La decisione arriva dopo l’uccisione di due leader indigeni e mette a rischio l’autogoverno delle comunità amazzoniche

Due omicidi in tre giorni, poi il decreto. In Colombia, il nuovo esecutivo guidato da Abelardo De la Espriella ha scelto un momento di sangue per annunciare l’intenzione di cancellare le entità di autogoverno delle comunità indigene in Amazzonia e Chocò. Il 15 e il 18 giugno scorsi, due leader indigeni sono stati assassinati; il 21 luglio, il governo ha ufficializzato la volontà di derogare i decreti che avevano dato vita alle Entità Territoriali Indigene (ETI), approvati dall’amministrazione precedente di Gustavo Petro. È la cronaca di un arretramento che arriva dopo trent’anni di attesa, mentre la violenza contro chi difende il territorio si fa più intensa.

Il prezzo dell’autonomia: due leader uccisi in una settimana

Il 15 giugno, a Tumaco, nel dipartimento di Nariño, viene ucciso Dario Padilla Nastacuas, leader indigeno. Solo tre giorni dopo, il 18 giugno, nel Cauca, a cadere è Milton Cerquera, membro della Guardia Indigena. I dati sono stati raccolti dal Washington Office on Latin America (WOLA), che da tempo monitora l’escalation di violenza. Già a marzo, la Commissione Nazionale del Lavoro Indigeno (CNTI) aveva denunciato come i recenti omicidi di governatori indigeni fossero un attacco diretto all’autogoverno e all’autonomia territoriale, secondo quanto riportato da Mongabay.

Ma quei due omicidi non sono accaduti nel vuoto. Avvengono mentre il governo appena insediato prepara la mossa politica che li rende ancora più allarmanti. Il disegno di smantellare le ETI non è solo una questione amministrativa: è un segnale che rischia di lasciare ancora più esposti coloro che, sul territorio, provano a difendere le terre ancestrali.

La mossa del governo: cancellare 30 anni di attesa

Le Entità Territoriali Indigene erano state previste dall’articolo 286 della Costituzione colombiana del 1991. La carta fondamentale le equiparava a municipi e dipartimenti, dotandole di autonomia amministrativa e di governo. Per oltre tre decenni, tuttavia, nessun esecutivo le ha mai concretamente attuate: un lasso di tempo in cui la pressione sui territori è cresciuta in modo esponenziale, mentre le comunità hanno continuato a subire aggressioni. A dare finalmente un fondamento a quella norma è stato il decreto firmato dall’ex presidente Gustavo Petro, che ha aperto la strada al riconoscimento dell’autogoverno per i popoli dell’Amazzonia e del Chocó.

Il piano di Abelardo De la Espriella, esplicitato il 21 luglio, punta a derogare proprio quei decreti. Secondo la ricostruzione di InfoAmazonia, l’intenzione del nuovo esecutivo è di revocare il quadro giuridico che riconosceva le ETI, adducendo, come riportato anche dalla stampa internazionale, un allarme per omicidi e sequestri. La tempistica è singolare: proprio mentre le violenze contro chi prova a esercitare l’autonomia si fanno più acute, il governo sceglie di eliminare la cornice legale che consentirebbe a quelle stesse comunità di governare il territorio e di proteggersi. In altre parole, dopo aver atteso trent’anni per avere diritti sulla carta, le comunità indigene rischiano di perderli quando finalmente iniziavano a esercitarli. E questo in un contesto in cui la guardia indigena, figura incaricata di difendere il territorio, è già sotto attacco: l’omicidio di Milton Cerquera, ucciso a metà giugno proprio mentre svolgeva il suo ruolo, è la prova più recente.

Cosa rischia il territorio: un numero da guardare

Se il governo cancella le ETI, la guardia indigena diventa un bersaglio ancora più esposto. Senza il riconoscimento formale dell’autonomia, chi pattuglia le foreste e i fiumi lo fa in un vuoto normativo che lo rende più vulnerabile a rappresaglie. La CNTI, già a marzo, aveva sottolineato come ogni omicidio di un leader fosse un attacco non solo a una persona ma all’intero sistema di autogoverno che le comunità stanno faticosamente costruendo.

Nei prossimi mesi, il numero di attivisti assassinati – monitorato da organizzazioni come WOLA – dirà se la politica di De la Espriella è solo un atto formale o l’inizio di una guerra per il controllo delle risorse. I dati saranno l’indicatore da osservare per capire se, dietro le parole del governo, si sta consumando un più ampio arretramento dei diritti costituzionali.