Il sistema agroforestale rende invisibili le piantagioni ai satelliti, ma la deforestazione avanza

La deforestazione fantasma

Dietro il numero c’è un paradosso tecnico prima ancora che ambientale. Il Camerun è il terzo produttore di cacao in Africa. La sua coltivazione avviene in sistemi agroforestali: le piante crescono sotto la copertura della foresta naturale, in un equilibrio che dovrebbe essere sostenibile ma che rende estremamente difficile il monitoraggio via satellite. I sensori orbitali vedono una chioma verde continua, non distinguono le piantagioni che si moltiplicano sotto. E mentre i pixel restano verdi, gli alberi vengono abbattuti.

Dal 2020 a oggi, secondo Mighty Earth, metà della perdita forestale camerunense è avvenuta proprio nelle regioni cacaotiere. Un dato che suona come un allarme proprio ora che l’EUDR impone di dimostrare, con coordinate geografiche alla mano, che il cacao importato in Europa non proviene da terreni disboscati dopo il 31 dicembre 2020. Servirebbe uno sguardo più ravvicinato per capire cosa succede sotto quella cortina vegetale.

Droni e IA sotto la chioma

È qui che entrano in gioco droni, applicazioni mobili e modelli di intelligenza artificiale. Il FAO Investment Centre, all’interno del Sustainable Cocoa Program, ha avviato un progetto pilota per penetrare la barriera della chioma e ricostruire la geografia reale del cacao camerunense. Lo scorso giugno, un’équipe guidata da Imma Tcheferi ha sorvolato con un drone la zona di Ayos, nel dipartimento di Nyong-et-Mfoumou, nella regione del Centro. A bordo, telecamere a 360 gradi e sensori pensati per catturare immagini e dati dentro le piantagioni e nelle aree circostanti.

Non è solo una questione di hardware. I dati raccolti sul campo alimentano modelli di intelligenza artificiale che la FAO sta sviluppando per produrre una mappa dettagliata delle coltivazioni di cacao, addestrando al contempo partner locali alla raccolta sistematica di informazioni. Applicazioni mobili personalizzate permettono di registrare coordinate, densità degli alberi, condizioni del suolo. L’obiettivo è incrociare queste rilevazioni con le mappe nazionali di copertura del suolo che un comitato tecnico multi-istituzionale ha già prodotto in Camerun, fornendo una base calibrata e validata localmente per valutare la copertura arborea e l’uso del territorio.

Il percorso verso la tracciabilità è lungo ma tecnicamente possibile. Le mappe nazionali, costruite con il supporto del programma EU Sustainable Cocoa, servono proprio a questo: offrire uno strumento di due diligence per i regolamenti internazionali. Il progetto FAO dimostra che la tecnologia può arrivare dove il satellite si ferma, ma dimostra anche quanto sia complesso ricostruire un quadro affidabile partendo da migliaia di appezzamenti frammentati, gestiti da piccoli coltivatori che spesso operano senza alcuna documentazione geografica.

La corsa contro l’EUDR

La domanda è urgente perché i tempi stringono. L’implementazione dell’EUDR è prevista per la fine di quest’anno e già nell’agosto 2025 i segnali non erano incoraggianti: i coltivatori camerunensi non erano pronti, il supporto ricevuto non bastava a colmare il divario tra la realtà sul campo e gli standard richiesti da Bruxelles. Nel frattempo, metà della deforestazione recente continuava a concentrarsi proprio nelle loro aree.

Le mappe di copertura del suolo e i droni della FAO offrono un’infrastruttura di conoscenza che prima mancava. Ma il vero indicatore da tenere d’occhio, con l’entrata in vigore del regolamento, sarà un altro: la percentuale di aziende agricole in grado di fornire la geolocalizzazione richiesta. Oggi, nella sostanza, quasi nessuna. E senza quelle coordinate, il cacao camerunense rischia di restare fuori dal mercato europeo, il più importante per valore. Non per mancanza di foreste in piedi, ma per l’incapacità di dimostrarlo.