Obiettivi vincolanti per il recupero imballaggi, ma la raccolta differenziata resta ferma al 14%.
Solo 12 brasiliani su 100 dichiarano di conoscere bene il decreto 12.688/2025, quello che dovrebbe cambiare il destino degli imballaggi in plastica. Eppure il 54% è convinto che i rifiuti differenziati vengano davvero riciclati. Due numeri che non dovrebbero poter convivere. A fotografarli è la seconda edizione dello studio Reciclagem no Brasil, realizzato dal Movimento Plástico Transforma in partnership con l’Instituto QualiBest, lanciata lo scorso luglio.
Un decreto che pochi conoscono
Il decreto federale 12.688, pubblicato il 21 ottobre 2025, istituisce il sistema nazionale di logistica inversa per gli imballaggi in plastica e regolamenta gli articoli 32 e 33 della Legge 12.305 del 2010, come risulta dal testo ufficiale pubblicato dalla Camera dei deputati brasiliana. Non è un semplice quadro di indirizzi: il decreto fissa obiettivi quantitativi annuali vincolanti, regionali e nazionale, per l’indice di recupero degli imballaggi di plastica e per il contenuto di materiale riciclato nei nuovi imballaggi, come ricostruito da un’analisi dello studio legale Mayer Brown.
Eppure la conoscenza pubblica resta bassa. Secondo il Movimento Plástico Transforma in partnership con l’Instituto QualiBest, il 45% dei brasiliani ha solo sentito parlare del provvedimento, il 12% dichiara di conoscerlo bene e il 39% ammette di non sapere di cosa si tratti. In pratica, quasi quattro persone su dieci ignorano una norma che impone obblighi precisi lungo tutta la filiera. La domanda da cui partire è semplice: cosa succede quando un decreto con obiettivi vincolanti viene ignorato da quasi 4 persone su 10?
Obiettivi di legge, realtà da costruire
Se il decreto è così ambizioso, perché resta quasi invisibile? Una parte della risposta sta nel divario tra norma e infrastruttura, ma anche tra accesso dichiarato e uso reale. Il Movimento Plástico Transforma, attivo dal 2016, ha diffuso a luglio 2026 la seconda edizione dello studio, come si legge sul sito dell’associazione Abiplast. I numeri raccontano una distanza netta: più della metà degli intervistati, il 55%, afferma di avere la raccolta differenziata nel proprio quartiere o nella propria strada; il 28% dice di aver destinato imballaggi alla raccolta differenziata solo in qualche momento; appena il 14% dichiara di farlo con frequenza.
Il dato va letto in controluce. L’accesso dichiarato non si traduce in una pratica costante: se più di un brasiliano su due dice di avere la raccolta differenziata, solo uno su sette ricicla con regolarità. Il decreto può fissare obiettivi annuali vincolanti, ma il gesto quotidiano resta minoritario. È qui che il gap di conoscenza diventa un problema operativo: una norma ambiziosa, calata su una realtà dove la pratica è ancora intermittente, rischia di restare sulla carta.
La fiducia che non diventa gesto
Dal contrasto strutturale si passa al paradosso individuale. Secondo la rilevazione del Movimento Plástico Transforma e dell’Instituto QualiBest, il 54% dei brasiliani crede che i rifiuti separati correttamente vengano effettivamente riciclati; solo il 6% dichiara di non fidarsi del processo, come riporta anche una sintesi di Recicla Sampa. Eppure questa fiducia convive con una pratica frequente ferma al 14%. Perché un cittadino su due si fida del sistema, ma solo uno su sette lo alimenta con costanza? La disponibilità dichiarata di raccolta differenziata non manca, la sfiducia è marginale. Il punto è probabilmente un altro: la distanza tra il sapere generico e il sapere operativo, tra l’aver sentito parlare di un decreto e il conoscerlo bene abbastanza da cambiare comportamento.
Nei prossimi mesi il numero da tenere d’occhio non è il 54% di fiducia, ma il 12% di conoscenza reale del decreto. Se non cresce, gli obiettivi vincolanti resteranno un esercizio normativo, non un cambiamento di comportamento.




