Tra sicurezza energetica e target climatici, Cina e Regno Unito rivedono le priorità mentre l’IPCC aggiorna le linee guida

Il carbone sotto il 50% della generazione elettrica cinese nella prima metà del 2026 non ha impedito al capo della NEA Wang Hongzhi di definirlo la più grande fonte di fiducia della Cina. Nel Regno Unito, il mandato ZEV impone il 33% di BEV nel 2026 e l’80% nel 2030, ma una consultazione governativa potrebbe costare 3 miliardi di sterline all’anno ai consumatori. L’IPCC sta preparando il report metodologico 2027 sui forzanti a vita breve, prima metodologia del settimo ciclo.

Non è un paradosso: è una scelta di campo, dettata dalla paura.

Il carbone ‘sicuro’ cinese: un picco senza data, ma con un sistema moderno entro il 2030

Il piano quinquennale cinese per il carbone non fissa un anno preciso per il picco del consumo, ma include un obiettivo di picco nel quinquennio. Lo stesso piano sottolinea l’importanza del carbone come fonte di energia fondamentale per economia, sussistenza e sicurezza nazionale. Eppure i dati del 2025 mostrano che le energie non fossili nel mix elettrico hanno superato la metà della generazione.

Il piano include l’obiettivo di un sistema industriale del carbone moderno entro il 2030. Avverte il settore della necessità di diversificare in l’energia pulita e i prodotti chimici man mano che il consumo raggiunge il picco. Il contesto di conflitto in Medio Oriente, secondo gli analisti, rafforza il ruolo del carbone come fonte economica e sicura.

Il Regno Unito e il mandato ZEV: dal 80% al 50%, con un costo di 3 miliardi l’anno

Un mandato ZEV indebolito al 50% per il 2030 potrebbe aggiungere il 2,5% alle emissioni nazionali del Regno Unito nel 2030, secondo l’analisi di Carbon Brief. Il governo del nuovo primo ministro laburista Andy Burnham sta valutando di ridurre il target BEV per il 2030 al 50%, con opzioni al 60% o 70%. Se il mandato scende al 50% e i costruttori usano le flessibilità, potrebbero esserci fino a 3 milioni di BEV in meno sulle strade britanniche, secondo l’ONG T&E. Il gruppo Society of Motor Manufacturers and Traders sostiene che i membri spendono miliardi in sconti e che la domanda naturale di EV è sotto il livello richiesto. La notizia, ripresa da CleanTechnica, conferma la valutazione del governo.

L’IPCC affina le regole, ma la paura detta i tempi

Il report IPCC fornirà una guida metodologica per la stima e la rendicontazione delle emissioni antropogeniche nazionali annuali di forzanti climatici a vita breve. Mentre la contabilità diventa più precisa, due grandi economie scelgono la sicurezza energetica a breve termine: carbone modernizzato in Cina, target EV tagliati nel Regno Unito.

Per chi installa o gestisce impianti di ricarica, flotte elettriche o sistemi di accumulo, il segnale è chiaro: i piani di decarbonizzazione vanno prezzati con un fattore di rischio politico. Una stazione di ricarica dimensionata per una quota di BEV del 50% invece dell’80% ha un load factor diverso, e un impianto fotovoltaico abbinato a un sito industriale cinese deve considerare che il carbone resterà nel mix più a lungo del previsto.

La paura, non l’efficienza, sta dettando il calendario.