L’Agenzia del Demanio premia i progetti che coinvolgono i Comuni e le comunità energetiche
La crescita annuale delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) italiane registrata a metà 2025 superava il 240 per cento. Una percentuale che suona come un’esplosione, ma che nasconde un dato più sobrio: la capacità installata complessiva delle quasi seicento CER attive nel Paese era di appena 50,1 megawatt, secondo i dati raccolti da Rivista Energia nel giugno 2025. Una base così piccola rende il tasso di crescita meno sorprendente di quanto appaia a prima vista. È su questo mercato ancora fragile che lo scorso luglio l’Agenzia del Demanio ha scelto di puntare, pubblicando sei nuovi bandi per la concessione di terreni statali inutilizzati da destinare alla realizzazione di impianti fotovoltaici. In palio ci sono otto terreni per circa cinquanta ettari, distribuiti da Nord a Sud.
Otto terreni pubblici entrano in gara
I sei bandi sono rivolti alle Energy Service Company (ESCO). I terreni in gara, otto in totale per circa 50 ettari, sono distribuiti in sei regioni: due in Abruzzo, due in Lombardia, uno in Campania, uno in Piemonte, uno in Sicilia e uno in Veneto. L’attenzione dell’Agenzia va alla qualità progettuale e alle opere di mitigazione per gli aspetti paesaggistici, ma il dettaglio più significativo è un altro: i bandi prevedono un punteggio premiale ai progetti che includono la costituzione o l’adesione a Comunità Energetiche Rinnovabili e che coinvolgano almeno un Comune.
L’iniziativa arriva a un anno dal lancio delle gare pilota. Nell’aprile 2025 l’Agenzia aveva avviato un progetto pilota di partenariato pubblico-privato con la concessione di quattro terreni nei comuni di Lecce, Campomarino, Spilimbergo e Narni. È un’espansione, non un esordio: si passa da quattro a otto terreni, e da una sperimentazione a un meccanismo che vuole orientare il mercato. Il punteggio premiale non è un dettaglio tecnico. Perché un’agenzia che gestisce il patrimonio immobiliare dello Stato dovrebbe premiare chi lega un impianto fotovoltaico a una CER? La risposta sta nei numeri del settore.
Il boom silenzioso delle CER
Le Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia erano quasi seicento a metà 2025 e la loro diffusione era cresciuta di oltre il 240 per cento nell’ultimo anno, ma la capacità complessivamente installata restava modesta: 50,1 megawatt in tutto. Il divario tra tasso di crescita e dimensione assoluta è il punto: le CER crescono rapidamente perché partono da una base minima, non perché abbiano già raggiunto una scala rilevante nel sistema elettrico nazionale.
È esattamente la ragione per cui il Demanio ha scelto di inserire il punteggio premiale. Un terreno pubblico concesso per un impianto fotovoltaico può restare un progetto isolato, che produce energia e la immette in rete. Se invece il progetto include la costituzione o l’adesione a una CER, l’impianto diventa il perno di un modello di autoconsumo collettivo, condiviso almeno con un Comune. Come spiega l’Agenzia, l’iniziativa punta a promuovere la realizzazione e la gestione di impianti green su aree di proprietà dello Stato, favorendo al contempo la diffusione delle Comunità Energetiche Rinnovabili.
La scelta ha una logica ben precisa. I bandi si rivolgono alle ESCO, i soggetti chiamati a realizzare e gestire gli impianti. Premiare i progetti legati alle CER significa spingere chi occuperà i terreni a coinvolgere i territori, non solo a vendere energia. I circa cinquanta ettari in gara non cambieranno da soli il mix energetico italiano, ma possono indicare una direzione: il patrimonio immobiliare dello Stato come infrastruttura per l’autoconsumo diffuso, non solo come spazio da mettere a reddito.
Berlino guarda lontano
Se l’Italia muove i primi passi, la Germania ha già una strategia sistemica. Già nel dicembre 2024 il governo federale tedesco aveva avviato a livello europeo la pianificazione, costruzione e gestione di impianti fotovoltaici su più di mille edifici pubblici, per un volume totale di 200 milioni di euro. Il bando, aperto a imprese di tutta Europa, si è chiuso il 22 gennaio 2025. L’Italia mette in gara otto terreni per circa cinquanta ettari; Berlino lavora sull’intero patrimonio immobiliare federale. La differenza non è solo di numeri, ma di approccio: da una parte una leva puntuale, dall’altra un programma strutturale.
Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è la capacità CER che si materializzerà davvero. Se il ritmo di crescita del 240 per cento regge anche solo per un altro anno, la base installata si avvicinerebbe a livelli in cui il confronto con Berlino smette di essere impari. Fino ad allora, gli otto terreni del Demanio sono un test: non tanto sulla volontà di transizione, quanto sulla capacità di trasformare gli ettari in megawatt condivisi.




