La Cina punta a dimezzare le vendite di diesel, con effetti globali sul petrolio
Nel 2025, in Cina, quasi un terzo dei nuovi camion pesanti venduti era elettrico. Lo ha calcolato Reuters, in un’analisi di CleanTechnica. Non è una variazione di tendenza: è un punto di non ritorno per uno dei mercati energetici più grandi del mondo. Il piano del Ministero dei Trasporti di Pechino punta ad arrivare al 40% di nuove immatricolazioni elettriche entro il 2030, ma la velocità con cui i numeri stanno correndo potrebbe rendere quel target solo una tappa intermedia. Secondo CATL, il colosso cinese delle batterie, già nel 2028 metà dei camion pesanti venduti nel Paese potrebbe essere a batteria. Siamo di fronte a un sorpasso silenzioso, che non si annuncia con grandi dichiarazioni ma con una revisione profonda del consumo di diesel e, di conseguenza, delle prospettive del mercato petrolifero globale.
Una rete che non è solo di colonnine
Dietro l’impennata delle vendite – quasi triplicate in un anno, passando da circa 84.000 unità nel 2024 a un record di 230.000 nel 2025, secondo il Global EV Outlook 2026 dell’IEA – c’è un sistema che unisce politica industriale, innovazione tecnologica e una pressione normativa che non lascia scampo. I camion pesanti rappresentano solo il 3% del parco veicoli cinese, ma generano la metà delle emissioni di carbonio del trasporto su strada. Lo ha spiegato, nei giorni scorsi su China Daily, Li Bin, esperto del China Electric Power Research Institute. Abbattere quel 50% di emissioni è un obiettivo che si intreccia con la sicurezza energetica e con la volontà di ridurre la dipendenza dalle importazioni di greggio.
La vera accelerazione, però, non è solo nelle vendite. È nella costruzione di un ecosistema integrato. Un documento del Ministero dei Trasporti uscito lo scorso mese parla esplicitamente di un sistema che metta insieme infrastrutture di ricarica, attrezzature tecniche, servizi di supporto, standard condivisi e garanzie politiche per l’applicazione su larga scala dei camion pesanti a nuova energia. Non si tratta più di un esperimento, ma di una pianificazione che guarda all’intera catena logistica. La tecnologia delle batterie sta facendo la sua parte: Beiben Trucks ha presentato un modello con un’autonomia tra i 200 e i 250 chilometri e una ricarica completa in 22 minuti. Non è ancora l’autonomia per un lungo tragitto intercontinentale, ma è più che sufficiente per i flussi regionali e per i cantieri, che in Cina rappresentano una fetta significativa del mercato.
Questa scala sta già dominando il mondo. Nel 2025, secondo la stessa IEA, le vendite globali di camion elettrici hanno superato le 400.000 unità. Di queste, oltre il 90% è stato immatricolato in Cina. È un dato che racconta una concentrazione senza precedenti e che peserà sugli equilibri competitivi: chi produce batterie e camion per il mercato interno cinese sta accumulando volumi ed esperienza che nessun altro costruttore può eguagliare in questa fase.
Seimila camion in un anno: il paradosso europeo
Mentre la Cina accelera, l’Europa arranca. Nel 2025, in tutta l’Unione, sono stati immatricolati 6.372 camion pesanti elettrici sopra le 16 tonnellate, come certificano le statistiche ACEA. Vale a dire il 2% del mercato. Per dare un ordine di grandezza, sono l’equivalente di due settimane di vendite cinesi. C’è un segnale di risveglio: nel primo trimestre del 2026, stando ai dati ACEA del Q1 2026, i camion elettricamente ricaricabili sono cresciuti del 40,1% e hanno raggiunto una quota di mercato del 4,4%. Un miglioramento significativo, che però allontana solo in parte lo spettro di un ritardo strutturale.
La differenza tra i due blocchi non è solo quantitativa. Mentre Pechino sta mettendo in piedi una filiera nazionale che va dalla miniera di litio alla ricarica rapida, l’Europa resta frammentata tra normative nazionali, reti di ricarica insufficienti e costruttori che scontano volumi troppo bassi per essere competitivi. Il rischio non è soltanto industriale, ma energetico. La Cina consuma circa due terzi del diesel mondiale nel settore dei trasporti: Rystad stima che, di questo passo, già entro il 2030 il settore potrebbe utilizzare il 40% in meno di diesel. Non è una previsione marginale: è un volume di domanda che sparirebbe dal mercato globale, con effetti che si riverbererebbero sui prezzi del barile e sugli equilibri dei Paesi produttori.
La partita dei camion elettrici si sta giocando su un tavolo diverso da quello delle auto. Qui la posta in gioco è la spina dorsale dell’industria e della logistica. Il numero da tenere d’occhio, nei prossimi anni, non saranno più soltanto le immatricolazioni di autovetture. Sarà la quota di mezzi pesanti a batteria sulle strade cinesi. Perché se Pechino centrerà l’obiettivo di dimezzare le vendite di veicoli diesel, la domanda globale di petrolio subirà uno scossone più rapido e profondo di quanto la maggior parte degli analisti stia oggi mettendo in conto.




