Dalla California al resto degli Stati Uniti, lo stoccaggio cresce di un fattore 29 in cinque anni

La sera del 1° agosto 2026, il principale operatore di rete della California ha superato i 13.000 MW di scarica delle batterie di rete californiane per la prima volta, fornendo un terzo della domanda totale di energia dello stato. Non è un prototipo, né un progetto pilota: è un sistema commerciale che, in un giorno feriale qualsiasi, ha retto un terzo della rete. Se qualcuno pensa che lo stoccaggio sia una promessa, qui è già un pezzo di infrastruttura.

La crescita è stata verticale. Nel 2020, gli Stati Uniti avevano installato. Oggi, secondo la stessa analisi, il settore ha superato. Un fattore 29 in cinque anni. Non è un errore di battitura, è una curva di adozione tipica di una tecnologia che ha già vinto sul costo.

La California da sola ora vanta oltre 21.000 MW di capacità di stoccaggio energetico. Ecco perché quel 1° agosto non è stato un evento isolato: è la normalità di un sistema che ha smesso di dipendere dalle centrali di punta a gas.

La chimica che sta svuotando la rendita del litio

Per capire dove va il mercato, si guardi la chimica. Morgan Stanley Research ha stimato che le batterie agli ioni di sodio avranno una quota di mercato del 2% entro il 2027. Entro il 2030, dovrebbe raggiungere il 20%. E al 2035, la stima per sale al 37%. Il sodio è abbondante, non richiede litio né cobalto, e costa meno: per questo le proiezioni corrono così veloci.

Il conto del nucleare, tre volte quello che raccontano

Ora guardiamo i costi di generazione. Gli impianti fotovoltaici di grande potenza generano energia a 40 €/MWh. L’energia eolica ha un costo tra 50 e 100 €/MWh. Il gas naturale ha un costo tra 150 e 300 €/MWh, e oggi viaggia il 30% in più rispetto al periodo pre-crisi.

Il nucleare? Secondo Fraunhofer, il costo del nucleare varia da 140 €/MWh per i vecchi impianti ammortizzati a 500 €/MWh per i nuovi reattori di quarta generazione. Secondo Lazard Frères, i costi nucleari vanno da 138 a 222 $/MWh, senza considerare lo smantellamento. Per Bloomberg, la generazione nucleare costa tra 140 e 220 $/MWh. Gli inglesi forniscono valori per l’opzione nucleare tra 160 e 180 €/MWh. Anche prendendo i numeri più bassi, il nucleare costa tre volte il fotovoltaico e il doppio dell’eolico.

Per chi installa oggi, il trade-off è già deciso

Il nucleare non è una scelta economica: è una distrazione. I veri numeri sono già nei mercati.

Per chi progetta un parco solare o gestisce una rete, il confronto è impietoso: da un lato un reattore che richiederà almeno quindici anni di permessi e costruzione, con costi tra 140 e 500 €/MWh; dall’altro un sistema fotovoltaico a 40 €/MWh, abbinato a batterie che in California hanno già dimostrato di coprire un terzo della domanda serale.

Non serve aspettare la quarta generazione nucleare: il mercato ha già scelto la flessibilità.