L’etichetta Ue conta 116.700 prodotti certificati ma solo un consumatore su tre la riconosce
Lo scorso 8 luglio la Commissione europea ha pubblicato una nota per ricordare che l’EU Ecolabel è un pilastro dell’economia circolare. Peccato che solo il 36% dei cittadini europei sappia riconoscerne il logo, come segnala il blog di BEUC. Eppure, già nel marzo 2024 la direttiva sull’empowerment dei consumatori per la transizione verde l’aveva indicata come prova di eccellente prestazione ambientale: una certificazione che l’Europa ha fatto propria da oltre trent’anni, ma che non è mai entrata davvero nello sguardo di chi compra. Il paradosso è lì, intero: legittimità giuridica contro ignoranza pubblica. Ma dietro al fallimento comunicativo, i numeri raccontano un’altra storia.
Cosa dicono i numeri (e cosa no)
A marzo 2026 le licenze attive sfioravano i 116.700 prodotti, e il 61% dei titolari era una piccola o media impresa, secondo i dati ufficiali della Commissione. Non sono cifre da nicchia: stanno a dire che l’EU Ecolabel ha attecchito nel tessuto produttivo europeo, e che sono proprio le aziende di dimensione ridotta a farne l’uso più intensivo. Visto da lontano, sembra un successo normativo. Da vicino, il castello si fa più fragile.
Una ricerca del 2026, firmata da Atabay, Atabay e Gökmen, ha trovato un’associazione positiva tra la diffusione dell’etichetta e i tassi di utilizzo circolare dei materiali: più licenze, più circolarità. E uno studio apparso lo scorso giugno su Circular Economy and Sustainability ha analizzato proprio il livello di circolarità incorporato nei criteri dell’Ecolabel, verificando quanto i requisiti per singoli gruppi di prodotto integrino gli obiettivi dell’economia circolare. Il risultato è una certificazione scientificamente fondata, ma che parla a una platea di consumatori che non la capiscono, non la cercano, non la riconoscono. Lanciata nel marzo 1992, l’etichetta ha definito i primi gruppi di prodotto — lavatrici e lavastoviglie — già nel 1993. Da allora si è allargata a decine di categorie, accumulando un patrimonio di criteri tecnici e di adesioni industriali che stride con il vuoto di consapevolezza fuori dalle stanze della regolamentazione.
Questo scollamento rende l’architettura dell’EU Ecolabel tanto solida sulla carta quanto esposta nella vita reale. Se appena un consumatore su tre sa cosa sia, il rischio è che il marchio finisca per essere usato più come leva burocratica che come strumento di scelta. Eppure, il vero campo di battaglia non è il riconoscimento del logo, ma la legge che sta per essere scritta.
L’ultima chiamata per l’economia circolare
L’atto sull’economia circolare, che la Commissione dovrebbe presentare entro la fine di settembre, è atteso come il tassello mancante per dare gambe al mercato unico delle soluzioni circolari. Secondo un’analisi del Parlamento europeo, la proposta arriverà nel terzo trimestre 2026, proprio nelle settimane in cui scriviamo. Lo scorso 6 maggio, un fronte di grandi imprese — fra cui LEGO Group, SAP e TOMRA — coordinato dalla Ellen MacArthur Foundation, ha chiesto a Bruxelles una legge ambiziosa, capace di creare un vero mercato unico per le soluzioni circolari, secondo quanto riferito da Forbes. La pressione è alta, e avviene proprio mentre l’EU Ecolabel cerca di scrollarsi di dosso l’anonimato.
In questo scenario, l’etichetta ecologica potrebbe diventare il riferimento obbligato per dare sostanza alle dichiarazioni ambientali delle imprese, oppure restare un’etichetta di nicchia scavalcata da nuovi schemi volontari o da regole di prodotto che non la richiamano più. Già oggi la direttiva sulla transizione verde la riconosce come prova di performance eccellente, ma senza un atto che ne imponga o ne incentivi l’utilizzo su larga scala, il marchio rischia di restare un gioiello di regolamentazione che nessuno indossa. La posta, per chi ha già investito nella certificazione, è altissima.
La Circular Economy Act in arrivo sarà il megafono che manca all’etichetta o la relegherà a un ruolo marginale? Per le 116.692 licenze e le migliaia di PMI, la risposta non può aspettare.




