Lo studio del Politecnico di Milano delinea quattro orizzonti temporali fino al 2050

Centonovanta gigawatt di fotovoltaico e più di cento gigawatt di eolico: sono i numeri che, messi in fila, disegnano l’architettura del sistema elettrico italiano alla metà del secolo. Cifre che colpiscono, ma che — secondo i ricercatori — non rappresentano un azzardo statistico. Un sistema alimentato interamente da fonti rinnovabili entro il 2050 è tecnicamente realizzabile e, tra gli scenari esaminati, è anche quello economicamente più conveniente. Lo afferma uno studio appena pubblicato dal Politecnico di Milano insieme a LEAP, il Laboratorio Energia e Ambiente Piacenza, presentato nei giorni scorsi e commissionato da Italia Solare. L’analisi non si limita a una proiezione unica: prende in esame quattro orizzonti temporali — 2030, 2035, 2040 e 2050 — e per ciascuno delinea la traiettoria possibile, con un dettaglio che mancava nel dibattito pubblico. Al 2050, il fabbisogno di gas si ridurrebbe del 90 per cento rispetto ai livelli attuali.

La taglia del futuro: 190 GW di solare

I numeri dello studio servono a dare una scala al problema — e alla soluzione. Centonovanta gigawatt di fotovoltaico significano più che quintuplicare la potenza installata oggi in Italia, che all’inizio del 2026 viaggiava attorno ai 35 GW. Più di cento gigawatt di eolico, tra onshore e offshore, rappresentano un salto altrettanto marcato rispetto ai circa 13 GW attuali. Non si tratta di un esercizio di fantasia: la modellizzazione del Politecnico di Milano e di LEAP dimostra che la potenza necessaria può essere dispiegata nei tempi previsti, a patto che le autorizzazioni e gli investimenti seguano una traiettoria coerente.

L’aspetto che più conta, in questa analisi, è il confronto economico tra gli scenari. I ricercatori hanno messo a paragone diverse ipotesi di decarbonizzazione, e quella basata su un mix 100 per cento rinnovabile risulta la meno costosa nel lungo periodo. Non è un dettaglio secondario: fino a pochi anni fa, l’idea di un sistema elettrico senza gas sembrava tecnicamente possibile ma finanziariamente proibitiva. Oggi il costo livellato dell’energia da fonti rinnovabili è sceso a tal punto da ribaltare l’equazione. Ma questa convinzione non nasce dal nulla.

Il divorzio dal gas: quando i numeri cambiano

La risposta sta in un percorso già cominciato, quasi per forza di cose. Già nel 2021, prima dell’invasione russa dell’Ucraina, l’Italia dipendeva dalla Russia per circa il 40 per cento del gas naturale importato, su un totale di 72,6 miliardi di metri cubi standard. Un’esposizione che il sistema-paese ha dovuto correggere in fretta. Nel 2022, le importazioni di gas russo sono state dimezzate, scendendo al 19 per cento del totale, mentre le esportazioni italiane verso il resto d’Europa sono triplicate. Non solo: tra agosto 2022 e gennaio 2023, l’Italia ha ridotto il consumo interno di gas del 18,6 per cento, secondo un’analisi di ECCO, superando l’obiettivo europeo del 15 per cento fissato per fronteggiare la crisi energetica.

Questi dati servono a ricordare una verità scomoda ma utile: il cambiamento, quando diventa inevitabile, può avvenire molto più in fretta di quanto si immaginasse. Il taglio forzoso dei consumi di gas non è stato indolore, ma ha mostrato che la domanda può contrarsi senza mandare in tilt l’economia. Ed è proprio questa esperienza recente a rendere credibile l’ipotesi di un sistema elettrico che, nel giro di un quarto di secolo, riduca del 90 per cento il proprio fabbisogno di gas. Il divorzio energetico da Mosca ha aperto una finestra che, secondo lo studio del Politecnico e di LEAP, può trasformarsi in una porta permanente.

Il punto non è più se le rinnovabili possano bastare, ma a quali condizioni. La modellizzazione al 2050 presuppone un’accelerazione decisa delle installazioni annuali, una rete di accumuli e una gestione della domanda che oggi sono solo abbozzate. E il confronto con il resto d’Europa serve a capire se l’Italia stia correndo o stia camminando.

La corsa europea: Spagna in testa

Guardando oltreconfine, il termine di paragone più diretto arriva dalla Spagna. Già nel novembre 2018 Madrid ha codificato in legge l’obiettivo di un’elettricità 100 per cento rinnovabile entro il 2050, diventando uno dei primi grandi paesi europei a farlo. Non si è trattato di una dichiarazione d’intenti, ma di un vincolo legislativo che ha orientato le politiche industriali e gli investimenti degli anni successivi.

Il quadro continentale, del resto, era già delineato. Uno studio del 2020 realizzato da SolarPower Europe e dalla LUT University aveva modellato uno scenario 100 per cento rinnovabile per l’intera Europa, dimostrando che l’obiettivo era raggiungibile e conveniente a livello continentale. Non una previsione isolata, ma un punto di riferimento che ha influenzato il dibattito degli anni successivi. In questo contesto, lo studio italiano appena pubblicato dal Politecnico di Milano e LEAP non fa che allineare il caso nazionale a una direzione già tracciata da altri, con un dettaglio modellistico che mancava.

Il 2050 non è un orizzonte lontano: è un percorso che richiede decisioni immediate. Il numero da tenere d’occhio, nei prossimi dodici mesi, sarà la velocità con cui si muoveranno i decreti attuativi e la capacità rinnovabile effettivamente installata. Perché gli scenari modellizzati al computer diventano realtà solo quando incrociano la politica —
e la politica, si sa, ha i suoi tempi.