e della frutta in scatola potrà immettere sul mercato prodotti con rivestimenti a base di BPA ancora per meno di due anni.
Ancora più lunga, in prospettiva, è la deroga per gli articoli finali riutilizzabili usati come attrezzature professionali per la produzione alimentare: se conformi alle regole precedenti ma non alle nuove, possono essere immessi sul mercato per la prima volta fino al 20 gennaio 2028. In pratica, dal 20 gennaio 2025 convivono un divieto generale e una serie di canali legali che continuano a far circolare BPA.
Il quadro regolatorio non è sincronizzato nemmeno fuori dall’UE. La Food Standards Agency del Regno Unito ha condotto una consultazione di dodici settimane, tra il 2 ottobre e il 23 dicembre 2025 sul divieto di BPA e suoi analoghi nei materiali a contatto con gli alimenti. Mentre Bruxelles aveva già adottato il divieto, Londra stava ancora raccogliendo pareri lo scorso dicembre.
Ma il nodo vero è cosa succede ai sostituti.
L’ombra del BPS e i numeri da guardare
Il precedente della carta termica suggerisce che il vuoto non resterà tale. Dopo la restrizione del BPA nella carta termica nel 2020, l’uso di BPS è aumentato notevolmente. Il BPS non era il bersaglio di quel divieto, ma è stato adottato come sostituto. Il risultato è un paradosso: il rischio si è spostato, non eliminato.
Se lo stesso schema si ripete nei materiali a contatto con gli alimenti, il divieto del BPA potrebbe tradursi in una nuova esposizione a bisfenoli analoghi su cui oggi ci sono meno dati e meno certezze. Il numero da osservare nei prossimi mesi non è la data del divieto — quella è già passata — ma l’eventuale impennata del BPS. Se replicherà la curva post-2020, la sicurezza alimentare avrà solo cambiato etichetta.




