L’80% del carico dei server IA è modulabile in millisecondi, offrendo flessibilità alla rete
Fino all’80 per cento del carico di un server di addestramento IA può essere acceso e spento in pochi millisecondi. Non è un difetto di progettazione: è una risorsa di rete che ancora pochi gestori stanno sfruttando, ma che nei prossimi anni potrebbe valere quanto una batteria distribuita.
I dati sulla crescita dei data center in Italia fanno effetto. Nello scenario base, la capacità installata nei data center italiani salirebbe a 1,4 gigawatt nel 2030 e a circa 2 GW nel 2035. Parliamo di una quota compresa tra il 3 e il 4 per cento dei consumi elettrici nazionali. Ma è solo il punto di partenza.
Nello scenario accelerato la potenza raggiunge i 4 GW, assorbendo il 7,5 per cento dell’elettricità italiana. E se l’intelligenza artificiale accelera davvero, lo scenario trainato dall’IA proietta 7 GW nel 2035, pari al 15 per cento dei consumi nazionali. Una cifra da grande industria energivora, solo che qui il carico può ballare su scale temporali quasi irrilevanti per un altoforno.
Un carico che sa farsi da parte
La paura è che questa mole di domanda mandi in cortocircuito una rete già tirata. Ma i numeri raccontano anche altro. Come spiega il professor Lorenzoni, i data center possono offrire servizi di regolazione di frequenza e bilanciamento dei carichi. Perché i chip che addestrano modelli linguistici generano gradini di carico estremamente rapidi, da quasi zero al massimo in millisecondi, ma la stessa rapidità può essere usata per alleggerire istantaneamente la rete quando serve.
Quanta parte del consumo è manovrabile? La porzione modulabile del carico di un’infrastruttura IA è già tra il 20 e il 40 per cento. Nel caso specifico dei server di addestramento, la finestra di modulazione supera l’80 per cento. Vuol dire che quei 7 GW dello scenario IA non vanno visti come un monolito che succhia sempre la stessa potenza, ma come un carico flessibile, paragonabile per comportamento a un sistema di accumulo decentrato.
Il futuro della rete non è solo produrre più gigawattora verdi, ma spostare la domanda nel momento giusto.
Per produrli, quei gigawattora, servirà comunque nuova capacità. Lo stesso Lorenzoni indica una nuova potenza rinnovabile dedicata tra 8 e 12 GW da realizzare entro il 2030. Numeri che si scontrano con la lentezza delle autorizzazioni e la scarsità di connessioni disponibili in alta tensione.
Garanzie orarie, non solo greenwashing
La proposta sul tavolo per governare questa crescita non si limita a chiedere più rinnovabili: pretende che siano sincronizzate nel tempo con il carico. Per i data center sopra 1 MW scatterebbe un obbligo progressivo di approvvigionamento da fonti rinnovabili con garanzie d’origine su base mensile e oraria, partendo dal 50 per cento entro il 2027. Non più certificati annuali comprati a pacchetto, ma una corrispondenza più stretta fra l’elettrone immesso e quello consumato. Un vincolo che spinge gli operatori a investire in contratti di lungo termine e a usare la flessibilità dei carichi per seguire le curve della produzione solare ed eolica, invece di appiattire tutto con il gas.
Il tema supera i confini italiani. Raggiungere il traguardo dell’elettrificazione previsto dai piani europei dimezzerebbe l’uso di petrolio dell’UE e ridurrebbe di due terzi quello del gas. La Commissione ha già messo nero su bianco la parità di trattamento fiscale tra elettricità e gas, perché oggi in molti Stati membri l’elettricità sconta un prelievo più alto del metano. Nel frattempo le tecnologie disponibili potrebbero già elettrificare 930 TWh di calore di processo industriale sotto i 500 gradi, dalla carta all’alimentare ai farmaceutici. Un bacino di domanda aggiuntiva che rende ancora più urgente valorizzare qualsiasi flessibilità disponibile, data center compresi.
Il costo tiene, la finestra è adesso
Mentre si discute di potenze e percentuali, il mercato manda segnali chiari. Un’analisi pubblicata il 17 luglio 2026 da Canary Media mostra che il vantaggio di costo dell’energia pulita resta solido su base LCOE anche quando si includono i fabbisogni dei carichi dei data center. Nessun sorpasso improvviso dei fossili, nessuna crisi di competitività.
Nei prossimi mesi i numeri da guardare sono due: la quota di nuova capacità rinnovabile realmente entrata in costruzione rispetto ai 12 GW dichiarati, e la rapidità con cui i grandi operatori cloud si adegueranno all’obbligo di garanzie orarie. Perché la fame di elettroni dell’IA si può digerire, a patto di smettere di guardare solo al lato dell’offerta.




