La strada di 42,8 km attraversava due aree protette nel cuore dello Xingu
Quarantadue virgola otto chilometri. Non una distanza qualsiasi: è la lunghezza precisa della strada clandestina che nel luglio 2022 ha perforato due unità di conservazione nel cuore dello Xingu, un taglio netto su una carta geografica che è anche una ferita nella foresta. A distanza di quattro anni, la repressione delle attività illegali ha permesso alla vegetazione di riprendersi il tracciato, in quella che rappresenta una vittoria rara per l’Amazzonia brasiliana.
A individuarla per primi, nell’agosto 2022, erano stati i satelliti della Rede Xingu+, che avevano lanciato l’allarme su un tracciato che attraversava due aree strettamente protette: la Estação Ecológica Terra do Meio e la Floresta Estadual do Iriri. Un’arteria di penetrazione che, in pochi mesi, aveva già prodotto i suoi effetti: 286 ettari di foresta — l’equivalente di circa 400 campi da calcio — erano stati disboscati nell’estate 2022 proprio alla fine della strada.
42,8 km di illegalità: l’arteria che apre la foresta
Quella strada non è nata per caso. È stata costruita durante il governo Bolsonaro, in un periodo in cui l’applicazione delle leggi ambientali era di fatto paralizzata. «Quella strada esemplifica il momento tragico che abbiamo vissuto sotto il governo Bolsonaro», ha dichiarato Luísa Molina. Il tracciato correva per l’equivalente di una maratona attraverso due unità di conservazione che avrebbero dovuto essere inviolabili, dimostrando con precisione chirurgica il meccanismo che da decenni divora la foresta: apri una strada, e la deforestazione segue a ruota.
Il disboscamento seguiva un copione prevedibile: la strada avanza, la foresta arretra. I 286 ettari rasi al suolo nel luglio 2022 erano solo l’inizio. Ogni chilometro di tracciato illegale funziona come un’arteria che immette nel cuore della foresta trafficanti di legname, cercatori d’oro e accaparratori di terre. Una volta aperto il varco, fermare l’emorragia diventa esponenzialmente più difficile.
La regola del 95%: come le strade guidano la distruzione
Il caso dello Xingu non è un’anomalia, ma segue una legge quasi matematica. Secondo uno studio di Imazon, il 95% della deforestazione amazzonica si concentra entro 5,5 chilometri da una strada o entro 1 chilometro da un fiume navigabile. Le strade sono il vettore primario della distruzione: ogni chilometro di tracciato illegale apre un fronte di colonizzazione, estrazione mineraria e taglio del legname che si propaga a macchia d’olio.
La portata del fenomeno è impressionante e misurabile. Già nel 2022, la rete viaria amazzonica — legale e illegale — attraversava il 41% della foresta o passava entro 10 chilometri da essa. Significa che quasi metà dell’Amazzonia brasiliana è già esposta al rischio diretto di deforestazione per la sola prossimità a un tracciato carrabile. Non servono incendi dolosi su larga scala: basta una strada sterrata, e la foresta inizia a sbriciolarsi dal bordo.
Eppure, i dati più recenti mostrano un’inversione di tendenza. Secondo IBAMA, tra il 2022 e il 2023 l’apertura di nuove strade illegali nei comuni del Bacino dello Xingu è diminuita drasticamente. Un calo che coincide con il cambio di amministrazione e con il rafforzamento delle attività di monitoraggio e repressione. Non è una coincidenza: quando lo Stato smette di guardare dall’altra parte, i numeri rispondono.
Elezioni 2026: il futuro del Corridoio appeso a un voto
Lo scorso febbraio, un’operazione nello stato del Pará ha ispezionato e multato 79 segherie illegali o irregolari. È la dimostrazione che lo Stato può intervenire quando c’è volontà politica. Ma la continuità è tutt’altro che garantita: l’estrazione mineraria illegale si sta riorganizzando, e le elezioni presidenziali di ottobre potrebbero ridefinire l’intero quadro delle politiche ambientali brasiliane.
L’area in questione non è un qualsiasi lembo di foresta. Il Corridoio Xingu de Diversidade Socioambiental è un mosaico di 24 Terre Indigene e 9 Unità di Conservazione che copre 26,5 milioni di ettari — una superficie più grande del Regno Unito — e si estende su 40 comuni tra Mato Grosso e Pará. Qui vivono 26 popoli indigeni e centinaia di famiglie rivierasche. È una delle ultime grandi barriere contro l’avanzata della frontiera agricola e mineraria nell’Amazzonia orientale, un esperimento di resistenza dove la protezione formale sulla carta si scontra ogni giorno con la pressione reale di chi vuole aprirsi un varco.
La strada ora è morta, ricoperta dalla vegetazione. Ma il suo fantasma resta un monito. L’alleanza tra la società civile — dalla Rede Xingu+ alle organizzazioni che monitorano il territorio via satellite — e un governo disposto ad applicare le leggi ha dimostrato di poter invertire una distruzione che sembrava irreversibile. È una prova di principio: con strumenti di monitoraggio adeguati e volontà politica, anche un tracciato di 42,8 chilometri può essere restituito alla foresta.
A ottobre, le urne diranno se il Brasile intende proseguire su questa strada o tornare indietro. Il Corridoio Xingu è un esperimento di resistenza: la tecnologia e la società civile possono arginare la distruzione, ma solo se il governo decide di essere un alleato. Il voto determinerà da che parte starà il Paese.




