Il rapporto, firmato da quattro società di consulenza, arriva a due anni dall’allarme dell’Agenzia europea per l’ambiente e sette mesi
Trentasei rischi climatici minacciano energia, sicurezza alimentare, ecosistemi, infrastrutture, risorse idriche, stabilità finanziaria e salute delle persone in Europa. Agricoltura e acqua sono in cima alla lista. Eppure, il rapporto finanziato dalla Commissione europea che doveva misurarne l’adattamento nel settore agricolo è stato ricevuto nel dicembre 2025 e reso pubblico solo il 17 luglio scorso. Un intervallo di sette mesi tra la consegna e la pubblicazione, che da solo suggerisce quanto il documento sia delicato.
Lo studio che la Commissione finanzia ma non fa proprio
Il primo elemento che salta all’occhio, quando il rapporto viene reso pubblico a luglio 2026, non è il contenuto ma una clausola di non responsabilità. Lo studio è stato finanziato dalla Commissione europea ed è stato condotto da AND International in collaborazione con ADE, AFC e ICF. L’obiettivo dichiarato è l’esame dell’adattamento del settore agricolo dell’UE agli effetti del cambiamento climatico, comprese le conseguenze degli impatti idrici.
Ma le conclusioni, le raccomandazioni e le opinioni dello studio, si legge nel documento, «riflettono l’opinione dei consulenti e non necessariamente quella della Commissione». Una presa di distanza netta, quasi preventiva. Non è la prima volta che Bruxelles finanzia un’analisi senza farla propria, ma qui il contrasto è più marcato: il lavoro nasce per guidare l’adattamento di un settore strategico, eppure la Commissione preferisce non assumersene la paternità. Perché un’analisi del genere arriva solo adesso, e con tanta cautela?
Allarme 2024, strategia 2025, analisi 2026
La risposta sta in tre date. La prima è il 2024, quando l’Agenzia europea dell’ambiente pubblica la prima valutazione europea del rischio climatico: 36 rischi, appunto, con agricoltura, risorse idriche e sicurezza alimentare indicati tra i gruppi che richiedono azioni urgenti. Non si tratta di un allarme generico: è il primo quadro sistematico dei rischi climatici per l’Unione, pensato per orientare le politiche pubbliche.
La seconda data è il giugno 2025, quando la Commissione adotta una Strategia per la resilienza idrica. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: ripristinare e proteggere il ciclo dell’acqua dalla sorgente al mare per garantire resilienza contro inondazioni, siccità e scarsità idrica. L’acqua diventa così il perno dell’adattamento, soprattutto per un’agricoltura che dipende in modo diretto dalla disponibilità di risorsa idrica.
La terza data è il dicembre 2025, quando l’analisi sull’adattamento del settore agricolo viene ricevuta dagli uffici competenti. E qui emerge il ritardo: tra la valutazione scientifica del 2024, la strategia politica del 2025 e lo studio operativo consegnato a fine 2025 — reso pubblico solo a luglio 2026 — passano quasi due anni. Non è solo un problema di calendario. È il tempo che separa l’evidenza del rischio dalla messa a punto degli strumenti per affrontarlo.
Ma chi, concretamente, ha prodotto l’analisi che dovrebbe guidare l’adattamento dell’agricoltura europea? La domanda non è retorica. Lo studio del 2026 porta la firma di AND International, in partnership con ADE, AFC e ICF. Gli stessi quattro nomi che compaiono in un altro capitolo, quello dei contratti quadro.
I quattro nomi dietro il quadro DG AGRI
Il potere di definire le analisi tecniche a supporto delle politiche agricole europee sta in un contratto quadro della Direzione Generale Agricoltura e Sviluppo Rurale (DG AGRI). Secondo quanto comunicato da ADE, il consorzio guidato da AND International con ICF e AFC si è aggiudicato il contratto quadro su aspetti ambientali e climatici dell’agricoltura, commissionato proprio dalla DG AGRI.
Il fatto che lo stesso gruppo di consulenti abbia firmato sia lo studio sull’adattamento climatico sia il contratto quadro che definisce le future analisi su ambiente e clima in agricoltura non è una coincidenza neutra. Significa che le competenze, i metodi e le priorità di quei quattro soggetti avranno un peso rilevante nel modo in cui la Commissione leggerà i prossimi dati sull’agricoltura europea. Non è necessariamente un problema: può essere garanzia di continuità analitica. Ma è un dato da tenere presente, perché la qualità delle politiche dipende anche dalla pluralità degli sguardi che le alimentano.
Il numero da tenere d’occhio, ora, non è solo il 36 dell’EUCRA. È come la PAC 2028-2034 trasformerà quell’allarme in obblighi concreti per l’agricoltura europea. Le analisi disponibili sono arrivate tardi, con sette mesi di distanza tra ricezione e pubblicazione, e con una Commissione che per ora preferisce non assumersene le conclusioni. Il prossimo passaggio dirà se quel ritardo era solo burocratico o il segnale di una discussione più complicata di quanto il calendario lasci intendere.




