Sei anni di lotta al bostrico in Val di Fiemme tra droni, mappe e ritardi tecnologici

Lo scorso 19 giugno, a Padova, nella storica Sede di Palazzo Bo dell’Università, un workshop ha messo al centro del dibattito
l’uso integrato di dati satellitari, modelli previsionali e strumenti di intelligenza artificiale per monitorare i disturbi forestali.
Promosso dall’Accademia Italiana di Scienze Forestali – Sezione Nord e dai Dipartimenti DAFNAE e TESAF dell’Ateneo patavino,
l’incontro ha delineato un paesaggio tecnologico in rapida evoluzione. Eppure, a poche centinaia di chilometri da lì,
la Magnifica Comunità di Fiemme combatte una battaglia silenziosa e senza soste dal 2018.

L’IA accende i radar: i numeri della nuova sorveglianza

La spinta a cercare soluzioni radicali nasce da una ferita ancora aperta. La tempesta Vaia,
che tra il 28 e il 29 ottobre 2018 abbatté 42.800 ettari di foresta in 494 comuni del Nord-Est e inflisse danni complessivi per due miliardi di euro,
secondo le stime di Etifor, ha innescato una reazione a catena.
Ai 38.000 ettari rasi al suolo dalla tempesta si sono aggiunti, nel giro di pochi anni,
circa 36.000 ettari colpiti dal bostrico.
Non è un fenomeno locale: tra il 2018 e il 2021 in Europa, sempre a causa dei coleotteri della corteccia,
sono stati danneggiati circa 360 milioni di metri cubi di legname, e oltre l’85% dei danni nell’Europa centrale
è stato provocato dal bostrico tipografo (Ips typographus),
come documentano i dati raccolti a scala continentale.
Ondate di calore estremo e siccità, amplificate dal cambiamento climatico, hanno spinto le epidemie a livelli
che non hanno precedenti nelle serie storiche,
secondo l’analisi pubblicata da FOREST EUROPE.

È in questo scenario che il workshop di Palazzo Bo ha acceso un faro sulla nuova frontiera tecnologica.
La disponibilità crescente di immagini da satellite, rilievi da remoto, modelli previsionali e strumenti di intelligenza artificiale
apre possibilità inedite per identificare precocemente gli alberi infestati, valutare la vulnerabilità dei popolamenti
e sostenere decisioni più tempestive. Come emerge da
un resoconto del workshop pubblicato da Sherwood,
durante la giornata è stato ribadito che l’obiettivo non è più soltanto affinare i sensori o gli algoritmi:
la vera promessa sta nella capacità di trasformare un flusso quasi continuo di dati in informazioni operative,
riducendo il tempo che intercorre tra il sospetto di un focolaio e l’intervento nel bosco.
Ma tra il pixel sullo schermo e il tronco abbattuto sul versante c’è un abisso fatto di scadenze quotidiane,
organici ridotti e ritardi nel trasferimento tecnologico. Chi ci lavora dentro sono persone come Andrea Bertagnolli.

Sei anni senza tregua: il fronte del bostrico in Val di Fiemme

A poche centinaia di chilometri da Padova, la Magnifica Comunità di Fiemme è in guerra dal 2018. Non è una metafora.
«È dal 2018, da dopo la tempesta Vaia, che non vado in ferie», racconta il dirigente forestale Andrea Bertagnolli in
un reportage dalla Val di Fiemme sulla crisi del bostrico.
L’ente gestisce oltre 20.000 ettari di foreste, un patrimonio che in sei anni è stato attaccato dal coleottero
quasi nella stessa misura della furia di Vaia. Il conflitto è quotidiano: individuare le piante sintomatiche,
abbatterle prima che gli insetti adulti emergano dal tronco e vadano a colonizzare nuovi alberi,
smaltire centinaia di migliaia di metri cubi di legname deprezzato e provare a ricostituire i popolamenti
con specie più resilienti. Nel frattempo, gli inverni miti e le estati torride accorciano i cicli riproduttivi del parassita
e indeboliscono gli abeti rossi, rendendo la corsa contro il tempo sempre più impietosa.

Il legame con il cambiamento climatico, evidenziato anche dal documento FOREST EUROPE,
non è più soltanto un’ipotesi statistica: è la ragione per cui le epidemie sono diventate più aggressive e meno prevedibili.
La Magnifica Comunità di Fiemme ha provato a tenere il passo investendo su mappe di rischio,
squadre di monitoraggio a terra e droni, ma la pressione resta altissima.
«Per quanto ci riguarda, siamo in guerra da sei anni», ha sintetizzato Bertagnolli.
E così, mentre i modelli previsionali annunciano precisione e anticipo crescenti,
la domanda che rimbalza tra i boschi trentini e le aule universitarie è sempre la stessa:
a che punto siamo davvero con l’integrazione di questi strumenti nel lavoro di tutti i giorni?

Dal laboratorio al bosco: l’ultimo miglio tecnologico

La risposta emersa dal workshop patavino è altrettanto netta: serve un cambio di passo organizzativo.
È stata indicata come prioritaria la costituzione di «tavoli interdisciplinari permanenti,
attivi a scala nazionale, regionale e locale». La tecnologia da sola non basta.
Senza un raccordo stabile tra università, centri di ricerca, regioni, province autonome e gestori,
il rischio è che le mappe satellitari e le previsioni rimangano confinate nei laboratori,
mentre i forestali continuano a operare con protocolli tradizionali e informazioni frammentarie.
Già nel 2023, un
workshop di FOREST EUROPE nella Repubblica Ceca con 16 paesi
aveva sottolineato l’urgenza di un quadro di gestione internazionale coordinato
per affrontare epidemie che ignorano i confini amministrativi. L’incontro di Padova ha ribadito quella necessità
su scala italiana, aggiungendo un tassello concreto: la rete di monitoraggio va costruita dal basso,
coinvolgendo le strutture operative che già presidiano il territorio.

Oggi siamo ancora lontani da un flusso realmente integrato. Alcuni servizi forestali provinciali dispongono
di mappe di rischio e di strumenti di telerilevamento, ma raramente esiste un terminale unico
che porti sullo smartphone di un tecnico, prima che entri in bosco, una previsione aggiornata a tre giorni
con indicazioni geolocalizzate. Spesso i dati vengono elaborati in centri di ricerca e trasmessi agli uffici periferici
sotto forma di report statici, con un ritardo che può fare la differenza tra contenere un focolaio e subire un’altra infestazione.
Il bostrico non aspetta: la tecnologia c’è, ma il vero salto sarà quando un forestale in Val di Fiemme
potrà consultare quei dati in tempo reale, con la stessa immediatezza con cui oggi verifica il meteo.
L’innovazione nel monitoraggio forestale non sarà misurata dalla potenza degli algoritmi,
ma dalla capacità di alleggerire il carico di chi, come Andrea Bertagnolli, non può permettersi di fermarsi.