Il costo dell’eolico onshore è crollato del 70% in quattordici anni, superando in convenienza il gas

Produrre un chilowattora da una turbina eolica a terra costa oggi, nel mondo, meno di 4 centesimi di dollaro: 0,034 $/kWh, secondo il costo livellato dell’eolico onshore.

Dieci anni prima era quasi il triplo. Eppure, mentre quella curva scende, l’Italia continua a versare ogni anno oltre 22 miliardi di euro per sconti, esenzioni e agevolazioni a petrolio, gas e carbone.

I miliardi che non vediamo

Secondo il Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi, pubblicato dal Ministero dell’Ambiente, nel 2025 i Sad ammontano a 22.382,3 milioni di euro. Il dato 2024 era di 23.776,8 milioni: un calo di appena l’1,4%, troppo modesto per allinearsi agli obiettivi climatici. La parte del leone la fa il settore energia: i sussidi all’energia assorbono 11.606,6 milioni, più di metà del totale.

Spiccano le esenzioni dall’accisa sui carburanti per l’aviazione. L’esenzione per i voli nazionali segna -119,8 milioni di euro, ma l’agevolazione per i voli intra-UE è cresciuta di 172,8 milioni, il maggior incremento anno su anno tra le voci energetiche. Si premia ancora chi brucia cherosene, nonostante le emissioni del trasporto aereo siano in aumento.

La politica sembra accorgersene. La dichiarazione del ministro Pichetto Fratin definisce «strategica» la riforma di questi sussidi, e le raccomandazioni del Semestre europeo 2026 tornano a chiedere un’accelerazione sulla revisione delle spese fiscali dannose. Ma per ora il bisturi non ha inciso.

Il prezzo dell’eolico parla da solo

Nel frattempo, l’industria eolica mostra numeri che non hanno bisogno di interpretazioni. La capacità eolica mondiale ha raggiunto 1.131 GW nel 2024, partendo da appena 7,5 GW nel 1997. Solo lo scorso anno sono stati aggiunti 113 GW, con la nuova potenza installata nel 2024 che segna un +11,1% sull’anno precedente. La generazione eolica ha prodotto 2.304 TWh nel 2023, un volume che sfida qualsiasi altra fonte rinnovabile non idraulica.

Il costo crollato è il segnale più forte. Tra il 2010 e il 2024, il costo livellato dell’eolico onshore è diminuito del 70%: da 0,089 $/kWh a 0,034 $/kWh. L’LCOE dell’eolico offshore è sceso a 0,079 $/kWh, un calo del 62% nello stesso periodo. Le taglie attuali delle turbine — 3-4 MW onshore, 8-12 MW offshore — amplificano l’efficienza e consentono a un singolo impianto di produrre quanto basta per centinaia di migliaia di famiglie. Con un nuovo impianto a gas il costo di generazione, a seconda del metano, oscilla spesso sopra i 6 centesimi di dollaro. L’eolico è già più economico.

Il piano c’è, i soldi no

L’Europa prova a mettere ordine. Il Piano d’Azione per l’Elettrificazione punta a raddoppiare la quota di elettricità nel mix Ue entro il 2040, portandola dal 23% al 46%. Il testo prevede l’eliminazione graduale dei sussidi ai fossili e introduce la tassazione paritaria tra elettricità e gas, per non penalizzare più l’energia pulita rispetto a quella inquinante.

Ma il rubinetto dei finanziamenti resta quasi chiuso. Solo il 5% circa dei proventi del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) viene speso per i fondi ETS destinati alla decarbonizzazione industriale. Il resto, per lo più, alleggerisce le bollette delle imprese energivore o finanzia altro, spesso perpetuando proprio quei sussidi che il Piano vorrebbe abolire.

Nel 2025 l’Italia ha ancora 22 miliardi di ragioni per restare agganciata al passato, mentre un chilowattora eolico pulito costa meno di 4 centesimi. Il prossimo numero da tenere d’occhio non sarà solo l’entità del taglio dei Sad, ma la data in cui la fiscalità nazionale smetterà di premiare i combustibili fossili. Quella distanza temporale è il vero costo della transizione.