Il calo della fame è reale ma diseguale: in Africa colpisce oltre il 20% della popolazione, con due carestie confermate

Nel 2025 la fame globale è scesa al 7,8%, ma nello stesso anno il costo medio di una dieta sana è salito a 4,28 dollari PPP a persona al giorno e, per la prima volta nella storia decennale del Global Report on Food Crises, due carestie sono state confermate nello stesso anno. È l’istantanea, tutt’altro che lineare, contenuta in The State of Food Security and Nutrition in the World 2026, il rapporto diffuso dalle Nazioni Unite a fine luglio. La media globale migliora, ma il sistema che dovrebbe nutrirci resta rotto.

Il paradosso del 2025: meno affamati, cibo più caro

Il dato principale, riportato dal rapporto SOFI 2026, è che il 7,8% della popolazione mondiale ha affrontato la fame nel 2025, in calo rispetto all’8,1% del 2024 e all’8,6% del 2022. In numeri assoluti parliamo di circa 645 milioni di persone, quasi 14 milioni in meno rispetto all’anno precedente. Sembra una buona notizia, e in una certa misura lo è: il miglioramento è lento ma costante.

Ma nello stesso arco di tempo l’accesso al cibo è peggiorato per molti. Il costo medio globale di una dieta sana è aumentato a 4,28 dollari PPP a persona al giorno, rispetto a 3,44 dollari PPP nel 2021 e a 2,94 dollari PPP nel 2017, con i livelli più alti registrati in America Latina e nei Caraibi, a 4,91 dollari PPP. A questo si aggiunge un dato più ampio: il 25,8% della popolazione mondiale, circa 2,1 miliardi di persone, ha sperimentato insicurezza alimentare moderata o grave, cioè a volte è stata costretta a compromettere la qualità o la quantità di ciò che mangia. Il calo della fame non tocca tutti, e le medie nascondono chi resta indietro.

La geografia della fame: l’Africa oltre il 20%, due carestie confermate

Il miglioramento è diseguale. Già nel 2024, la percentuale di popolazione che soffre la fame in Africa aveva superato il 20%, colpendo 307 milioni di persone. In Asia occidentale si stimava che circa il 12,7% della popolazione, più di 39 milioni di persone, potesse aver vissuto la fame nello stesso anno. Non sono numeri nuovi: tra il 2021 e il 2023 la fame era rimasta ferma a circa 733 milioni di persone per tre anni consecutivi, come documentava il SOFI 2024. E nel 2023, tra 713 e 757 milioni di persone risultavano denutrite, circa 152 milioni in più rispetto al 2019.

Poi c’è il dato che rompe ogni lettura rassicurante: per la prima volta nella storia decennale del GRFC, nel 2025 due carestie sono state confermate nello stesso anno, in parti della Striscia di Gaza e in Sudan, come documenta il Global Report on Food Crises. Il rischio di carestia persiste per Gaza, Sudan e Sud Sudan nel 2026. Quanto può reggere questo quadro prima che la prossima carestia diventi la norma?

Dieta sana irraggiungibile: il prezzo che esclude 2,7 miliardi

Ma la fame non è solo assenza di cibo: è anche prezzo. Nel 2025, secondo il SOFI 2026, 2,69 miliardi di persone — il 32,7% della popolazione globale — non potevano permettersi una dieta sana. È un numero in calo rispetto ai 2,97 miliardi del 2021, eppure resta enorme: significa che quasi un abitante su tre del pianeta è escluso da un’alimentazione adeguata per ragioni economiche. Si tratta di un dato confermato anche dalle pubblicazioni di punta della FAO, secondo cui le diete sane sono inaccessibili per circa 2,7 miliardi di persone nel mondo.

Il leggero calo della fame nasconde un sistema in cui il cibo sano è un lusso per 2,7 miliardi di persone e due carestie in un anno sono già una realtà. La vera domanda non è se la fame diminuisce, ma chi ne resta escluso e per quanto ancora.