La nuova tariffa sui rifiuti penalizza chi usa materiali difficili da riciclare, con costi crescenti dal 2026

Lo scorso 13 luglio sono stati diffusi i dati più attesi del sistema britannico di responsabilità estesa del produttore. A poco più di cinque settimane di distanza, il numero che doveva scuotere il mercato è rimasto lì: l’89%. Nove produttori su dieci di imballaggi nel Regno Unito continuano a immettere materiali non riciclabili, difficili da riciclare o a composizione mista, secondo i dati Defra diffusi da edie.

È una fotografia scomoda perché arriva esattamente quando il sistema tariffario comincia a distinguere tra chi imballa bene e chi imballa male. Non stiamo parlando di un problema di comunicazione ambientale, ma di costi unitari che dal 2026-27 cambiano in modo strutturale.

Nove su dieci ancora in zona rossa o ambra

Il punto di partenza è il dato Defra. Il 14% degli 11.701 produttori obbligati fornisce esclusivamente imballaggi con valutazione “rossa”, cioè interamente dipendenti da materiali difficili o problematici da riciclare. Il 75%, invece, si muove in una zona intermedia: fornisce un mix di imballaggi rossi, ambra e verdi. Sommando le due quote si arriva all’89%: meno di un produttore su dieci ha completato la transizione. Solo il 10% delle aziende ha abbandonato del tutto i materiali non riciclabili.

I numeri arrivano da una richiesta di accesso agli atti presentata da BagKraft e citata nell’articolo. Sono rilevanti non tanto per la sorpresa, quanto per la scala: il problema non è limitato a una nicchia di ritardatari, ma attraversa l’intera base produttiva. C’è differenza, naturalmente, tra chi è completamente rosso e chi mescola rosso e verde; ma dal punto di vista tariffario entrambi restano esposti.

La modulazione che separa chi paga da chi guadagna

La risposta sta nel meccanismo di modulazione delle tariffe. Il metodo si chiama RAM, Recyclability Assessment Methodology: assegna a ogni tipo di imballaggio una valutazione rossa, ambra o verde, e quella valutazione incide sulla tariffa di smaltimento. È la cosiddetta modulazione delle tariffe, come spiega la guida ufficiale del governo britannico. Dal 2026-27, come riporta Packaging Europe, queste valutazioni attivano tariffe di smaltimento eco-modulate, con sanzioni finanziarie per chi continua a usare materiali problematici.

Il differenziale non è simbolico. Nell’anno 2 del regime, il 2026-27, le tariffe per i materiali rossi sono fissate a 1,2 volte quelle ambra, secondo le tariffe illustrative pubblicate dal governo. Tradotto: chi consegna imballaggi rossi paga di più, in modo proporzionale e prevedibile, rispetto a chi si colloca nella fascia intermedia. L’89% dei produttori che ancora utilizza imballaggi non verdi affronta quindi tariffe crescenti, non una semplice raccomandazione.

Con il rosso a 1,2 volte l’ambra, la domanda diventa: chi è attrezzato per vincere questa partita? Il meccanismo premia chi ha già ridotto la dipendenza dai materiali difficili, e penalizza chi resta fermo. Non è una sanzione una tantum, ma un costo ricorrente che si consolida nei bilanci.

I pochi verdi e il posizionamento di chi vende sostenibilità

E infatti il mercato si sta già dividendo. Solo il 10% dei produttori opera interamente nella zona verde, secondo i dati Defra citati da Packaging Europe. È una minoranza piccola, ma con un vantaggio competitivo che cresce con le tariffe pEPR in aumento dal 2026-27. Per chi vende imballaggi riciclabili, il divario altrui diventa un argomento commerciale.

BagKraft lo esplicita: si definisce fornitore sostenibile di borse e imballaggi stampati nel Regno Unito e ha interesse a mostrare quanto sia ampia la platea dei produttori ancora esposti. Non è un osservatore neutro, ma il punto è proprio questo: nel nuovo regime la sostenibilità non è reputazione, è posizionamento di costo.

Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è il totale delle tariffe pagate, ma la quota di produttori che escono dalla zona rossa. Se l’89% resterà tale anche nel 2027-28, il pEPR avrà fallito. Se invece comincerà a scendere, allora il meccanismo starà facendo il suo lavoro: non convincere, ma far pagare.