L’incendio di Almería ha causato 13 morti e l’evacuazione di 1.600 persone, mentre gli investimenti in prevenzione restano molto inferiori

Immagina di sentire l’odore acre del fumo e vedere il cielo arancio oltre la finestra. Prendi il telefono per cercare istruzioni su cosa fare, dove andare, ma lo schermo resta muto. Nessun messaggio, nessuna notifica. A Los Gallardos, lo scorso 9 luglio, è andata proprio così: mentre le fiamme avanzavano verso le case, il sistema di allerta pubblica Es Alert non ha mai inviato l’avviso di emergenza ai residenti. A metà luglio, il quotidiano El País si chiedeva ancora e se sia stata data ai cittadini un’indicazione chiara su come comportarsi mentre il fuoco divorava il territorio.

Un allarme che non è mai arrivato

Quel silenzio ha pesato su un bilancio che oggi conosciamo fin troppo bene. L’incendio di Almería del 2026 ha distrutto veicoli e abitazioni, ha mandato in fumo migliaia di ettari e ha costretto più di 1.600 residenti all’evacuazione. Il conto delle vittime, aggiornato a inizio luglio, parla di 13 morti, almeno 17 feriti e 10 persone disperse. Greenpeace, nel suo comunicato del 10 luglio, parlava già di 11 vittime accertate, tre in più rispetto alle prime stime, e sottolineava come gli incendi forestali si siano trasformati da problema ambientale e sociale a vera e propria emergenza di protezione civile. Una domanda scomoda, a un mese dai fatti, resta senza risposta: se la tecnologia per avvisare la popolazione esiste, perché è rimasta spenta proprio quando serviva?

Se il sistema di allerta non ha funzionato, però, siamo solo alla punta dell’iceberg. Il vero nodo sta a monte, nella gestione quotidiana del territorio, nelle scelte di bilancio che si fanno quando il cielo è ancora azzurro e l’odore di fumo è solo un ricordo lontano.

Quanto costa (davvero) non prevenire

Basta un numero per rimettere a fuoco la questione. Secondo Greenpeace, investire 1.000 milioni di euro all’anno nella prevenzione e nella gestione forestale genererebbe un risparmio stimato di 99.000 milioni di euro: un ritorno del 9.900 per cento. Tradotto in termini pratici, per ogni euro messo oggi nella cura dei boschi e nella riduzione del rischio, se ne evitano quasi cento di spesa domani tra elicotteri, squadre a terra, case da ricostruire e, soprattutto, danni umani e sociali incalcolabili. Con quella cifra, spiega ancora l’associazione ambientalista, si potrebbero gestire e salvare 9,9 milioni di ettari di territorio, una superficie grande quanto il Portogallo o quasi un quinto dell’intera Spagna.

Guardiamo cosa è successo davvero. Lo scorso anno, quasi un terzo della superficie bruciata in Europa si trovava in Spagna. Un dato che non sorprende se si incrocia con la lentezza delle risposte strutturali. Già da aprile 2026, l’Agenzia di Sicurezza e Gestione Integrale delle Emergenze dell’Andalusia aveva avviato processi selettivi pubblici per assumere personale a tempo pieno nel dispositivo INFOCA, il piano regionale antincendio. Una necessità che arriva da lontano: quei bandi coprono vacanze accumulatesi tra il 2022 e il 2023 e finanziati con le offerte di impiego pubblico del 2023 e 2024. Servono persone, è evidente, ma la cabina di regia si muove con il passo di chi rincorre l’emergenza già scoppiata.

Greenpeace riconosce che qualche passo avanti nei piani preventivi per le zone ad alto rischio e nei piani locali di emergenza c’è stato, ma avverte che “resta ancora moltissimo da fare”. E i fatti di Los Gallardos, con il loro carico di vittime e di domande inevase, suonano come la conferma più amara di quel “moltissimo”.

Prevenire o spegnere: il conto lo paghiamo tutti

Ma mentre l’Andalusia fatica a coprire gli organici del piano INFOCA, i numeri dicono con chiarezza che senza un investimento strutturale ogni estate rischia di trasformarsi in un bollettino di guerra. Il confronto è impietoso. Gestire il bosco, pulire i sottoboschi, creare fasce tagliafuoco, formare squadre permanenti: tutto questo costa 1.000 milioni l’anno. Spegnere un incendio fuori controllo, evacuare paesi interi, piangere tredici morti e ricostruire ciò che è andato distrutto: il conto lievita fino a sfiorare cento miliardi. E qui non stiamo parlando di fantascienza finanziaria, ma di una scelta politica che tocca il portafoglio di ogni contribuente e la pelle di chi vive nei territori a rischio.

Per il cittadino, il messaggio è tanto semplice quanto scomodo. Ogni estate in cui si decide di spendere cento volte meno di quanto servirebbe in prevenzione è un’estate in cui ci giochiamo la sicurezza di migliaia di famiglie. E quando l’allerta non parte, quando il telefono resta muto mentre il fuoco avanza, scopriamo che il costo più alto non si misura solo in euro, ma in silenzi che pesano come macigni.

L’errore di Los Gallardos non deve ripetersi. Ma la vera sicurezza, quella che vorremmo per noi e per chi amiamo, non sta nel messaggio di emergenza che squarcia la notte: sta nel bosco che non brucia, curato mese dopo mese, con un investimento che oggi appare oneroso e domani si rivela l’affare migliore che potessimo fare. La prossima volta che sentiremo odore di fumo oltre la finestra, sapremo che poteva andare diversamente.