Il sondaggio su 812 italiani mostra un sì condizionato, lontano dagli slogan: niente fossili e niente blackout, ma il conto
La bolletta sale e in tv si torna a parlare di nucleare. Prima di schierarsi, però, vale la pena fare una domanda diversa: quanto saresti disposto a pagare per evitare un blackout o per mandare in pensione il gas? A questa domanda hanno provato a rispondere Malte Oehlmann e Jürgen Meyerhoff in uno studio pubblicato a luglio sul Journal of Environmental Economics and Policy, basato su un sondaggio online condotto in Italia già nel marzo 2024 su un campione finale di 812 intervistati.
Il risultato è più sfumato di quanto suggeriscano gli slogan. Non dice semplicemente “gli italiani vogliono il nucleare”: dice che la classe più numerosa degli intervistati è disposta a pagare, ma solo a precise condizioni. E il divario tra quella disponibilità e il costo reale del piano è la parte della storia che riguarda direttamente chi paga la bolletta.
Il referendum del 2011 e il sondaggio che lo rilegge
Nel giugno 2011 un referendum respinse il piano che puntava al 25% dell’elettricità da nucleare entro il 2030, come ricostruisce il profilo paese dell’Italia curato dalla World Nuclear Association. Per anni quella consultazione è stata letta come una chiusura netta: il nucleare, in Italia, sembrava archiviato.
Quindici anni dopo, il sondaggio alla base dello studio riapre il discorso in modo diverso. La classe più numerosa degli intervistati — la Classe 2, nella segmentazione usata dagli autori — rifiuta i combustibili fossili, la bioenergia e le interruzioni di servizio, ma sostiene l’energia nucleare. In pratica: il sì esiste, ma è condizionato. Non è un sì al fossile che resta nel mix, e non è un sì che accetta blackout pur di pagare meno. È una posizione che chiede un conto preciso, non uno slogan.
Tradurre quella disponibilità in euro, però, è tutta un’altra cosa.
Da 6 a 6,23 miliardi di sì e un piano da 174: il conto del nucleare
La disponibilità a pagare non è un numero astratto. Il sondaggio la traduce in un surplus del consumatore aggregato annuo delle famiglie italiane compreso tra 5,97 e 6,23 miliardi di euro, a seconda dello schema di ponderazione usato. La forbice è stretta, e questo è di per sé un dato: le famiglie valutano il mix con il nucleare in modo piuttosto stabile, comunque lo si misuri.
Il problema emerge quando si confronta quel numero con il piano. Il NECP italiano, il piano nazionale integrato per l’energia e il clima, stima 174 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi per il sistema energetico nel periodo 2024-2030, come riportato nella valutazione di CAN Europe sul piano italiano. Sei miliardi all’anno di disponibilità delle famiglie, da un lato; 174 miliardi di investimenti aggiuntivi in sei anni, dall’altro. La differenza di scala spiega perché il consenso misurato dai questionari non basta, da solo, a reggere un programma nucleare.
La politica, intanto, si è già mossa. Lo scorso ottobre il Consiglio dei Ministri, presieduto da Giorgia Meloni, ha approvato un disegno di legge che delega al governo la reintroduzione dell’energia nucleare, come ricostruito da World Nuclear News. Il ministro dell’Ambiente Pichetto l’ha presentata come «una scelta basata su innovazione, sicurezza e responsabilità». Parole che, per chi ha letto lo studio, suonano molto vicine alle condizioni poste dalla Classe 2: niente fossili, niente blackout, responsabilità su dove finiscono i soldi.
Nucleare sì, ma a quali condizioni? Il precedente tedesco
Per capire quanto fidarsi di quei numeri serve un confronto. Lo stesso Jürgen Meyerhoff ha già condotto un esperimento di scelta discreta sulla disponibilità a pagare per l’espansione delle energie rinnovabili in Germania, documentato su Ideas/RePEc. In questo tipo di studi la disponibilità a pagare non è una risposta definitiva: è una bussola che dice quanto un certo mix vale davvero per chi lo paga in bolletta.
Il prossimo decreto delegato dirà se quelle condizioni — niente fossili, niente blackout — saranno scritte nero su bianco. E se il conto, alla fine, tornerà a chi lo paga.
La prossima volta che senti parlare di nucleare, non chiederti solo se sei favorevole o contrario: chiediti quanto sei disposto a pagare, a quali condizioni, e chi controllerà che quei soldi vadano dove promesso.




