Il programma Boegoebaai per l’idrogeno verde minaccia l’habitat della rana, già colpita da miniere di diamanti e dal mercato illegale
Lo scorso 10 luglio, i valutatori della Lista Rossa IUCN hanno proiettato che fino a un terzo dell’habitat sudafricano della rana della pioggia del deserto potrebbe essere compromesso nei prossimi vent’anni, e circa due terzi di quello namibiano. A minacciare questo anfibio lungo al massimo sei centimetri, che vive solo nelle dune di sabbia costiera tra il Sudafrica settentrionale e la Namibia meridionale, non è un agente inquinante ma uno dei progetti più ambiziosi di idrogeno verde del governo sudafricano: il Boegoebaai Green Hydrogen Programme. Pubblicato come progetto strategico integrato da Pretoria, il programma insiste proprio sull’area di dune dove la rana si è adattata a sopravvivere senza acqua superficiale. È il paradosso di una sostenibilità che si morde la coda.
Idrogeno green, estinzione rossa
Il programma Boegoebaai Green Hydrogen è stato pubblicato come uno dei progetti integrati strategici del governo sudafricano, con l’ambizione di produrre idrogeno verde su larga scala per l’esportazione. Le dune costiere del Namaqualand, dove la Breviceps macrops trascorre l’intera esistenza senza mai vedere acqua libera, rientrano nell’area di sviluppo. La rana si muove solo dopo il crepuscolo, scava tane nella sabbia umida e si nutre di insetti: la sua intera nicchia ecologica è racchiusa in una fascia larga una decina di chilometri lungo la costa. Secondo i valutatori IUCN, la sola pressione del programma Boegoebaai potrebbe compromettere fino a un terzo dell’habitat sudafricano nei prossimi vent’anni, mentre in Namibia la stima sale a due terzi. In termini assoluti, stiamo parlando di pochi chilometri quadrati di dune bianche, un ecosistema già fragile che il Succulent Karoo non può rigenerare in tempi utili.
Già prima che l’idrogeno facesse capolino, l’attività mineraria di diamanti aveva cominciato a erodere lo stesso bioma. La IUCN, in un comunicato del 9 luglio scorso, ha ricordato che l’attività mineraria di diamanti e lo sviluppo industriale proposto hanno spinto la rana della pioggia del deserto verso il declino. Il punto è che la «sostenibilità» del programma Boegoebaai si misura in tonnellate di idrogeno e posti di lavoro, non certo in popolazioni di anfibi. Eppure il progetto di idrogeno non è l’unica pressione che stringe il Succulent Karoo biome. Dietro l’immagine virale della rana che squittisce, si nasconde un mercato parallelo che ne mette a rischio la sopravvivenza.
Diamanti, meme e gabbie: l’altra faccia della fama
Benjamin Tapley, curatore alla Zoological Society of London, ha spiegato che «le rane dall’aspetto così unico possono diventare vittime della loro stessa fama». La Breviceps macrops, con il suo corpo tondeggiante e il verso che ricorda un giocattolo di gomma, è diventata un meme globale; nei canali online e nelle fiere di rettili, adulti catturati illegalmente vengono scambiati a prezzi che possono superare i mille euro. Un mercato che non conosce confini, alimentato proprio dalla visibilità che dovrebbe proteggerla. Intanto, l’estrazione dei diamanti continua a scavare le dune del Namaqualand, rendendo l’habitat sempre più frammentato anche lontano dai cantieri dell’idrogeno. La combinazione è micidiale: le operazioni minerarie consumano lo spazio fisico, mentre la domanda di animali esotici sottrae i riproduttori dalla popolazione selvatica.
Ora la domanda è: con tre fronti aperti – idrogeno, miniere e bracconaggio – quanto tempo resta prima che il declino diventi irreversibile? La IUCN non offre scappatoie: senza un cambio di passo, i numeri parlano da soli.
Il numero da guardare: 20% in dieci anni
Lo IUCN Amphibian Specialist Group ha messo nero su bianco: senza azioni di conservazione, la popolazione calerà del 20% nel prossimo decennio. È un dato che prescinde dalle proiezioni sull’habitat: anche se l’infrastruttura di Boegoebaai non cancellasse un terzo delle dune, la semplice combinazione di pressioni attuali basterebbe a far scivolare la specie verso l’estinzione. In parallelo, i valutatori IUCN hanno già proiettato un calo della popolazione di circa il 20% proprio in questo decennio, confermando che la traiettoria è già in atto. Quanto pesano queste cifre nei tavoli dove si discute di transizione energetica e sviluppo industriale? Vent’anni per perdere un terzo dell’habitat, dieci per vedere sparire un quinto degli individui: il cronoprogramma è scritto, manca solo sapere se qualcuno lo leggerà.




