Ritrovata nel 2012 dopo l’estinzione, la specie è crollata da 659 a 118 esemplari

La prossima volta che vedete una piantina grassa a due euro al supermercato, chiedetevi da dove arriva. Dietro alcune di quelle piante c’è una storia di estinzione che parte dal deserto del Namib. A inizio agosto, Mongabay ha raccolto i dati della Lista Rossa IUCN su Lithops werneri, la “pietra vivente” del deserto: la specie è stata classificata in pericolo critico già lo scorso febbraio, ma i numeri del suo declino erano lì da tempo.

La pianta che sembra un sasso e sta sparendo

Lithops werneri non ha l’aspetto di una pianta qualunque: sembra un ciottolo, una presenza minima nella ghiaia del deserto. Secondo l’IUCN, la sua area di presenza è ridotta a una sola zona di 4 chilometri quadrati, poco più di un fazzoletto di terra. In quella nicchia minuscola, la popolazione è diminuita di oltre l’80% dal 1981 e in natura restano meno di 200 piante. I conti non tornano per chi spera in una ripresa: un censimento del 2012 aveva registrato 659 esemplari, ma i rilevamenti successivi hanno trovato solo 118 piante nel 2019 e 163 nel 2020.

La specie ha già conosciuto l’oblio. Come ricorda Sonja Loots, la pianta era stata considerata estinta ed è stata ritrovata nella sua località originale soltanto nel 2012. Quel ritrovamento non ha però fermato la discesa: nello stesso anno il censimento contava 659 piante, poi il crollo. Il dato scomodo è che una pianta adattata a sopravvivere dove quasi nulla vive si trova oggi sull’orlo della scomparsa.

Vivere sull’orlo dell’ombra della nebbia

Per capirlo bisogna spostare lo sguardo dal singolo esemplare al paesaggio. Le fasce di nebbia costiera prodotte dalle correnti oceaniche al largo della Namibia si estendono solo fino a circa 100 chilometri nell’entroterra. È quell’umidità, spesso invisibile, a tenere in vita molte piante del deserto, Lithops comprese. Le popolazioni note di Lithops werneri si trovano al limite orientale estremo di questa ombra di nebbia,
in una regione iper-arida del deserto namibiano.

È come vivere in una striscia di terra dove l’acqua arriva solo in dosi minime e irregolari: basta spostarsi di pochi chilometri e quel respiro umido si spegne. La nicchia ecologica è così piccola che ogni perdita pesa in modo sproporzionato. Se poi a questo si aggiunge la mano dell’uomo, la sopravvivenza diventa un calcolo sempre più difficile.

Il paradosso del collezionista: comprarla per salvarla?

Il Succulent Karoo, a sud della Namibia, è stato svuotato a colpi di pala. Milioni di piante scavate illegalmente hanno portato all’estinzione funzionale di almeno otto specie. È il paradosso del collezionista: più una pianta è rara, più diventa ambita sul mercato nero delle succulente, e più il prelievo illegale ne accelera la sparizione.

Comprare una Lithops werneri per “salvarla” o per il gusto della collezione, senza sapere da dove arriva, rischia di finanziare esattamente quel meccanismo. Non tutte le piantine a due euro sono un reato, e non serve diventare botanici per fare la cosa giusta: basta una domanda al venditore. Diffidare degli annunci online senza documentazione, chiedere la provenienza, premiare chi propaga in vivaio invece di prelevare in natura sono gesti piccoli che, sommati,
tolgono ossigeno a chi scava nei deserti.

La rarità di Lithops werneri non è un destino geologico: è il risultato di scelte. E la prossima volta che una piantina grassa attira lo sguardo, la domanda non è solo quanto costa, ma da dove viene.