Il piano di mobilità è stato approvato, ma l’entrata in vigore della Zona a Basse Emissioni rimane senza scadenza

Zero date. Ieri il Consiglio Comunale di Barakaldo ha approvato in via definitiva il Piano di Mobilità Urbana Sostenibile che disegnerà la città fino al 2031. Nella stessa seduta è stato adottato il progetto tecnico della futura Zona a Basse Emissioni. Eppure, da nessuna parte del documento e delle delibere approvate ieri compare una data per l’entrata in vigore della ZBE. L’amministrazione lo ha confermato senza giri di parole: non esiste ancora una scadenza.

Un’area a traffico limitato, formalmente pronta sulla carta, che però resta sospesa nel tempo. È il paradosso con cui Barakaldo inaugura la sua strategia per la mobilità urbana: un impianto ambizioso, cesellato da mesi di confronto con i cittadini, ma che sul punto più delicato sceglie di non forzare la mano. E il buco nel calendario, più che una dimenticanza, sembra il segno di un approccio che preferisce il consenso allo shock.

Il buco nel calendario

Il dato è asciutto: il Piano di Mobilità Urbana Sostenibile – il PMUS che guiderà gli interventi fino al 2031 – è stato approvato ieri con il voto del plenario. Insieme a esso è passato anche il progetto tecnico della Zona a Basse Emissioni. Ma lo stesso portale comunale chiarisce: “todavía no existe una fecha prevista para la implantación”. In altre parole, la ZBE è approvata, ma nessuno sa quando scatterà. Una Zona a Basse Emissioni senza un giorno sul calendario è una promessa che non ha ancora cominciato a correre.

La notizia, in fondo, non sorprende chi segue la cronaca amministrativa della città basca. Barakaldo ha costruito il suo piano di mobilità con una pazienza notevole, evitando l’azzardo di imporre una scadenza che in questa fase avrebbe potuto incendiare il dibattito. Resta il fatto che, per un cittadino comune, leggere di una ZBE approvata e poi scoprire che non c’è una data significa porsi una domanda semplice: quando succederà davvero?

L’architettura della pazienza

Per capire il vuoto della ZBE bisogna guardare a cosa il piano mette invece sul tavolo in modo concreto. Il PMUS appena approvato non è un contenitore vuoto: contiene 23 azioni da sviluppare nei prossimi cinque anni. È un programma fitto, nato da un processo partecipativo che ha coinvolto i cittadini in dodici sessioni distribuite in diverse zone del comune. L’area Sviluppo Sostenibile ha ricordato che il documento è stato costruito mettendo le persone al centro, e la lunga fase di ascolto ha plasmato una strategia graduale.

Fra le misure più immediate, spiccano l’estensione dell’orario di servizio del KBus, l’autobus intraurbano che già oggi serve i quartieri, e l’introduzione di un servizio di Auzotaxi pensato per integrare la rete del trasporto pubblico locale. Sono interventi che non stravolgono la città dall’oggi al domani, ma che puntano a rispondere a problemi concreti – i parcheggi, la capillarità dei collegamenti – senza bisogno di aspettare l’accensione della ZBE.

L’approccio è lontano dall’effetto shock: nessuna restrizione immediata alla circolazione, ma un’architettura di azioni che, una dopo l’altra, dovrebbero abituare i residenti a un diverso modo di spostarsi. La partecipazione dei cittadini, con le dodici sessioni, non è stata un orpello: ha indirizzato le priorità, e probabilmente ha rafforzato la scelta di tenere la ZBE in una scatola senza data, proprio per evitare di bruciare il consenso prima ancora di aver messo in campo le alternative.

La scommessa regolatoria

Se la ZBE resta il convitato di pietra, il piano affida il passo successivo a un’ordinanza specifica che regolerà l’uso di biciclette, monopattini elettrici e altri veicoli di mobilità personale. Non è un dettaglio tecnico: sarà il primo strumento normativo che tradurrà in obblighi e divieti la filosofia del PMUS. Quell’ordinanza, ancora da scrivere, dirà se l’amministrazione ha davvero intenzione di cambiare passo o se il piano resterà un esercizio di buone intenzioni.

Quando poi arriverà il momento della ZBE, il nodo sarà l’accesso dei residenti che vivono fuori dal perimetro della zona a basse emissioni. Lo stesso Comune ha già chiarito che i vecinos di Barakaldo che abitano all’esterno della ZBE potranno comunque entrarvi. È un’apertura che mitiga l’impatto sociale, ma che al tempo stesso pone un interrogativo sulla reale capacità della ZBE di ridurre il traffico se gran parte della platea locale mantiene il diritto di accesso.

La vera partita, insomma, si giocherà nei prossimi mesi, quando le parole del piano dovranno diventare ordinanze e regolamenti. Il cronometro è già partito: il PMUS è stato approvato ieri, ma la sua tenuta sarà misurata sulla capacità di tradurre i principi in atti concreti. La ZBE senza data è il simbolo di una scommessa che per ora sceglie la prudenza. Bisognerà vedere se, quando arriverà il momento di accenderla, quella prudenza si rivelerà lungimiranza o un ritardo difficile da recuperare.

Il primo test sarà l’ordinanza sulla micromobilità: sarà quello il segnale per capire se l’amministrazione è disposta a stringere i bulloni. Per la Zona a Basse Emissioni, invece, il tempo è già un lusso che il piano – almeno per ora – si può permettere.