Dopo le estati più calde mai registrate, arriva il cambio di rotta sulla transizione ecologica.

Il 5 giugno 2025 Andy Burnham definiva il Trattato sui combustibili fossili «un’ancora di salvezza». Quasi un anno dopo, il 3 giugno 2026, si dichiarava «di mente aperta» sulle nuove trivellazioni nel Mare del Nord. La sequenza è ricostruita da una raccolta di citazioni pubblicata da Carbon Brief. Non è una sfumatura: è la curva della politica energetica britannica che cambia segno.

Da «ancora di salvezza» a «mente aperta»: il doppio registro di Burnham

A giugno 2025, da sindaco della Greater Manchester, Burnham aveva firmato l’endorsement ufficiale del Trattato sui combustibili fossili, definendolo «non solo un piano, ma un’ancora di salvezza». Il testo del suo intervento aggiungeva: «È un appello a porre fine a carbone, petrolio e gas, a responsabilizzare chi inquina e a costruire un mondo giusto, sostenibile e democratico». Il giorno dopo, il 6 giugno 2025, ribadiva che «non dovrebbe esserci alcuna inversione di marcia rispetto alla neutralità carbonica».

Lo scorso 3 giugno, invece, il registro era diverso. Sulle nuove trivellazioni nel Mare del Nord ha detto: «Ho una mente piuttosto aperta, sapete. Non ho una posizione fissa». La distanza non è solo retorica. Già nel giugno 2019 aveva annunciato per la Greater Manchester un obiettivo di neutralità carbonica al 2038. E a luglio di quest’anno, la BBC ha scritto che Burnham annuncerà piani per nuove trivellazioni di petrolio e gas nel Mare del Nord una volta diventato primo ministro.

Il pragmatismo e il fantasma della «prossima Brexit»

La contraddizione ha una spiegazione politica. Già nell’ottobre 2021 Burnham diceva che la transizione verso la neutralità carbonica poteva creare «migliaia di posti di lavoro di qualità». Poche settimane dopo, il 5 novembre 2021, avvertiva che «tutto d’un tratto si percepisce come la neutralità carbonica possa diventare la nuova Brexit», un dibattito destinato a dividersi su basi di classe. Aggiungeva: «Dobbiamo agire ora per costruire un ampio consenso sociale».

Quel timore è la chiave del riposizionamento. Alla fine di luglio, parlando con il Guardian, Burnham ha rivendicato un approccio pragmatico alla politica del petrolio e del gas del Mare del Nord: «Lì c’è una risorsa. Quando le persone sono in difficoltà, non possiamo ignorarla. Per questo l’ho detto al presidente». Il ragionamento è lineare: la risorsa c’è, le famiglie soffrono, ignorarla sarebbe impopolare. Ma è esattamente la dinamica che lui stesso temeva: per non alimentare una frattura sociale, si riapre al fossile.

L’estate dei tre caldi e il conto da pagare

Mentre Burnham valutava il Mare del Nord, quest’estate il Guardian ha raccontato di tre intense ondate di calore e incendi boschivi combattuti in tutta la nazione. L’accostamento è brutale: da un lato la prospettiva di nuove licenze, dall’altro il conto climatico già in scadenza.

Il 2038 per la Greater Manchester resta lontano, ma il consenso sociale si gioca adesso. La domanda nei prossimi mesi non è se Burnham, da premier, confermerà la «mente aperta» o tornerà al trattato. È quale futuro si sceglie di finanziare. Nessuna morale, solo un numero: tre ondate di calore in una sola estate.