Le raffinerie chiedono indietro 80 milioni di dollari mentre la città rischia di restare senz’acqua entro il prossimo anno

Immagina di aprire la bolletta dell’acqua e scoprire che dentro quei numeri non c’è solo il contatore di casa, ma una quota del tuo stipendio che se ne va dritta a una raffineria. Una famiglia tipo di Corpus Christi, sulla costa del Texas, ha vissuto esattamente questo per almeno un decennio. Secondo documenti e interviste con funzionari della città, i residenti e le piccole imprese hanno versato più di 100 milioni di dollari per tenere bassa la bolletta di colossi come Valero, Citgo e LyondellBasell, che pagavano l’acqua molto meno di una normale famiglia. Mentre gli uffici amministrativi discutono di rimborsi e ricorsi, la città si avvicina a un’emergenza idrica che potrebbe lasciare tutti a secco entro l’anno prossimo.

Il sussidio nascosto in bolletta

Già nel 2016 il meccanismo era lampante: le grandi aziende industriali, riunite sotto la sigla “clienti OCL large-volume” (fuori dai confini cittadini), pagavano circa 2 dollari per 1.000 galloni d’acqua. Un cliente residenziale dentro la città, per quella stessa quantità, ne pagava sei — tre volte tanto. A spanne, se una famiglia media di quattro persone consuma sui 12.000 galloni al mese, la differenza si fa sentire decine di dollari sulle spalle di chi già fatica ad arrivare a fine mese. I modelli tariffari della città mostrano che questo squilibrio ha raggiunto oltre cento milioni di dollari nel corso degli anni, una cifra che in pratica è stata girata dalle tasche dei residenti ai bilanci di alcune delle aziende energetiche più ricche del pianeta.

Tre anni fa, nel 2023, il comune ha provato a raddrizzare la bilancia raddoppiando le tariffe industriali. Una mossa logica, se si pensa che gli utenti industriali consumano più della metà dell’acqua della città. Ma appena è arrivato il conguaglio, le multinazionali hanno bussato alla porta delle autorità di regolamentazione statali per protestare. “Non è giusto che una famiglia di pensionati o di lavoratori che fanno due o tre lavori debba sostenere società da miliardi di dollari e pagare la loro bolletta dell’acqua”, ha dichiarato lo scorso 13 luglio il City Manager Peter Zanoni. Una presa di posizione netta, che ha dato il via a una battaglia legale dai contorni paradossali.

La resa dei conti (al contrario)

La scorsa settimana, di fronte a un’agenzia statale indipendente ad Austin, è andata in scena l’udienza pubblica sul caso. A renderla surreale è il piatto che le aziende portano in tavola: un rimborso da 80 milioni di dollari per gli aumenti già versati. Come se non bastasse aver goduto per anni di tariffe di favore, ora chiedono indietro i soldi con cui la città ha appena cominciato a pareggiare i conti. Un choc per chiunque guardi i numeri con un minimo di buonsenso. Il personale della Public Utility Commission del Texas, l’ente chiamato a dirimere la questione, ha fatto i calcoli e ha raccomandato alla commissione di riconoscere alle aziende non più di 6 milioni di dollari — meno di un decimo della richiesta. Un tentativo di riportare la discussione su binari realistici, ma che non placa la tensione.

Nel frattempo, le stesse società che vogliono il rimborso pompano idrocarburi a ritmi impressionanti. Corpus Christi ospita tre raffinerie — Valero Energy, Flint Hills Resources e Citgo — con una capacità di distillazione del greggio di 900.000 barili al giorno, circa il 5% dell’intera capacità di raffinazione degli Stati Uniti. Per questi impianti l’acqua non è un optional: serve per raffreddare, generare vapore, trattare i prodotti. La città, dal canto suo, ha già detto sì a un accordo trentennale per fornire fino a 8 milioni di galloni al giorno di acqua riciclata di Tipo II a Valero Refining, un’intesa che garantirà alle raffinerie una fonte idrica alternativa senza intaccare le forniture potabili. Eppure, mentre si progetta il futuro industriale, il presente dei residenti è appeso a un filo.

Cosa succede quando l’acqua finisce

Ancora più urgente del braccio di ferro legale è la prospettiva di restare a secco. Già lo scorso marzo, i funzionari comunali hanno lanciato l’allarme: Corpus Christi potrebbe raggiungere uno stato di “emergenza idrica” nel giro di mesi e rimanere senz’acqua l’anno prossimo. Non è uno scenario da film catastrofico, è il risultato di decenni di passi falsi, sottovalutazioni e una gestione che ha privilegiato i grandi consumatori. Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: mentre i legali discutono se restituire qualche milione a chi ha già avuto sconti miliardari, la città si prepara a razionare l’acqua per i suoi abitanti. Gli stessi stabilimenti che oggi reclamano rimborsi potrebbero ritrovarsi a corto della risorsa su cui si regge la loro produzione.

La prossima volta che apriremo la bolletta, sapremo che quei numeri non sono solo costi, ma scelte politiche. La decisione tra continuare a sovvenzionare l’industria o garantire acqua ai cittadini non è più rimandabile. E in Texas, dove il termometro politico è spesso più alto di quello esterno, è una scelta che potrebbe fare scuola — o fare danni — per molto tempo.