Il programma di pagamento per servizi ambientali ha trasformato la conservazione in un contratto economico

Negli anni ’80 aveva perso quasi metà delle sue foreste. Oggi, stando ai dati pubblicati dal Times of India, la Costa Rica è coperta di alberi per il 57% del suo territorio. Non un miracolo, non un colpo di fortuna: il risultato di una legge e di un assegno.

Come la Costa Rica ha riconquistato le sue foreste

La fotografia di partenza è quella di un paese che, tra disboscamento, allevamento e agricoltura, stava letteralmente sparendo sotto le ruspe. All’inizio degli anni ’80 la copertura forestale era precipitata, e con essa la biodiversità di uno degli ecosistemi più ricchi del pianeta. Oggi il 57% del territorio è di nuovo verde: il dato viene confermato a luglio 2026, ma era già stato anticipato un anno fa. Già nel luglio 2024, un’analisi di Mongabay segnalava che la Costa Rica vantava esattamente la stessa percentuale, invertendo decenni di declino. Il numero non è un picco occasionale: è il punto d’arrivo di un percorso trentennale, misurato e incentivato.

Guardare quel 57% da solo, però, non basta. Rispetto al minimo storico degli anni ’80, la superficie boscata è più che raddoppiata in termini relativi. E, aspetto decisivo, l’espansione non è avvenuta a scapito della produzione agricola: il paese ha continuato a coltivare caffè, banane e ananas trovando spazio altrove, spesso aumentando la produttività sulle terre già aperte. La foresta è cresciuta sui versanti collinari e sui terreni marginali restituiti alla natura grazie a una scelta politica precisa.

Il segreto: una legge e un pagamento per ogni albero

Quella scelta ha due gambe, entrambe piantate nella metà degli anni ’90. La prima è la Ley Forestal Nº 7575, che per la prima volta in America Centrale ha riconosciuto giuridicamente i servizi ambientali generati dalle foreste: fissazione del carbonio, protezione delle falde idriche, conservazione della biodiversità e bellezza paesaggistica. La seconda gamba è la macchina dei soldi che ha trasformato i principi in ettari: il programma di Pagamento per Servizi Ambientali (PES), attivo dal 1997. In pratica, chi pianta alberi o mantiene un bosco in salute riceve un compenso annuale per ogni ettaro, finanziato in parte da una tassa sui carburanti e in parte da accordi internazionali e crediti di carbonio. Non filantropia: un contratto.

L’analogia più immediata è quella con un’assicurazione: lo Stato e i partner globali pagano un premio ai proprietari terrieri per il “servizio” di tenere in piedi una foresta che produce acqua pulita, assorbe anidride carbonica e protegge il suolo. Senza quel flusso di cassa, per molti agricoltori sarebbe stato più conveniente abbattere alberi e seminare pascoli. Con il PES, invece, la bilancia economica si è inclinata a favore della conservazione. I numeri dicono che ha funzionato: il tasso di deforestazione netta si è azzerato e poi invertito, mentre il programma si allargava a oltre un milione di ettari sottoposti a contratti di protezione o rimboschimento.

Earthshot Prize: perché il mondo ora guarda a San José

La scorsa settimana, l’Earthshot Prize ha messo un sigillo internazionale su questa storia. Il riconoscimento, creato per individuare soluzioni ambientali scalabili, ha premiato l’intero paese e non un singolo progetto. La motivazione, affidata alle parole dell’ex presidente Carlos Alvarado sul sito ufficiale dell’Earthshot Prize, suona quasi come un atto dovuto: «Questo premio è per un intero paese e per le migliaia di persone che hanno dedicato la propria vita a preservare e ripristinare le nostre aree protette e foreste». Il messaggio è chiaro: la Costa Rica non è un’eccezione fortunata, ma un modello che può essere letto, replicato e adattato altrove.

Il premio, al di là del milione di sterline che lo accompagna, ha un significato strategico. Per anni, il PES costaricano è stato osservato dagli addetti ai lavori come un esperimento interessante ma difficilmente esportabile, perché richiede un fondo stabile e un catasto delle proprietà affidabile. L’investitura dell’Earthshot Prize risponde a questa obiezione: se un paese con un PIL pro capite lontano da quelli europei è riuscito a finanziare la riforestazione per decenni, vuol dire che la barriera non è economica ma politica. Certo, non tutto è automatico. Il meccanismo costaricano poggia su un mix di tassazione dedicata e su accordi con donatori internazionali — un equilibrio che potrebbe vacillare se i fondi esteri si riducessero o se la pressione agricola tornasse a crescere.

Ora la sfida è mantenere la copertura forestale e, possibilmente, spingerla oltre. Non tanto per battere un record, quanto per testare il limite fisiologico di un paese che deve comunque nutrire cinque milioni di abitanti e continuare a esportare derrate alimentari. Se il modello reggerà anche in questa fase, il 57% non sarà più un traguardo, ma la quota di partenza. Il dato più importante, da qui in avanti, sarà un altro: quanti governi, in America Latina e altrove, proveranno a mettere una firma su un contratto analogo.