Nella zona di Chernobyl gli animali hanno modificato i ritmi di attività durante l’occupazione
La domanda che nessuno fa: e gli animali?
Quando scoppia un conflitto, i media mostrano città distrutte, profughi, vittime umane. Ma cosa succede agli animali che vivono in quella zona? Scappano? Muoiono? O riescono ad adattarsi? Pochi ci pensano, eppure la risposta non è scontata. A offrirci uno spunto arriva una ricerca condotta proprio nel luogo più inaspettato: la Zona di Esclusione di Chernobyl. Dopo il disastro del 1986, con l’uomo praticamente scomparso, l’area di 2.600 km² è diventata un santuario per la fauna selvatica. Qui sono tornati orsi bruni, linci, alci, cervi rossi, lupi, e sono stati reintrodotti il cavallo di Przewalski e il bisonte europeo. Una natura che prospera nell’abbandono, insomma. E quando la guerra bussa, come risponde?
Ieri, 2 luglio 2026, secondo lo studio pubblicato da Greenreport, abbiamo finalmente qualche numero.
Fototrappole in zona di guerra: i numeri sorprendenti
Tra gennaio e maggio del 2022, un gruppo di ricerca ha piazzato fototrappole attivate da sensori infrarossi nella zona di esclusione, registrando ininterrottamente dal 19 gennaio al 6 maggio 2022. Un periodo che comprende l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, con l’occupazione militare della stessa area a partire dal 24 febbraio. I dati raccolti offrono un confronto diretto: stesso periodo dell’anno precedente, quando la zona era ancora un’oasi di quiete, contro le settimane successive all’arrivo dei soldati.
Il risultato più vistoso? Rispetto a un anno prima, cervi e volpi rosse hanno ridotto la loro attività notturna. Lo spiega Svitlana Kudrenko, ricercatrice ucraina coinvolta nello studio: «Cervi e volpi rosse hanno ridotto la loro attività notturna durante l’occupazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente». In pratica, gli animali hanno modificato i ritmi di attività, probabilmente per evitare i momenti di maggior disturbo provocati dalla presenza militare.
Non si tratta di una semplice curiosità da naturalisti. Prima di questo lavoro, le risposte della fauna selvatica all’attività bellica erano state studiate soltanto in aree di addestramento militare, mai in un conflitto reale. Marco Heurich, altro autore della ricerca, sottolinea: «Parallelamente al nostro progetto di ricerca originale, siamo stati anche in grado di indagare su un fenomeno che in precedenza era stato studiato solo nelle aree di addestramento militare». Quindi lo studio di Chernobyl colma un vuoto di conoscenza, fornendo la prima prova concreta di adattamento comportamentale dei mammiferi in una zona di guerra attiva.
In termini pratici, la conferma è chiara: gli animali non spariscono all’istante, non fuggono in massa. Restano, e in poche settimane cambiano le loro abitudini. Un’informazione che ribalta il luogo comune secondo cui un conflitto armato azzera la vita selvatica.
Cosa ci insegna Chernobyl (oltre il nucleare)
L’immagine di Chernobyl è da decenni quella di una terra desolata e radioattiva, simbolo di morte. Questo studio ribalta quella prospettiva: qui la natura ha resistito prima all’incidente nucleare, poi all’arrivo dei carri armati. E ci ha mostrato una capacità di resilienza che può offrire lezioni molto concrete.
Marco Heurich lo mette in chiaro: «I nostri risultati dimostrano che i ritmi di attività diurna dei mammiferi, in particolare l’attività notturna, sono cambiati durante l’intensificarsi del conflitto armato». Dunque, sapere che gli animali adattano i comportamenti rapidamente dà ai gestori di aree protette un’indicazione preziosa: occorre monitorare non solo la presenza delle specie, ma anche quando e come si muovono. Un sistema di fototrappole a basso costo potrebbe diventare uno strumento standard nei piani di conservazione per parchi e riserve situati in regioni geopoliticamente instabili, aiutando a ricalibrare le strategie di protezione dopo il passaggio della guerra.
La prossima volta che sentirete notizie da una zona di conflitto, ricordatevi che tra le rovine la vita animale continua a pulsare. E forse, con un monitoraggio attento e le giuste scelte, possiamo aiutarla a farlo.




