Il programma BESTLIFE2030 ha finanziato oltre 200 progetti, ma il nuovo bilancio Ue rischia di tagliare i fondi LIFE
L’80% della biodiversità europea si concentra in poche decine di isole e territori sparsi tra i Caraibi, l’Atlantico, l’Indiano e il Pacifico: oltre 13.000 specie endemiche, barriere coralline, foreste tropicali, praterie di posidonia. La scorsa settimana, durante un evento al Parlamento Europeo convocato da IUCN ed EBCD e ospitato dall’eurodeputato Paulo do Nascimento Cabral, è stato annunciato che il programma BESTLIFE2030 ha sostenuto più di 200 progetti di conservazione in queste aree. Un risultato costruito in sedici anni di lavoro sul campo. Ma il nuovo bilancio pluriennale dell’Unione, presentato lo scorso novembre, rischia di smantellare proprio i meccanismi che l’hanno reso possibile.
Da 2 a 23,4 milioni: la scalata silenziosa
Il programma BEST — Biodiversity and Ecosystem Services in Territories of European overseas — è nato nel 2010 come azione preparatoria della Commissione Europea. Il budget iniziale era di 2 milioni di euro: una cifra simbolica, quasi sperimentale, pensata per testare interventi di conservazione nelle regioni ultraperiferiche e nei territori d’oltremare. Oggi BEST è pienamente integrato nel programma LIFE, il principale strumento europeo per l’ambiente, e la dotazione finanziaria è stata rafforzata in modo sostanziale: 23,4 milioni di euro complessivi, undici volte la cifra di partenza.
Lo scorso febbraio, il secondo bando BESTLIFE2030 ha mobilitato oltre 8 milioni di euro per 81 progetti di conservazione guidati localmente, portando a 138 il totale tra primo e secondo bando. L’aggiornamento della scorsa settimana — più di 200 progetti complessivi — mostra un meccanismo che continua a crescere e a raggiungere nuovi territori. I fondi finanziano interventi che vanno dalla protezione delle barriere coralline nei Caraibi alla gestione delle foreste pluviali nella Guyana francese, dal ripristino delle praterie di posidonia nell’Atlantico alla tutela di specie che non esistono in nessun’altra parte del pianeta. Luoghi che, presi insieme, custodiscono quattro quinti della biodiversità del continente europeo.
Il passaggio da azione preparatoria a programma strutturale non è stato scontato. Per oltre un decennio, BEST è rimasto uno strumento relativamente marginale nei bilanci comunitari. L’integrazione in LIFE, avvenuta nel 2023, ha cambiato la prospettiva: ha dato stabilità ai finanziamenti e ha permesso una programmazione pluriennale, sottraendo il meccanismo all’incertezza dei rinnovi annuali. I 23,4 milioni attuali restano una cifra modesta se paragonata ad altre voci del bilancio europeo — per dare un termine di paragone, è meno dello 0,02 per cento del bilancio annuale dell’Unione — ma per i territori d’oltremare rappresentano la principale, e spesso l’unica, fonte di fondi per la conservazione della biodiversità.
Il nuovo bilancio dimentica la natura
La proposta di quadro finanziario pluriennale per il periodo 2028-2034, presentata dalla Commissione Europea lo scorso novembre, racconta una storia molto diversa da quella ascoltata la scorsa settimana al Parlamento Europeo. I pilastri del nuovo bilancio sono competitività, sicurezza e difesa. L’azione climatica non scompare del tutto, ma viene riletta esclusivamente in chiave industriale: decarbonizzazione, Clean Industrial Deal, tecnologie pulite. La biodiversità, invece, è pressoché assente dal documento programmatico.
Secondo un’analisi della fondazione Heinrich Böll, il nuovo bilancio de-priorizza il clima e l’ambiente in modo netto. Gli obiettivi ambientali più ampi — e in particolare la biodiversità — sono messi da parte, nonostante fabbisogni finanziari riconosciuti come ingenti. L’unica dimensione climatica preservata è quella funzionale alla competitività industriale: meno emissioni per le imprese, non più risorse per gli habitat. È uno spostamento di accento che riflette le nuove priorità politiche dell’Unione, ma che ha implicazioni concrete per tutti i programmi dipendenti dai fondi LIFE.
La conseguenza per BESTLIFE2030 è diretta e misurabile. BEST dipende interamente dai fondi LIFE. Se la dotazione di LIFE dovesse contrarsi — o se la biodiversità perdesse peso specifico nell’allocazione interna delle risorse — l’intero meccanismo di finanziamento per le regioni ultraperiferiche e i territori d’oltremare ne risentirebbe. Non è un’ipotesi remota: il negoziato sul quadro finanziario pluriennale coinvolge 27 Stati membri con priorità divergenti, e la pressione per contenere la spesa ambientale è cresciuta negli ultimi due anni, in parallelo con l’aumento delle spese per la difesa.
Il paradosso è misurabile in pochi numeri. Da un lato, un programma che in sedici anni è passato da 2 a 23,4 milioni di euro, che oggi finanzia più di 200 progetti e che ha costruito competenze e reti locali in territori spesso trascurati dalle politiche europee. Dall’altro, una proposta di bilancio in cui l’unica accezione ambientale ammessa è quella che serve alla competitività industriale. Non è ancora una decisione definitiva — il negoziato sul quadro finanziario pluriennale è appena cominciato e si concluderà non prima del 2027 — ma il segnale politico è inequivocabile.
Per i territori d’oltremare, la posta in gioco è l’80% della biodiversità europea. I 23,4 milioni di BESTLIFE2030 sono una frazione trascurabile del bilancio comunitario. Ma per quelle isole, quegli atolli, quelle foreste, rappresentano l’unica linea di difesa contro la perdita di habitat e specie. L’unico numero da osservare, nei prossimi mesi di negoziato, sarà la cifra allocata a LIFE nel prossimo quadro finanziario. Se scende, quei puntini sulla mappa rischiano di diventare vuoti.




