Il paese che genera eccedenze sufficienti per il pianeta non ha le infrastrutture per conservarle: mancano celle frigorifere e stoccaggio
Nel 2022, mentre 783 milioni di persone soffrivano la fame, nel mondo venivano sprecate 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, secondo il Food Waste Index Report 2024 dell’UNEP. Un mese fa Tom Vilsack ha aggiunto a questo paradosso un dettaglio americano: gli Stati Uniti producono abbastanza cibo da sfamare il mondo, ma una parte significativa finisce in discarica a produrre metano. A riferirlo, a fine luglio, è l’agenzia di informazione agricola Brownfield Ag News.
Vilsack è capo della World Food Prize Foundation dal marzo 2025. Prima di questo incarico è stato per anni segretario all’Agricoltura degli Stati Uniti: la denuncia, insomma, non arriva da un attivista, ma da chi ha governato quel sistema dall’interno. E per questo pesa.
L’abbondanza che produce metano
Il ragionamento di Vilsack è lineare. “La buona notizia è che, grazie al lavoro dei nostri agricoltori e allevatori, produciamo a livello globale abbastanza cibo per sfamare il mondo”, ha detto. “La sfida è assicurarci di non sprecarlo o perderlo.” Poi il passaggio che unisce il piatto alla discarica: si potrebbe fare di meglio con le porzioni e con l’uso degli avanzi, invece di buttarli nella spazzatura “che poi crea problemi di metano nelle nostre discariche”.
Il paradosso è esattamente qui. Il paese che genera eccedenze alimentari sufficienti per il pianeta non ha i mezzi per conservarle. L’abbondanza, invece di diventare risorsa, diventa rifiuto. Il rifiuto, a sua volta, diventa gas serra. Non serve una nuova tecnologia: servono porzioni più piccole, avanzi riutilizzati e, soprattutto, celle frigorifere. La domanda è se qualcuno abbia intenzione di costruirle.
La matematica dello spreco
I numeri del 2022 raccontano un fallimento organizzativo su scala planetaria: 1,05 miliardi di tonnellate di cibo sprecate, 783 milioni di persone affamate. Non è una coincidenza: è un problema di logistica, di distribuzione, di priorità. Il cibo non manca; manca la capacità di portarlo dove serve, quando serve.
E gli Stati Uniti? Secondo un’analisi di ReFED, il paese è lontano dall’obiettivo di dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030. L’obiettivo era stato fissato nel 2015. E qui il cerchio si chiude in modo scomodo: quel target fu contribuito a definirlo proprio Vilsack, quando era ancora segretario all’Agricoltura. Dieci anni dopo, l’uomo che contribuì a fissare l’asticella si trova a denunciare pubblicamente che l’asticella non sarà raggiunta.
Il divario tra promessa e realtà ha una doppia lettura. Da un lato mostra quanto sia facile annunciare obiettivi a quindici anni di distanza, quando la responsabilità ricadrà su qualcun altro. Dall’altro rivela che il problema non è mancanza di consapevolezza: è mancanza di infrastrutture, di incentivi, di priorità reali. Se il dimezzamento è così lontano, per chi produce significa eccedenze che non trovano sbocco; per chi consuma significa cibo che costa più del necessario; per il metano che continua a formarsi nelle discariche significa che nulla cambierà in fretta.
Chi costruirà il frigorifero che manca?
La parte più istruttiva dell’intervento di Vilsack è forse quella meno discussa. Negli Stati Uniti, ha detto, mancano capacità di stoccaggio e refrigerazione sufficienti per conservare efficacemente prodotti agricoli, bestiame e proteine. Non è questione di buone intenzioni: manca l’infrastruttura fisica, quella che si vede sulle mappe e nei bilanci.
Chi la costruirà, con quali risorse e in che tempi, resta una domanda aperta. I target si annunciano in una conferenza stampa; i magazzini frigoriferi si finanziano in bilancio, si autorizzano in sede locale, si costruiscono in anni. Nel frattempo il metano continua ad accumularsi nelle discariche, e il dimezzamento dello spreco resta un impegno sulla carta. La promessa, come le eccedenze, attende un frigorifero che ancora non c’è.
Se gli Stati Uniti producono cibo per il mondo ma non sanno conservarlo, il dimezzamento dello spreco entro il 2030 è una promessa che sta marcendo insieme alle eccedenze.




