Il dato sulla parità di genere resta indietro di due punti percentuali
Il numero che salta agli occhi è il 90%. Nove impianti su dieci, uffici su dieci, server su dieci alimentati da fonti rinnovabili. E poi ci sono ottocento milioni di libbre — circa 363 milioni di chilogrammi — di prodotti a fine vita riciclati o riutilizzati. Ma nel rapporto di sostenibilità pubblicato la scorsa settimana c’è anche un altro numero, molto più piccolo: 25% contro un obiettivo del 27%. La quota di dirigenti donne non ha raggiunto l’asticella. Non è una crepa che oscura i risultati, ma è la spia che perfino il primo produttore di pc al mondo, pioniere degli obiettivi net-zero, deve fare i conti con impegni che non si misurano solo in watt e tonnellate.
Numeri da record, ma con una crepa
L’anno fiscale chiuso il 31 marzo 2026 ha portato Lenovo vicina a un traguardo che pochi grandi gruppi manifatturieri possono rivendicare: il 90% dell’elettricità consumata nelle operazioni globali arriva da fonti rinnovabili. Un salto considerevole se si guarda a quanto l’azienda consuma tra fabbriche, centri dati e uffici sparsi in decine di paesi. La percentuale non è il 100%, e il margine residuo resta la parte più ostica — contratti da rinegoziare, paesi con reti elettriche ancora molto fossili, fornitori da convincere. Ma la direzione è tracciata, e viene da lontano: già a gennaio 2023 Lenovo era diventata il primo produttore di pc e smartphone a ricevere la validazione dei propri obiettivi net-zero dalla Science Based Targets initiative. Non un impegno vago, ma una tabella di marcia con scadenze certificate.
Accanto all’energia, il capitolo dell’economia circolare ha un numero altrettanto ingombrante: 800 milioni di libbre di prodotti a fine vita riciclati o riutilizzati. Vale la pena ricordare che parliamo di dispositivi elettronici — plastica, metalli, batterie — per i quali recuperare materia prima seconda è molto più complesso che per carta o vetro. Il dato non è un accumulo sull’anno, ma il risultato di un’architettura logistica e progettuale che deve prevedere la decostruzione già in fase di design. Accanto, le iniziative filantropiche hanno raggiunto 25 milioni di persone tra il 2021 e il 2026, cifra che allarga il perimetro della sostenibilità verso il sociale.
Poi però si arriva alla governance. Il target era avere il 27% di donne in posizioni dirigenziali. Il dato finale si è fermato al 25%. Due punti percentuali possono sembrare una deviazione minima, ma in un report in cui ogni altro obiettivo è raggiunto o superato spiccano. Non è un fallimento, e il report lo ammette senza giri di parole. È un indicatore di quanto la diversità di genere nei vertici sia un obiettivo che risponde a logiche diverse da quelle ingegneristiche: non basta fissare un target e allocare risorse, perché i tempi di maturazione sono più lunghi e le leve a disposizione — pipeline di talento, cultura aziendale, mercato del lavoro locale — sono meno lineari. Il rischio, per Lenovo, è che questa crepa venga letta come il sintomo di una rincorsa che su alcuni fronti è ancora in salita, mentre su altri ha già cambiato passo.
La concorrenza non sta a guardare
Se Lenovo festeggia il 90% di elettricità rinnovabile e 800 milioni di libbre riciclate, i numeri dei concorrenti raccontano una partita altrettanto serrata. HP ha chiuso il 2025 centrando o superando tutti gli obiettivi di sostenibilità che si era data per quell’anno, secondo quanto riportato da Sustainability Magazine. Non un singolo parametro, ma l’intero pacchetto. E già guarda al 2040 con un traguardo net-zero che anticipa molte scadenze di settore.
Apple, dal canto suo, ha comunicato lo scorso aprile che nel 2025 il 30% di tutti i materiali presenti nei prodotti spediti proveniva da contenuto riciclato. Non è una percentuale su una singola linea, ma sul totale dei dispositivi venduti in un anno. E se si guarda dentro quei dispositivi, il dettaglio è ancora più affilato: cobalto riciclato al 100% in tutte le batterie che progetta e terre rare riciclate al 100% in tutti i magneti. Materiali critici, la cui estrazione ha costi ambientali e geopolitici elevati. Essere riusciti a chiudere il cerchio su questi elementi significa aver costruito una catena di fornitura che può fare a meno, in buona parte, dell’estrazione primaria.
Il vantaggio del pioniere, per Lenovo, si sta assottigliando proprio mentre i concorrenti accelerano. La validazione SBTi ottenuta nel 2023 era un unicum nel settore pc e smartphone; oggi non basta più, perché il campo di confronto non è più solo tra chi ha un target net-zero e chi no, ma tra chi lo realizza più in fretta e con maggiore trasparenza. E su questo fronte, la domanda diventa: quanto può reggere la leadership green di Lenovo se gli altri hanno già fissato obiettivi altrettanto stringenti e, in alcuni casi, li hanno già raggiunti?
Il prossimo banco di prova
Dalla fotografia attuale al futuro immediato, la partita si sposta su un crinale sottile. Il 90% di elettricità rinnovabile è un numero robusto, ma passare al 100% in paesi con infrastrutture energetiche frammentate richiede tempi e costi che crescono in modo esponenziale. E mentre l’asticella ambientale si alza per tutti, il tema della diversità nei ruoli decisionali rischia di diventare l’elemento che differenzia un’azienda che esegue bene i piani da una che sa adattarli quando il risultato non arriva. Il prossimo rapporto dirà se quel 25% sarà diventato 27, o se il gap si sarà allargato. Perché nella sostenibilità, come nei mercati, le crepe si allargano in fretta.




