FAO: l’agricoltura subisce oltre il 26% dei danni climatici, con perdite di 3,26 trilioni di dollari in 33 anni
C’è una bolletta che non arriva a casa ma alla cassa del supermercato: il conto dei disastri climatici sull’agricoltura. La prossima volta che compri una zucchina, chiediti quanto sia costata la siccità che l’ha fatta arrivare lì. E chiediti anche se spendere per prevenire serva davvero a qualcosa, o sia solo un costo in più. Il dubbio è legittimo, soprattutto quando i soldi da investire sono pochi. La risposta è però arrivata lo scorso agosto, con un’analisi della FAO: prevenire non è una spesa, è l’affare migliore disponibile.
La bolletta invisibile della siccità
Ma quanto è grande davvero questo conto? I numeri non lasciano spazio ai dubbi. Quando pensiamo ai disastri climatici tendiamo a immaginare case distrutte e strade allagate; in realtà è l’agricoltura la prima a pagare, perché dipende direttamente da acqua, temperature e stagioni. Un campo di zucchine senza irrigazione non finisce sui giornali come un’alluvione, ma il danno economico c’è e si somma a quello di migliaia di altri campi.
Il conto che sposta l’ago: 26 per cento e 3,26 trilioni di ragioni
Il primo dato smonta l’idea che l’agricoltura sia un settore marginale in questa partita. La FAO stima che il settore agricolo assorba più del 26 per cento di tutti i costi economici legati ai disastri climatici. In pratica, più di un euro su quattro dei danni da siccità, alluvioni, ondate di calore e gelate finisce sui raccolti, sugli allevamenti o sulle infrastrutture agricole.
E non si tratta di piccole somme. Negli ultimi 33 anni, sempre secondo la FAO, le catastrofi hanno causato perdite agricole stimate in 3,26 trilioni di dollari a livello mondiale. È un buco che si trasmette a valanga: meno prodotto disponibile, prezzi più alti per i consumatori, redditi più bassi per chi coltiva. La bolletta non arriva per posta, ma la si paga comunque alla cassa.
Ed è qui che il dubbio iniziale — la prevenzione è un costo inutile? — trova una risposta netta. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di disastri (UNDRR), ogni dollaro investito nella riduzione del rischio di disastri può far risparmiare fino a 15 dollari nella fase di ricostruzione. Non è una promessa generica: è un rapporto di convenienza che pochi investimenti possono vantare. Eppure i numeri da soli non bastano: serve sapere come muoversi prima del prossimo evento.
Prevenire conviene: le istruzioni per l’uso
Dai numeri al cosa fare, il passo non è automatico. Per questo la FAO ha pubblicato lo scorso agosto le linee guida sulla preparazione alle emergenze in agricoltura per l’Europa e l’Asia centrale: un quadro completo e pratico, adattato dal framework «Words into Action» dell’UNDRR, pensato per aiutare governi e partner a rafforzare la preparazione ai disastri e rendere più efficace la risposta nel settore agricolo.
Il caso che spiega meglio di ogni manuale perché serva prepararsi prima, e non dopo, arriva dalla Repubblica di Moldova. Già nel 2022, il settore agricolo e i piccoli agricoltori moldavi hanno dovuto fare i conti con gli effetti di una siccità pesante. La FAO è intervenuta con supporto diretto, ma quando l’emergenza è già in corso i margini di manovra si restringono: gli aiuti arrivano, i raccolti perduti non si recuperano. Resta la domanda: saremo pronti prima della prossima siccità, o aspetteremo l’ennesima emergenza?
La convenienza, insomma, sta tutta in un rapporto: secondo l’UNDRR, ogni dollaro investito in prevenzione e riduzione del rischio può farne risparmiare fino a 15 dollari in fase di ricostruzione. Per cittadini e imprese significa meno bollette-salasso al supermercato e maggiore stabilità dei prezzi, se le linee guida diventano pratica prima del prossimo evento. La prevenzione non è un costo: è l’investimento con il ritorno più alto che un settore già abituato alle incertezze possa fare.




