L’iniziativa ha già superato le mille tonnellate deviate, un traguardo che segna una direzione diversa rispetto al resto del paese
La discarica è un piatto mezzo pieno
Quasi metà dello spazio nella discarica della contea di Summit, nello Utah, è occupato da avanzi di cibo. Non è un dettaglio marginale: è il sintomo di un sistema che seppellisce risorse e produce metano. Secondo le stime dell’EPA, il 58% delle emissioni fuggitive di metano dai siti di rifiuti solidi urbani proviene proprio dai rifiuti alimentari interrati. Un paradosso ambientale ed economico: il cibo che finisce sottoterra genera un costo climatico sproporzionato rispetto al suo volume apparente.
Nel giugno 2024, la Park City Community Foundation ha lanciato l’iniziativa Zero Food Waste, una scommessa che punta a eliminare e deviare tutti i rifiuti alimentari dalla discarica della contea entro il 2030. Un orizzonte ambizioso, fissato mentre il dato di partenza — quel 50% di spazio aereo occupato — restituiva la scala del problema. A due anni dal lancio, qualcosa ha cominciato a muoversi. E i numeri raccontano una storia diversa rispetto al resto del Paese.
Mille tonnellate di prova
L’iniziativa ha appena superato oltre 1.000 tonnellate deviate dalla discarica locale. Il traguardo, annunciato lo scorso mese, non è solo simbolico. Mille tonnellate equivalgono all’incirca al carico di duecento camion della spazzatura pieni di scarti di cucina, rifiuti che fino a due anni fa avrebbero seguito il percorso lineare dal bidone alla fossa. Oggi vengono intercettati e trasformati in compost o biogas.
Il modello operativo poggia su due gambe: raccolta domestica e rete commerciale. 1.500 famiglie e 60 attività tra ristoranti e imprese locali partecipano al programma. Per le utenze domestiche, il servizio è gestito da Momentum Recycling, che effettua una raccolta settimanale dei rifiuti alimentari. Per le imprese, un nuovo schema copre i costi di avviamento necessari ad adeguare le cucine e i processi di smaltimento. L’adesione non è obbligatoria: chi entra lo fa per scelta, segno che la domanda di soluzioni per i rifiuti organici esiste già. Il punto è renderla praticabile senza che il costo iniziale diventi una barriera.
La cifra di 1.500 famiglie, in una contea che conta circa 42.000 residenti, suggerisce che la penetrazione domestica è ancora nella fase iniziale, ma il ritmo di crescita è stato costante. Sul fronte commerciale, 60 esercizi rappresentano una porzione significativa del tessuto della ristorazione locale, in una zona dove il turismo invernale ed estivo moltiplica i volumi di cibo preparato e, potenzialmente, scartato.
Il dato delle mille tonnellate va letto in termini di tasso di deviazione annuo. Se l’iniziativa mantenesse questo passo — circa 500 tonnellate l’anno, considerando i due anni trascorsi dal lancio — il target 2030 richiederebbe un’accelerazione. Ma il risultato è comunque superiore alla traiettoria media nazionale, dove la maggior parte delle comunità non ha ancora attivato circuiti separati per l’organico.
2030: un traguardo (quasi) solitario
Il panorama nazionale è impietoso. Già nel gennaio 2025, uno studio pubblicato su Nature da un gruppo di ricercatori della UC Davis aveva concluso che nessuno stato americano è sulla buona strada per centrare l’obiettivo federale di riduzione degli sprechi alimentari fissato per il 2030. Non uno. Il target, stabilito dall’EPA e dal Dipartimento dell’Agricoltura, prevede un taglio del 50% dei rifiuti alimentari pro capite rispetto ai livelli del 2010. Un impegno che, a oggi, resta in gran parte disatteso.
In questo deserto, Park City emerge come eccezione. Non perché abbia già risolto il problema — mille tonnellate sono una frazione di quanto ancora finisce in discarica — ma perché ha costruito un’infrastruttura operativa e una base di partecipazione che altrove mancano. La combinazione di volontarietà, incentivi economici per le imprese e raccolta settimanale porta a porta ha creato un circuito che trasforma lo scarto in risorsa, riducendo in modo misurabile la pressione sulla discarica.
Nei prossimi mesi, il numero da monitorare sarà il tasso di deviazione annuo. Se supererà le 500 tonnellate con regolarità e se la platea di famiglie e attività continuerà ad allargarsi, l’obiettivo 2030 smetterà di essere un miraggio. Altrimenti, anche Park City rischierà di aggiungersi alla lunga lista di buone intenzioni senza scala sufficiente. Per ora, però, la direzione è quella giusta. E il resto del Paese osserva a distanza.




