La bocciatura del 2024 è stata ribaltata: ora l’agenzia federale vuole affidare all’Alabama la gestione autonoma dei permessi sulle ceneri
Più di 21 milioni di tonnellate di ceneri tossiche giacciono in una fossa non rivestita nella golena del Mobile River. Alabama Power vuole lasciarle lì per sempre. A luglio 2026, l’Environmental Protection Agency ha proposto di dire sì.
La proposta è arrivata il 13 luglio, quando l’agenzia ha annunciato di voler approvare la domanda più recente presentata dall’Alabama Department of Environmental Management per gestire in autonomia il programma di permessi sui residui della combustione del carbone, scavalcando le regole federali. Il deposito al centro della controversia è quello di Plant Barry, un impianto a carbone le cui ceneri — cariche di metalli pesanti e altre sostanze tossiche — sono stoccate in una fossa priva di rivestimento, esposta alle piene del fiume. Una causa legale già in corso contesta il piano di Alabama Power di abbandonare permanentemente quel materiale nella pianura alluvionale.
Eppure, fino a poco più di due anni fa, la stessa agenzia federale aveva giudicato il programma dell’Alabama «significativamente meno protettivo». Cosa è cambiato?
Dal no al sì: l’inversione dell’EPA e il peso del WIIN Act
La proposta di approvazione dell’estate 2026 arriva dopo un secco rifiuto. Il 23 maggio 2024, l’EPA aveva respinto la domanda presentata dall’ADEM nel 2021, ritenendo che il programma statale fosse «significativamente meno protettivo per le persone e i corsi d’acqua di quanto richiesto dalla legge federale». La valutazione era netta: le regole proposte dall’Alabama non soddisfacevano gli standard minimi fissati dal Resource Conservation and Recovery Act, la legge federale che disciplina anche i residui della combustione del carbone.
Il quadro normativo di riferimento è stato ridefinito nel 2016, quando il WIIN Act ha modificato il RCRA attribuendo all’EPA l’autorità di approvare programmi statali di permessi in sostituzione delle normative federali, a patto che i requisiti statali rispettassero gli standard federali. È su questa leva che si gioca l’intera partita. Con un’amministrazione federale diversa, la stessa clausola che due anni fa ha portato a una bocciatura oggi conduce a un via libera.
Il numero di stati autorizzati a gestire in proprio il programma CCR era di cinque lo scorso febbraio: Oklahoma, Georgia, Texas, North Dakota e, da inizio 2026, anche il Wyoming. Se la proposta relativa all’Alabama venisse finalizzata, il totale salirebbe a sette. L’audizione pubblica online fissata per il 3 settembre 2026 sarà il primo banco di prova per la proposta, ma la direzione appare già tracciata.
La mappa si allarga: non è un’eccezione
Non è un’eccezione. Il Wyoming è stato il quinto stato a ottenere il via libera, con un annuncio che a febbraio 2026 ha allargato ulteriormente la geografia della delega ambientale. Oklahoma, Georgia, Texas e North Dakota avevano già completato l’iter. Sei stati, più l’Alabama in attesa di conferma. In tutti i casi, il meccanismo è lo stesso: l’EPA federale si tira indietro e affida a un’agenzia statale il compito di scrivere e far rispettare le regole sulle ceneri di carbone.
La logica è quella di un federalismo ambientale a geometria variabile, dove l’intensità della protezione dipende dall’orientamento dell’amministrazione in carica a Washington e dalla volontà dei singoli stati di colmare o allentare i vincoli. L’Alabama, in questo senso, è un caso limite: il suo programma era stato giudicato inadeguato appena due anni fa, ma la nuova valutazione ribalta completamente il verdetto precedente.
Il dato da monitorare non è solo il numero degli stati
Resta una domanda: quanto resisteranno le tutele federali nei fiumi del sud-est? Il programma dell’Alabama è un osservato speciale. Se supererà l’audizione di settembre e le inevitabili cause legali, il numero di stati con delega piena sulle ceneri di carbone salirà a sette. Ma il dato più rilevante da tenere d’occhio nei prossimi mesi è un altro: la qualità dell’acqua del Mobile River.
È lì che si misurerà l’effetto concreto di una scelta normativa. Ventuno milioni di tonnellate di ceneri, in una fossa non rivestita, a pochi metri da un corso d’acqua che attraversa una delle aree a più alta biodiversità del paese. Non è una questione di record o di numeri assoluti: è una questione di geologia, di chimica e di tempo. Le ceneri di carbone contengono arsenico, mercurio, piombo. Senza barriere fisiche, il contatto con l’acqua di falda e con le piene del fiume è solo questione di tempo. E il tempo, in questa storia, gioca a favore della contaminazione.




