Divieto di eucalipto e acacia precede il piano da 250 milioni di alberi.

Nel vivaio sotto casa scegliete la pianta che cresce in fretta per fare ombra. Non vi chiedete da dove venga, né quanta acqua beva. Il Bangladesh ha dovuto porsi questa domanda a scala nazionale — e la risposta ha ribaltato i suoi piani di riforestazione. Lo scorso agosto è stato annunciato un piano da 250 milioni di alberi da piantare in cinque anni per espandere la copertura verde, ripristinare le aree naturali danneggiate e sostenere gli impegni climatici e di biodiversità del paese, come ha raccontato Abu Siddique su Mongabay. Dentro questa buona notizia, però, si nasconde un amaro ripensamento.

Il paradosso dell’albero a crescita rapida

La prima cosa che colpisce di questo annuncio è la sua portata: la quota maggiore, 100 milioni di piantine, è destinata a 17 distretti costieri. Sembra una notizia da manuale — numeri enormi, obiettivi climatici, ambizioni di ripristino. Eppure il Bangladesh arriva a questo piano dopo una decisione che suona quasi contraddittoria.

Già nel 2025 il paese ha vietato nuove piantagioni di eucalipto e acacia, due specie non autoctone, per preoccupazioni legate a invasività e consumo d’acqua. Il divieto su eucalipto e acacia, entrato in vigore nel maggio di quell’anno, era motivato esplicitamente con il danno ecologico. Alcune specie di successo — Eucalyptus camaldulensis, Acacia mangium e Acacia auriculiformis — sono state scartate dai programmi di piantagione su larga scala a causa di controversie sulla loro idoneità o sui loro effetti negativi sull’ambiente. In pratica, il Bangladesh ha prima tolto dai suoi programmi le piante che crescono più in fretta, e solo dopo ha annunciato la grande campagna di piantumazione.

Il paese si è impegnato anche a ripristinare il 15% delle aree naturali degradate entro il 2030, come ricorda lo stesso Siddique. Il paradosso è tutto qui: per fare più verde, il Bangladesh deve prima rinunciare agli alberi che crescono più in fretta, quelli che in teoria garantirebbero risultati immediati. È una scommessa contro l’intuizione: non si misura il successo di una riforestazione in metri cubi di legno prodotti rapidamente, ma nella compatibilità tra ciò che si pianta e il terreno, l’acqua e il clima in cui dovrà vivere. E resta da capire se gli alberi giusti ci saranno davvero, nei numeri necessari.

La matematica che non torna

Il Bangladesh ha le idee chiare sulle specie da piantare. Il passo successivo è produrle, ed è qui che i conti si incrinano. I vivai governativi producono circa 7,5 milioni di piantine all’anno, ben al di sotto del fabbisogno medio annuo del programma, che è di 50 milioni. Detto altrimenti: la capacità dei vivai pubblici copre solo una frazione minima di ciò che servirebbe ogni anno. Annunciare un obiettivo è una cosa; avere le piante giuste, nel momento giusto, è un’altra. Se a mancare sono le piantine, come si potrà misurare il successo del piano?

La domanda non è banale, perché il programma fissa obiettivi ambiziosi in tempi stretti. I numeri della produzione raccontano una storia diversa rispetto a quella degli annunci.

Contare gli alberi non basta

Per dare una risposta, il governo ha annunciato che lancerà a breve la Tree Monitoring App, uno strumento che consentirà alle autorità di monitorare in tempo reale l’attuazione del programma di piantumazione. L’idea è tracciare ogni piantina.

Ma un’app può davvero dire se un’area naturale è tornata a vivere? Secondo un contributo pubblicato sul Daily Star, il successo non si può misurare solo sul numero di piantine piantate. Contare gli alberi è facile; capire se stanno crescendo, se sopravvivono al clima, se le specie scelte convivono con il territorio, è tutta un’altra storia.

La prossima volta che scegliete una pianta, anche solo per il balcone, chiedetevi se è di casa. Il Bangladesh sta imparando a caro prezzo che il verde non è tutto uguale: un albero che cresce veloce ma beve troppa acqua non è necessariamente un buon vicino. E un piano di piantumazione, per quanto ambizioso, vale quanto la terra in cui quelle piantine proveranno a mettere radici.