Il dato arriva dall’IRENA e riguarda i costi dei combustibili fossili evitati grazie alle fonti pulite

Hai presente quella sensazione, vero? Entri al distributore, guardi il display che sale e ti chiedi come sia possibile che ogni volta costi tutto di più. Tra marzo e giugno di quest’anno, lo stretto di Hormuz è rimasto chiuso per oltre 100 giorni a seguito del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il greggio Brent ha toccato i 126 dollari al barile, un picco che ha fatto tremare governi e mercati. E quel salasso, inevitabilmente, è arrivato dritto nei nostri portafogli. Mentre il mondo fissava le quotazioni del barile, un’altra partita si giocava lontano dai riflettori, sui tetti e tra le turbine. E i numeri sono così clamorosi che vale la pena raccontarli.

La rivoluzione silenziosa

Ecco cosa succede, invece, quando si guarda dall’altra parte. Mentre noi eravamo incollati alle notizie sulle petroliere bloccate, l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) ha diffuso nei giorni scorsi un dato che ribalta ogni prospettiva: lo scorso anno, le energie rinnovabili installate nel mondo hanno evitato circa 480 miliardi di dollari in costi di combustibili fossili. Non è un errore di battitura: quasi mezzo trilione di dollari che non abbiamo dovuto bruciare, nel vero senso della parola.

Facciamo due conti per capire la traiettoria. Già nel 2024 il risparmio evitato era stato di 467 miliardi di dollari, e nel 2023 le sole nuove capacità rinnovabili aggiunte a partire dal 2000 avevano tagliato almeno 409 miliardi di costi per il carburante nel settore elettrico. La Cina, da sola, nel 2025 ha rappresentato 177 miliardi di dollari di quel risparmio, circa la metà del totale globale. Ma il dato più dirompente è un altro: più del 90% della nuova capacità rinnovabile su scala industriale aggiunta lo scorso anno è risultata più economica dell’alternativa fossile più a basso costo. Non stiamo parlando di un futuro auspicabile, ma di una realtà già misurata al centesimo di dollaro per megawattora.

Il crollo dei costi è il vero protagonista di questa storia, anche se nessuno gli ha dedicato una diretta tv. Dal 2010, il costo del solare fotovoltaico è precipitato dell’89%, quello dell’eolico onshore del 71% e persino l’eolico offshore, che richiede tecnologie più complesse, è sceso del 63%. Nel solo 2025, l’eolico onshore è calato di un altro 4% arrivando a 33 dollari al megawattora, mentre l’offshore è sceso del 3% a 78 dollari. Sono cifre che rendono il fossile, semplicemente, un lusso che non possiamo più permetterci.

E se pensi che la soluzione sia costruire più centrali a gas per metterci al riparo dalle crisi, preparati a un’altra doccia fredda. Gli ordini globali di turbine a gas hanno raggiunto 110 gigawatt alla fine del 2025, ma la capacità produttiva mondiale è ferma tra i 60 e i 70 gigawatt. Con meno offerta e più domanda, i prezzi di queste tecnologie sono aumentati del 195% dal 2019. Il paradosso è servito: oggi il gas non solo è vulnerabile alle crisi geopolitiche, ma anche le macchine che dovrebbero bruciarlo costano quasi il triplo di sei anni fa. La domanda a questo punto è inevitabile: perché si continua a parlare solo di petrolio, quando la risposta è già sotto i nostri occhi?

Cosa conviene fare (davvero)

La risposta non è nei titoli sull’emergenza, ma nei numeri di chi ha già investito senza clamore. Se oltre il 90% della nuova potenza rinnovabile costa meno del fossile più economico, la scelta per un’impresa o per una famiglia che guarda alla bolletta dei prossimi vent’anni non è ideologica: è aritmetica. Ogni volta che il prezzo del barile impazzisce, un pannello sul tetto o una pala eolica continuano a girare al costo che avevano ieri, e che avranno domani: zero carburante.

Non esiste la bacchetta magica, e ci sono casi in cui l’investimento non ripaga subito: tetti poco esposti, vincoli paesaggistici, costi di installazione ancora alti per chi non accede a incentivi. Ma quando senti parlare di turbine a gas che costano il 195% in più, forse vale la pena guardare il preventivo di un impianto fotovoltaico con occhi diversi. Perché la vera insicurezza energetica non è avere il sole o il vento intermittenti: è dipendere da uno stretto che qualcuno, un giorno, può chiudere. La prossima volta che senti parlare di crisi del petrolio, ricorda: un impianto eolico o un pannello solare non chiudono mai uno stretto.