Nella riserva di Jantho gli oranghi sono passati da zero a quasi 200, ma la specie perde l’1,8% all’anno
Quindici anni fa, come raccontava lo scorso agosto un reportage di Mongabay, la riserva naturale di Jantho Pine Forest, nella provincia indonesiana di Aceh occidentale, sull’isola di Sumatra, non aveva oranghi. Ne ospita quasi duecento, e almeno dieci sono nati lì dentro. Un numero che sorprende, mentre fuori la specie perde l’1,8% all’anno.
Da zero a quasi 200: la foresta che non c’era
Dal 2011, i conservazionisti del Sumatran Orangutan Conservation Programme hanno portato quasi 200 orangotanghi di Sumatra a Jantho, dopo averli salvati dal commercio illegale di fauna selvatica o trasferiti da aree dove la deforestazione e l’espansione agricola li avevano messi in conflitto con le persone. I ricercatori hanno confermato almeno dieci nascite nella riserva; è possibile che altre siano sfuggite al monitoraggio nella foresta densa. Quindici anni sono un arco breve per giudicare la vitalità di una popolazione di grandi primati, ma il segnale è misurabile: da nessun orangotango a una presenza stabile, con riproduzione in corso.
La trasformazione non è però priva di tensioni. Come molte foreste protette del Sud-est asiatico, Jantho subisce una crescente pressione da attività umane ai suoi confini. È la variabile che può cambiare la traiettoria di una popolazione ricostruita in quindici anni. Ma perché proprio Jantho? La risposta sta nella foresta, nei suoi fichi e nella connessione con il Leuser Ecosystem, l’area più ricca di oranghi di Sumatra.
La rete di sicurezza e il declino che non si ferma
Il dato delle nascite non è casuale. Il santuario forestale di Jantho contiene un’alta densità di alberi di fico, che forniscono la principale fonte di cibo per gli orangotanghi, ed è collegato al Leuser Ecosystem, dove vive la stragrande maggioranza degli oranghi di Sumatra rimanenti. Il Leuser Ecosystem da solo ospita più dell’85% di tutti gli oranghi di Sumatra rimanenti: Jantho non è un’isola isolata, ma un’estensione possibile di quell’area.
Il Sumatran Orangutan Conservation Programme parla di Jantho come di una «rete di sicurezza» per la sopravvivenza della specie: l’obiettivo è creare una popolazione geneticamente vitale e sufficientemente protetta, una sorta di polizza per il futuro. Il programma agisce su un confine sottile tra soccorso e ricostruzione: gli animali arrivano da situazioni di conflitto o commercio illegale e vengono reinseriti in un ambiente che deve offrire cibo, copertura e collegamenti ecologici. Dal 1999 il SOCP ha salvato oltre 500 oranghi, ne ha reintrodotti più di 180 dal 2003 a Bukit Tigapuluh, nella provincia di Jambi, e più di 150 dal 2011 a Jantho, nella provincia di Aceh.
Il rovescio di questa costruzione paziente è il declino complessivo. Lo scorso luglio, uno studio stimava 11.694 oranghi di Sumatra nell’areale attuale della specie: un calo del 19,5% dal 2011 al 2023, pari a circa l’1,8% all’anno. Composto su dodici anni, quel ritmo ha prodotto una perdita di quasi un quinto della popolazione. Jantho cresce, ma il suo ritmo non compensa la perdita complessiva.
Due programmi, due ritmi: Jantho vs Bukit Tigapuluh
Il confronto con l’altro sito storico della reintroduzione aiuta a leggere il ritmo di Jantho. A Bukit Tigapuluh, dal 2003 sono stati rilasciati 205 orangotanghi in natura, con 25 nascite confermate. A Jantho, in quindici anni, i rilasci sono stati oltre 150 e le nascite almeno dieci. I numeri assoluti non sono direttamente confrontabili, perché i due programmi hanno età e dimensioni diverse. Ma il punto è un altro: entrambi i programmi creano popolazioni che prima non c’erano, mentre altrove la specie arretra.
Resta una domanda aperta: quanto reggerà la pressione umana sui confini di Jantho? È il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi. Se quella pressione non verrà contenuta, la crescita delle nascite potrebbe rallentare proprio mentre la specie continua a perdere l’1,8% all’anno. Il prossimo censimento dirà se la rete di sicurezza regge.




