Il costo delle batterie crolla del 45% in un anno, ma lo stoccaggio resta il collo di bottiglia per l’intermittenza

70 dollari per kilowattora. È il prezzo medio dei pacchi batteria stazionari toccato nel 2025, con un taglio del 45% in dodici mesi. Un numero che da solo ridisegna i margini di qualsiasi progetto rinnovabile, ma che apre una domanda scomoda: stiamo installando pale ovunque, ma sappiamo cosa fare quando il vento cala?

La risposta breve è no, o almeno non ancora. I dati IRENA dicono che la capacità eolica globale installata è passata da 7,5 GW del 1997 a 1.131 GW alla fine del 2024, con 113 GW aggiunti solo nell’ultimo anno, in crescita dell’11,1%. La potenza installata a terra ha raggiunto 1.053 GW, mentre la capacità eolica offshore è salita a 79,4 GW, sei volte gli 11,7 GW del 2015. Sono cifre che fanno titolo. Ma sono misure di potenza, non di energia effettivamente usabile quando serve.

Nel 2023 la produzione eolica mondiale ha sfiorato i 2.304 TWh. Un volume enorme, ma intermittente per definizione. Il costo livellato dell’eolico onshore è crollato del 70% tra 2010 e 2024, da 0,089 a 0,034 dollari per chilowattora. Siamo bravissimi a generare elettricità dal vento.

E siamo altrettanto bravi a perdere quella finestra di produzione quando la domanda non coincide. Le zone più ventose, annota la stessa fonte, sono spesso remote. Distanti. Lì il problema non è la pala: è il cavo, e prima ancora l’accumulo che manca.

La vera partita si gioca in rete

Lo scenario aggiornato di stoccaggio in rete fino al 2100 dà una prospettiva quasi da fantascienza: circa 108,5 TWh di stoccaggio elettrico dedicato a fine secolo. Le batterie prendono la quota maggiore, l’idroelettrico a pompaggio fornisce lo strato di massa a lunga vita e le batterie a flusso restano materiali ma secondarie. Già oggi, la potenza delle batterie per stoccaggio ha raggiunto 108 GW globali nel 2025, il 40% in più del 2024. L’offerta cresce, ma resta la domanda cruciale: chi paga per spostare l’energia di otto, dodici, diciotto ore più in là?

Il Regno Unito ha cominciato a rispondere: il portafoglio di supporto britannico per lo stoccaggio a lunga durata include già progetti agli ioni di litio con durate proposte da otto a diciotto ore. Non fantascienza, ma cantieri. Intanto la Cina spinge sull’idroelettrico a pompaggio con logica industriale: 58,69 GW in funzione alla fine del 2024 e 218 GW in costruzione. Numeri che fanno capire la scala necessaria per fare del vento una fonte davvero gestibile.

Cosa manca al piano europeo

L’Unione europea ha presentato un Piano d’Azione per l’Elettrificazione che punta a portare la quota di elettricità nel mix energetico dal 23% attuale al 46% entro il 2040. Dentro ci sono misure di razionalizzazione: le richieste speculative di connessione alla rete che intasano il sistema vengono affrontate con una nuova proposta legislativa, e si prova a garantire che gli oneri di rete supportino un funzionamento efficiente in termini di costi. Passaggi tecnici, ma decisivi.

Il punto dolente è un altro. La revisione dell’ETS proposta non dà priorità all’elettrificazione industriale nel Fondo per l’Innovazione e nella Banca per la Decarbonizzazione Industriale collegati al sistema di scambio di quote. Tradotto: il segnale di prezzo sulla CO₂ non viene ancora usato per spostare davvero i consumi industriali verso l’elettrico quando l’eolico produce. È come costruire un’autostrada senza prevedere i parcheggi di scambio.

La domanda che si sposta da sola

Non tutto l’accumulo passerà per batterie o dighe. Una quota rilevante arriverà dalla domanda flessibile: ricarica di veicoli elettrici, riscaldamento dell’acqua, refrigerazione, raffreddamento, pompaggio, desalinizzazione, carichi di lavoro dei data center e fette della produzione industriale che imparano a modulare i consumi. Non sono teorie: sono comportamenti di carico già osservabili sui mercati all’ingrosso quando i prezzi crollano nelle ore ventose.

Quello che conta adesso non è quanta potenza installiamo, ma quanto siamo capaci di conservare e spostare nel tempo. Il differenziale tra 1.131 GW di turbine e uno stoccaggio ancora in fase di decollo è la distanza tra un titolo da record e un sistema elettrico che funziona.

Il numero da guardare nei prossimi mesi non è un nuovo massimo di eolico, ma la velocità con cui i 70 dollari al kilowattora delle batterie scenderanno ancora, avvicinando il costo dell’energia spostata a quello dell’energia prodotta.