Il confronto globale tra solare e nucleare mostra un divario ormai incolmabile nei costi e nei tempi di realizzazione

Hai presente quando un politico in televisione dice che «ci serve il nucleare» per avere bollette più basse? La promessa è sempre la stessa: reattori puliti, energia abbondante, costi contenuti. Poi apri la bolletta e ti chiedi se quei reattori arriveranno prima o dopo la prossima rata del mutuo.

La risposta, numeri alla mano, è scomoda: il nucleare non arriverà affatto. O meglio, arriverà così tardi e costerà così tanto che nel frattempo il fotovoltaico e l’eolico hanno già stravinto la partita.

Quello che è già successo mentre discutevamo

Negli Stati Uniti, la quota raggiunta da eolico e solare ha toccato il 21,8% dell’elettricità nazionale nel primo terzo del 2026. Ad aprile, il sorpasso sul carbone è diventato realtà: ciascuna fonte ha prodotto più elettricità delle centrali a carbone. E insieme hanno generato il 57% in più del nucleare.

Non stiamo parlando di proiezioni. Sono dati di quest’anno. E la pipeline è ancora più impressionante: 78,5 GW di nuova capacità rinnovabile entreranno in esercizio negli Stati Uniti entro aprile 2027.

Dieci anni di reattori, un anno di pannelli

Il confronto globale è impietoso. Tra il 2016 e il 2025 sono entrati in esercizio 61 reattori nucleari nel mondo, per una potenza di 62,8 GW e una produzione annua di circa 500 TWh. Nello stesso arco di tempo, l’esplosione del fotovoltaico nel 2025 ha portato 647 GW installati in un anno solo, con 900 TWh di produzione. Un anno di solare ha fatto più di un decennio di reattori.

Il declino della quota nucleare è sotto gli occhi di tutti: dal 18% dell’elettricità mondiale a fine anni Novanta al 9% nel 2025. Le proiezioni dell’IEA, anche nelle ipotesi più ottimistiche, non la vedono risalire oltre il 10% nei prossimi vent’anni. Intanto la stagnazione del parco nucleare è fotografata da un numero: 413 reattori operativi nel 2014, 417 nel 2024. Dieci anni per guadagnarne quattro.

E i piccoli reattori modulari, gli SMR che dovrebbero risolvere tutto? Il vuoto degli SMR commerciali è totale: oggi non ne esiste nemmeno uno funzionante, e per i prossimi 5-7 anni non potrà essercene.

Il prezzo del mito

Poi ci sono i soldi. L’anomalia dei costi nucleari è un caso unico: è l’unica tecnologia energetica il cui costo è aumentato negli ultimi vent’anni. Pannelli e turbine sono crollati di prezzo; i reattori no.

Hinkley Point C, nel Regno Unito, è il caso da manuale. era di 92,5 sterline al megawattora nel 2013; oggi è salita a 133 sterline, pari a 154 euro al megawattora. Il raddoppio dei costi di costruzione è passato da 18 miliardi di sterline nel 2017 a 46 miliardi a maggio 2026. Il costo per megawatt installato supera i 14 milioni di sterline.

Con quella cifra installi pannelli solari per una città intera e ti avanza il budget per le batterie. La Francia, che del nucleare ha fatto un’identità nazionale? Il calendario francese per i nuovi reattori prevede inizio lavori preparatori a Penly nel 2024, primo calcestruzzo nel 2027, prima produzione di energia tra il 2035 e il 2038. Se tutto va bene.

In Italia, intanto, il primo impianto fotovoltaico sopra 200 MW ha una capacità di 243 MW, e i contratti PPA di lungo termine coprono già oltre il 70% dell’energia prodotta, destinata a clienti industriali. Qui non servono sussidi pubblici a fondo perduto: le aziende comprano quell’energia perché gli costa meno, punto.

Se sei un cittadino o un imprenditore che cerca di capire dove andranno i prezzi dell’elettricità nei prossimi anni, la risposta non sta in un reattore che forse aprirà nel 2038. Sta nei pannelli che puoi installare oggi, o nei contratti a prezzo fisso che sempre più aziende stanno firmando per comprare energia solare a dieci o quindici anni.

Il nucleare è ancora un dibattito. Il fotovoltaico è già la bolletta.