Il costo dell’eolico è crollato, ma la politica fatica a trasformare il risparmio in elettrificazione
Nel 2010 produrre un chilowattora con una turbina a terra costava quasi 9 centesimi di dollaro. Nel 2024 ne bastavano 3,4. Secondo i dati raccolti da il costo livellato dell’energia eolica onshore, il calo è stato del 70 per cento in quattordici anni. L’eolico in mare, che partiva da 20,8 centesimi, è sceso del 62 per cento, fino a 7,9 centesimi.
Non è una questione di incentivi. È una questione di fisica, e di scala.
Da 15 metri a 12 megawatt: una curva che ha mangiato le leggi della fisica
Nel 1985 una turbina rappresentativa aveva 0,05 MW di potenza e un rotore di 15 metri di diametro. Oggi un impianto a terra viaggia fra 3 e 4 MW, uno in mare fra 8 e 12 MW. la potenza nominale delle turbine attuali è fino a 240 volte quella del 1985.
Il motivo lo spiega la legge del cubo: la potenza estraibile dal vento è proporzionale al cubo della velocità. Quando la velocità raddoppia, il potenziale si moltiplica per otto. Ma è anche proporzionale alla superficie spazzata dal rotore. Pale più lunghe, torri più alte, siti in mare aperto: ogni guadagno in dimensioni e in esposizione al vento ha moltiplicato l’energia raccolta per metro quadro. La tecnologia non ha solo migliorato i materiali.
Ha capito che per vincere doveva diventare enorme.
La vera barriera non è più se una pala può funzionare, ma se l’economia politica europea è disposta a connetterla a qualcosa.
L’Europa raddoppia l’obiettivo elettrico, ma dimentica il portafoglio
Il Piano d’Azione per l’Elettrificazione presentato dalla Commissione prevede di portare la quota di elettricità nel mix Ue dal 23 al 46 per cento entro il 2040. Significa che quasi metà dell’energia consumata in Europa dovrà passare da un cavo. Per arrivarci servono pale, cavi, trasformatori, ma anche una domanda industriale che oggi non esiste nella misura necessaria.
E qui il meccanismo che dovrebbe finanziare la transizione mostra crepe preoccupanti. Solo il 5 per cento circa delle entrate segnalate dell’ETS finanzia davvero la decarbonizzazione industriale. Non è una svista: la revisione attuale del sistema di scambio quote non ha corretto questa allocazione. Anzi, la revisione dell’ETS consente all’industria di emettere CO₂ ben oltre il 2040 e prolunga il periodo per le quote gratuite. Allo stesso tempo non dà priorità all’elettrificazione industriale né nel Fondo per l’Innovazione né nella Banca per la Decarbonizzazione Industriale legati all’ETS.
Il paradosso è che le tecnologie per elettrificare il calore di processo sotto i 500°C – 930 TWh di domanda, nei settori alimentare, cartario e farmaceutico – sono già disponibili. Non c’è un vuoto tecnologico da colmare, c’è un segnale di prezzo e di regolamentazione che non arriva.
Batterie, pompaggi, flessibilità: il sistema sa già come reggere
Chi temeva che più elettricità significasse più blackout può guardare ai numeri del 2025: la distribuzione globale di batterie per stoccaggio ha toccato 108 GW, il 40 per cento in più rispetto all’anno precedente. lo stoccaggio elettrico dedicato è previsto raggiungere circa 108,5 TWh entro il 2100, con le batterie che prendono la quota maggiore, l’idroelettrico a pompaggio come strato a lunga durata e le batterie a flusso in ruolo secondario.
Ma il sistema non si regge solo sullo stoccaggio. la domanda flessibile – dalla ricarica dei veicoli elettrici al riscaldamento dell’acqua, dalla refrigerazione ai carichi di lavoro dei data center fino a parti della produzione industriale – funziona come una riserva distribuita di capacità. È la flessibilità che fa da cuscinetto, più ancora delle batterie.
La distanza fra ciò che la tecnologia consente e ciò che la politica attrezza resta il differenziale più costoso. L’asticella da guardare nei prossimi mesi non è la potenza installata o i centesimi per kWh, ma quanti miliardi di entrate ETS finiranno effettivamente in elettrificazione industriale anziché in rendite da quote gratuite. Quel numero, oggi fermo intorno a un misero 5 per cento, dirà se l’Europa sta scalando la tecnologia o solo le sue dichiarazioni.




