Deroga record mentre l’ondata di caldo in Francia stressa la rete elettrica.

Apriamo il rubinetto di casa: l’acqua è tiepida. Fuori ci sono 38 gradi e il condizionatore gira a pieno regime, insieme a quello di milioni di altre persone. In una situazione del genere, cosa succede quando una centrale nucleare deve continuare a produrre elettricità ma l’acqua del fiume che usa per raffreddarsi è già calda? Al Bugey, sul Rodano, la risposta è appena arrivata: lo scorso 10 luglio, l’ASNR ha adottato delle prescrizioni temporanee che modificano i limiti di temperatura degli scarichi della centrale. È la deroga più precoce mai concessa – mai prima d’ora si era intervenuti così presto nell’estate – e ci mette davanti a un compromesso concreto: tenere accesi i condizionatori senza mettere in crisi la rete, accettando che il fiume si scaldi un po’ di più.

Caldo record e rete elettrica: ecco perché il Rodano può scaldarsi un po’ di più

È in questo contesto che, sulla base delle stime di RTE – il gestore della rete di trasmissione francese – mantenere a un livello minimo di potenza i reattori 4 e 5 del Bugey è necessario per la sicurezza dell’intero sistema elettrico. In piena ondata di caldo, con la domanda ai massimi, spegnere o ridurre troppo quei reattori avrebbe messo sotto stress la rete proprio quando serve più energia. La soluzione è arrivata l’8 luglio, quando EDF ha proposto un limite temporaneo di 1 °C per l’échauffement dell’acqua del Rodano tra monte e valle della centrale, accompagnato da un programma di monitoraggio ambientale rafforzato. L’ASNR ha recepito la proposta e ha stabilito che, fino al 20 luglio, l’aumento di temperatura dell’acqua a valle non dovrà superare 1 °C rispetto al punto di prelievo.

Tradotto in pratica: la centrale può continuare a funzionare, il fiume assorbe un carico termico leggermente superiore al normale, ma resta un margine strettissimo. Ed è qui che scatta la domanda successiva: se l’acqua si scalda di più, che impatto c’è sull’ecosistema del Rodano?

Bugey 2022: quando la deroga non ha fatto danni (ma quest’anno è diverso)

Per rispondere dobbiamo guardare a cosa è successo due anni fa. Nel luglio 2022, con un’ondata di caldo altrettanto intensa, l’allora ASN (Autorité de sûreté nucléaire, oggi ASNR) aveva concesso deroghe analoghe a cinque centrali nucleari: Blayais, Golfech, Saint-Alban e poi Bugey, con decisioni firmate il 13, 15 e 21 luglio e valide fino al 7 agosto. Solo la centrale del Bugey ha effettivamente utilizzato la deroga, nei giorni 19 e 20 luglio. Il programma di sorveglianza rafforzata attivato in quei giorni non ha rilevato alcuna conseguenza sull’ambiente. In altre parole, pur avendo avuto il permesso di scaldare l’acqua più del solito, l’impianto l’ha fatto per un tempo molto breve e i controlli hanno detto che il fiume non ne ha sofferto.

Quest’anno però lo scenario è diverso per almeno due ragioni. La prima è la precocità: secondo i dati raccolti dalla CRIIRAD, la deroga del 2026 è la più precoce mai concessa, arrivata il 10 luglio contro il 13 agosto del 2003. In precedenza, deroghe per la centrale del Bugey erano state accordate nel 2003, nel 2006 e, appunto, nel 2022. È un’eccezione che, nota l’associazione, rischia di banalizzarsi man mano che le estati diventano più estreme. La seconda differenza è la situazione della flotta nucleare francese: appena due giorni dopo la decisione dell’ASNR, il 12 luglio, a causa della canicola EDF ha dovuto arrestare tre reattori – Golfech 2, Bugey 3 e Chooz 2 – e ridurre la potenza di altri otto (tra cui Bugey 4 e 5, Saint-Alban 1 e 2, Blayais 1 e 3, Chooz 1 e Tricastin 3). La deroga, insomma, non ha evitato altri fermi, ma ha permesso di mantenere attivi due reattori che altrimenti avrebbero dovuto ridurre ancora di più la produzione, proprio quando la domanda era altissima.

Allora, dobbiamo preoccuparci per la nostra fornitura elettrica o per il fiume? I dati dicono che il monitoraggio funziona e che l’esperienza del 2022 è stata rassicurante. Ma è anche vero che la frequenza e l’anticipo delle deroghe stanno diventando un indicatore di quanto il clima stia cambiando in fretta, imponendo alla rete elettrica di adattarsi anno dopo anno.

Blackout o caldo: cosa rischia davvero chi accende il climatizzatore

La risposta breve è: probabilmente no, se le misure funzionano. La deroga al Bugey non è un lasciapassare senza condizioni, ma un intervento mirato a tenere stabile la rete proprio nelle ore in cui milioni di persone chiedono più energia per raffreddare case e uffici. Il fatto che, nonostante la deroga, EDF abbia dovuto comunque fermare tre reattori dimostra che il sistema ha margini ridotti, ma non è emergenza: la produzione complessiva resta sufficiente e le soglie ambientali – quell’unico grado centigrado in più – sono pensate per non causare danni misurabili. E così, mentre il caldo continua, possiamo tirare un sospiro di sollievo… ma con un occhio al termometro.

La deroga al Bugey è un compromesso tecnico che regge, ma la sua precocità ci ricorda che viviamo in un clima che cambia e che impone adattamenti sempre più frequenti. Per ora, l’elettricità non mancherà, ma il dibattito su nucleare e ambiente è destinato a scaldarsi.