La revoca del certificato FSC è arrivata solo dopo che migliaia di metri cubi erano già stati esportati
Nei giorni scorsi la società brasiliana Samise Indústria, Comércio e Exportação Ltda ha accumulato oltre 1,2 milioni di euro in sanzioni per violazioni delle leggi brasiliane. Un dato che di per sé racconta una storia di controlli e illegalità, ma che diventa ancora più significativo se incrociato con un altro numero: tra luglio e dicembre 2023, circa 3.000 metri cubi di legname proveniente dalla concessione di Samise sono stati esportati nei Paesi Bassi dalla società Greenex S/A Indústria Comércio e Exportação de Madeira. Destinazione finale: il mercato europeo.
Come sia stato possibile che questo flusso abbia attraversato l’Atlantico senza incontrare ostacoli è la domanda che tiene insieme l’intera vicenda. E la risposta, in buona parte, sta nel sigillo che avrebbe dovuto fare da filtro.
La falla FSC
La certificazione del Forest Stewardship Council è da decenni il principale strumento volontario per garantire la sostenibilità del legname in commercio. Il meccanismo è noto: un’azienda certificata FSC dichiara di operare nel rispetto di standard ambientali e sociali, e il marchio consente ai prodotti di entrare nei canali della grande distribuzione europea e nordamericana. Ma il caso Samise mostra quanto questo ingranaggio possa incepparsi.
Lo scorso 24 marzo 2026 il certificato FSC di Samise è stato terminato. La revoca è arrivata dopo che le autorità brasiliane avevano già contestato all’azienda violazioni multiple. Eppure, per mesi, quel legname ha continuato a viaggiare verso i porti olandesi, accolto da importatori come Van den Berg Hardhout e GWW Houtimport proprio perché accompagnato dal bollino verde.
Non è la prima volta che il sistema mostra crepe profonde. Già nel 2021 un’inchiesta di Earthsight aveva documentato come legname certificato FSC proveniente da aziende coinvolte in disboscamento illegale avesse raggiunto Ikea, uno dei più grandi rivenditori al mondo. Nel 2022, un’altra indagine — The Fixers — aveva ricostruito il percorso di legname brasiliano di origine illegale fino ai mercati statunitensi attraverso Indusparquet. Due precedenti che sollevavano già allora lo stesso interrogativo: la certificazione volontaria è sufficiente a garantire la legalità della filiera?
Il paradosso è che il marchio FSC, pensato come anticorpo, in alcuni casi ha funzionato da lasciapassare. Il legname Samise non è stato bloccato alla frontiera europea perché, formalmente, era coperto da un certificato riconosciuto. Il controllo ex post — la revoca di marzo — è arrivato quando ormai migliaia di metri cubi erano già stati lavorati, venduti, probabilmente già installati in abitazioni e infrastrutture olandesi. Un intervento a valle che non può riparare il danno a monte.
E mentre il sistema volontario mostra i suoi limiti, l’Unione Europea rinvia l’entrata in vigore delle regole obbligatorie.
L’attesa che alimenta il dubbio
Se la certificazione non basta, il regolamento UE sulla deforestazione — il cosiddetto regolamento EUDR — è l’ultimo baluardo normativo. Pensato per impedire l’ingresso nel mercato europeo di prodotti legati alla deforestazione, avrebbe dovuto entrare in vigore prima. Invece l’applicazione è slittata: le grandi aziende hanno tempo fino al 30 dicembre 2026, mentre le piccole e micro imprese potranno attendere fino al 30 giugno 2027 per i prodotti non coperti dal regolamento UE sul legname. Dodici mesi di rinvio che, nella pratica, allargano la finestra attraverso cui può passare legname come quello di Samise.
Il ritardo assume un peso specifico maggiore se si guarda a ciò che sta accadendo in Brasile. Il governo federale ha fissato l’obiettivo di raggiungere cinque milioni di ettari di concessioni per la gestione del legname su terreni federali entro il 2026. Già nel luglio 2024 il piano di espansione era stato annunciato, e a marzo 2025 la scadenza è stata confermata. Cinque milioni di ettari equivalgono a una superficie paragonabile a quella di interi paesi europei: se anche solo una frazione di queste concessioni replicasse le criticità viste con Samise, il volume di legname potenzialmente illegale in arrivo potrebbe crescere in modo significativo proprio mentre l’Europa non ha ancora attivato i suoi strumenti di difesa.
Il conto alla rovescia è partito. Tra il 24 marzo — data della revoca FSC a Samise — e il 30 dicembre, data di applicazione dell’EUDR per i grandi operatori, trascorreranno oltre nove mesi. Nove mesi durante i quali il legname delle nuove concessioni brasiliane potrebbe seguire esattamente la stessa rotta già tracciata: foresta amazzonica, porto di partenza, porto olandese, mercato europeo. Con la certificazione volontaria che arranca e quella obbligatoria che ancora non morde, i prossimi cinque milioni di ettari rischiano di scrivere una storia già letta.




