Il fludioxonil, interferente endocrino, resta legale per il blocco degli Stati membri

Un campione di fragole su due, tra quelli che finiscono nei cestini della spesa in Europa, contiene pesticidi PFAS. Il dato arriva da il rapporto di PAN Europe e Greenpeace, che tra fine aprile e inizio giugno ha analizzato 144 campioni di fragole convenzionali e biologiche acquistate in undici paesi dell’Unione, Italia compresa. Il 58,3% dei campioni convenzionali è risultato positivo a residui di sostanze perfluoroalchiliche usate come fungicidi. Un numero che si inserisce in un quadro più ampio: nel complesso, il 78% delle fragole da agricoltura convenzionale conteneva almeno un residuo di pesticida, con una media di 3,5 principi attivi diversi per singolo frutto.

Non è solo una questione di quantità. Il 56% dei campioni analizzati presentava tracce di sostanze classificate dall’Unione Europea come «Candidati alla sostituzione» — pesticidi che, sulla carta, dovrebbero essere eliminati non appena disponibile un’alternativa più sicura. E secondo l’EFSA, il 17% dei campioni conteneva almeno un residuo di pesticidi neurotossici. Il rapporto è stato pubblicato il 1° luglio, ma i numeri hanno cominciato a circolare nei giorni scorsi mentre all’Aia il Parlamento olandese discuteva di sicurezza alimentare e della proposta omnibus sui pesticidi presentata dalla Commissione europea.

Fludioxonil, il pesticida bloccato dal blocco

Come si spiega che quasi sei fragole su dieci contengano PFAS? La risposta è politica prima che scientifica, e ruota attorno a un nome ricorrente: fludioxonil. L’EFSA lo ha classificato come interferente endocrino già nel 2024. Secondo il rapporto sulle mele di PAN Europe, pubblicato a gennaio, la sostanza era presente in quasi il 40% dei campioni di mela analizzati. Ora i dati sulle fragole confermano che la contaminazione è sistemica, non episodica. Eppure il fludioxonil è ancora sul mercato.

Il motivo lo spiega un’analisi pubblicata da PAN Europe: gli Stati membri bloccano il divieto dal dicembre 2024. La Commissione europea ha il potere di imporre una decisione, ma finora non lo ha esercitato. Il risultato è un paradosso regolatorio: una sostanza che la scienza indica come pericolosa continua a essere irrorata sui campi e a finire nei frigoriferi dei consumatori, perché il processo decisionale europeo è in stallo. Il fludioxonil è un pesticida PFAS — appartiene cioè a quella famiglia di composti chimici persistenti che l’Unione stessa si è impegnata a eliminare progressivamente dall’ambiente. Nel caso specifico, però, l’impegno si è arenato in un negoziato tra Stati che dura da oltre un anno e mezzo.

La Commissione ammette: nessuna garanzia

E proprio sull’effetto combinato di queste sostanze, le istituzioni europee ammettono un vuoto che dura da vent’anni. L’EFSA ha ricevuto un mandato legale per sviluppare un metodo di valutazione del rischio da cocktail di pesticidi nel 2005. Da allora, quel metodo non è mai arrivato. Lo ricorda il rapporto di PAN Europe che accompagna i dati sulle fragole: mentre i laboratori trovano fino a sette residui diversi in un singolo frutto, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare continua a valutare i rischi sostanza per sostanza. Cosa succeda quando queste molecole si mescolano nel corpo umano — a dosi basse ma croniche — resta formalmente un’incognita normativa.

Non è l’unica ammissione che arriva da Bruxelles. Lo scorso 26 marzo, durante un’audizione al Parlamento olandese, Klaus Berend — direttore per la sicurezza alimentare della Commissione europea — ha dichiarato di non essere in grado di dimostrare che la proposta omnibus di riforma dei pesticidi non rappresenti un passo indietro per la protezione della salute e dell’ambiente. «Come posso provare qualcosa che non c’è?», ha risposto a chi gli chiedeva garanzie. La dichiarazione della Commissione segna un precedente significativo: è l’esecutivo europeo stesso a riconoscere, in una sede parlamentare nazionale, che il quadro di tutele in discussione potrebbe indebolirsi senza che esistano strumenti per quantificare il danno.

Il combinato disposto è scomodo. Da un lato, i dati di campo — le fragole comprate al supermercato — raccontano di una contaminazione diffusa e multiresiduo. Dall’altro, il percorso istituzionale che dovrebbe rispondere a quei dati è segnato da due ritardi paralleli: il blocco politico sul divieto di singole sostanze come il fludioxonil e l’assenza di un framework scientifico- normativo per valutare l’effetto cumulativo. L’EFSA ha lasciato intendere che una proposta metodologica sui cocktail potrebbe arrivare entro il 2027. Ma considerando che il mandato è del 2005, nulla esclude che diventi l’ennesima scadenza mancata.