Lidar vs telecamere: 220 milioni di miglia Waymo contro i dati Tesla.
La differenza tra un robotaxi commerciale e un esperimento perpetuo non sta nel software di guida. Sta nella capacità di vedere. O meglio, nella scelta di quanti e quali sensori montare a bordo. Waymo ha appena messo nero su bianco, con numeri e scenari reali, perché l’approccio “solo telecamere” che Tesla continua a difendere incontri un limite fisico prima ancora che statistico: il weak sensing, la percezione debole, appiattisce la curva di sicurezza molto prima di raggiungere prestazioni sovrumane.
Il muro invisibile delle telecamere
Dmitri Dolgov, co-CEO di Waymo, ha illustrato il problema tecnico senza giri di parole. “Si scopre che il weak sensing porta a una curva di sicurezza che si appiattisce troppo presto”.
La frase viene da un intervento del co-CEO di Waymo che smonta l’architettura Tesla con un esempio concreto: durante una tempesta di sabbia a Phoenix, la telecamera non vedeva quasi nulla, mentre il lidar tracciava con precisione la sagoma di un pedone sul ciglio della strada. Non è un caso limite da laboratorio. È un evento atmosferico prevedibile in qualsiasi città del sud-ovest americano.
La tesi di Dolgov è che la fase facile è arrivare al 90% o al 99% di affidabilità. Ogni 9 in più dopo quel punto richiede circa dieci volte lo sforzo del precedente. E con il solo segnale visivo, la progressione si ferma. La suite di sensori Waymo usa tre modalità — telecamere, lidar e radar — proprio per aggirare quel muro.
I numeri danno ragione a questa architettura ridondante. I dati del robotaxi Tesla mostrano un tasso di incidenti circa tre volte peggiore di un guidatore umano, e questo con un supervisore di sicurezza ancora seduto al posto di guida. Waymo, che opera senza umano a bordo, pubblica cifre opposte: il rapporto di sicurezza Waymo su 220 milioni di miglia segnala il 94% in meno di incidenti con lesioni gravi rispetto ai conducenti umani sullo stesso percorso — un fattore di miglioramento di circa 17 volte.
“Tra 90% e 99% è la parte facile. Ogni 9 in più costa dieci volte tanto.”
Non sorprende quindi che il servizio Robotaxi attuale di Tesla resti confinato a basse velocità in aree geo-recinte del Texas: una demo, non un prodotto commerciale. E i conteggi indipendenti sugli incidenti lo confermano: la flotta sperimentale Tesla registra una frequenza di collisioni superiore a quella di Waymo, come emerso da una causa legale a Houston intentata da un ex supervisore licenziato.
Lucid sceglie il realismo: Gravity su Uber
Mentre lo scontro tecnico tra lidar e visione pura continua, Lucid ha preso una strada diversa. Ha ritardato il lancio del suo EV di medie dimensioni al 2027, ammettendo con insolita franchezza di non aver “eseguito in modo coerente”, di aver “sottoinvestito nel servizio” e di aver “permesso alla complessità di rallentare il processo decisionale”, secondo il comunicato sugli utili del secondo trimestre Lucid. Non è un ripiegamento, ma un reset strategico.
Il CEO ad interim Marc Napoli lo ha detto chiaro: “Non ripeteremo gli errori del passato portando un prodotto sul mercato prima che sia pronto”. La frase compare in un’intervista al CEO di Lucid che definisce l’EV di medie dimensioni “una delle nostre vittorie obbligate”. L’azienda ha capito che la partita dei robotaxi non si gioca sulla promessa tecnologica ma sull’affidabilità operativa. Ecco perché la fornitura a Uber del Gravity SUV partirà già quest’anno: un banco di prova reale, con un operatore terzo che assorbe la complessità della gestione flotte.
Quanto costa, in chilometri reali, la sicurezza in più
Per chi installa, gestisce o semplicemente sceglie su quale piattaforma scommettere, il trade-off è ormai misurabile. Waymo ha dimostrato che la ridondanza sensoristica costa di più nell’allestimento del singolo veicolo, ma abbatte il tasso di incidenti gravi di un ordine di grandezza. Tesla punta sull’economia di scala di un hardware più semplice, ma i suoi stessi dati dicono che senza lidar la sicurezza resta al di sotto della media umana, persino con supervisione. Lucid, nel frattempo, ha scelto di non scegliere: esternalizza il servizio a Uber, concentrandosi sull’efficienza del veicolo elettrico in sé.
La domanda per chi opera flotte è pratica: quanti chilometri puoi accumulare senza un incidente grave che ti blocchi l’operatività? Waymo risponde con 220 milioni di miglia e una riduzione del 94%. Tesla risponde con un’area geo-recitata e un fattore di rischio tre volte peggiore del guidatore medio. La differenza non è nel software. È nei sensori. E quella differenza, al momento, non si comprime con gli aggiornamenti over-the-air.




