Ogni italiano ha perso 1,09 metri quadri di suolo nel solo 2023, per un totale pro capite di 365,7

Nel 2023 ogni cittadino italiano ha perso 1,09 metri quadrati di suolo naturale. Un quadrato di poco più di un metro per un metro, cancellato in silenzio da asfalto, capannoni e lottizzazioni. Il totale pro capite ha raggiunto quota 365,7 metri quadrati: l’equivalente di un appartamento di medie dimensioni che ogni italiano ha contribuito a sottrarre al terreno fertile, alle aree boschive, alla capacità di drenaggio naturale del Paese. Per tradurre questa emorragia silenziosa in un’immagine capace di smuovere coscienze, nei giorni scorsi ISPRA ha lanciato il concorso fotografico ISPRA: la foto vincitrice diventerà la copertina ufficiale del prossimo Rapporto Nazionale su consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici.

365,7 metri quadri a testa: il conto del cemento

I numeri, elaborati dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, non concedono interpretazioni morbide. Tra il 2006 e il 2023, in Italia si contano 43.585 ettari persi di suolo: una superficie pari a circa 61.000 campi da calcio, oppure—per usare un’unità di misura più domestica—a sei volte l’intero comune di Milano. Non si tratta di una perdita distribuita uniformemente: il consumo avanza per macchie, lungo le arterie stradali, nelle aree periurbane, nei distretti logistici che alimentano l’e-commerce. Ogni giorno dell’anno, in media, 7 ettari vengono sigillati.

Il dato pro capite è quello che colpisce con maggiore precisione. Nel solo 2023, ogni cittadino italiano ha perso 1,09 metri quadrati di suolo naturale, portando il consumo cumulativo individuale a 365,7 metri quadrati. È una misura che ribalta la prospettiva: non sono più cifre astratte da rapporto tecnico, ma una quota personale, un’impronta al contrario. Dietro quel metro e rotti all’anno ci sono decisioni amministrative, piani regolatori, investimenti immobiliari e logistici. E c’è anche—va detto—una pressione economica che premia la trasformazione del suolo molto più della sua conservazione.

Il meccanismo è noto da decenni: un campo agricolo vale, a fini fiscali e di mercato, una frazione minima rispetto allo stesso terreno edificabile. Finché il differenziale resta così ampio, ogni metro quadro non costruito viene letto dai bilanci comunali come un’occasione mancata. Le compensazioni ambientali, quando previste, raramente restituiscono suolo di qualità equivalente. E mentre si sommano i metri persi, l’Europa si è mossa: ma servirà?

Tre anni per cambiare rotta: la legge che obbliga l’Europa

Lo scorso ottobre 2025, il Parlamento Europeo ha approvato la Soil Monitoring Law UE, la prima normativa comunitaria che obbliga gli Stati membri a monitorare e contenere il degrado del suolo con parametri vincolanti. Non più raccomandazioni o linee guida volontarie: da qui a tre anni—quindi entro ottobre 2028—ogni Paese dovrà recepire le regole a livello nazionale, dotandosi di sistemi di rilevamento, fissando obiettivi di riduzione del consumo e rendendo conto periodicamente dei progressi.

La legge colma un vuoto normativo che per decenni ha lasciato il suolo fuori dalle politiche ambientali comunitarie. Aria e acqua avevano già le loro direttive; il suolo no. L’Italia, in particolare, arriva a questo appuntamento con un passivo pesante: è tra i Paesi europei con il più alto tasso di impermeabilizzazione, specie lungo la dorsale padana e nelle fasce costiere urbanizzate. I tre anni concessi per l’implementazione sono un lasso tecnico ragionevole per adeguare i sistemi di monitoraggio, ma la partita vera si giocherà sui target quantitativi che ciascuno Stato sarà chiamato a fissare. Senza obblighi numerici stringenti, il rischio è che la Soil Monitoring Law resti un contenitore normativo senza mordente.

Lo scatto che diventa simbolo

È qui che entra in gioco il concorso fotografico SNPA, rinnovato già nel 2025 da Ispra e Snpa. L’iniziativa chiama a raccolta fotografi professionisti, amatori di paesaggio e street photography, ma anche semplici cittadini che vogliano testimoniare con uno scatto l’effetto del consumo di suolo sul territorio. La premiazione ufficiale si terrà a Roma, durante la presentazione dei nuovi dati: un momento in cui il racconto visivo si legherà indissolubilmente ai numeri. L’immagine vincitrice diventerà la copertina del Rapporto Nazionale: il volto ufficiale con cui il fenomeno verrà comunicato al Paese.

Quella copertina avrà un peso specifico non banale. In un dibattito pubblico spesso anestetizzato dalle cifre, un’immagine ben costruita può scardinare l’indifferenza meglio di qualunque tabella. La domanda è: quale scatto sceglierà la giuria per rappresentare il consumo di suolo in Italia nel 2026? E, soprattutto, quell’immagine riuscirà a diventare qualcosa che non possiamo più ignorare?

Dietro ogni metro quadro perso c’è una scelta. La consapevolezza, resa visibile da un’immagine e misurata da un dato, è il primo passo per invertire la rotta.