La pubblicazione anticipata della metodologia 2027 offre ai produttori tempo per adeguare i costi
Il privilegio dell’anticipo
La scadenza di ottobre 2027, quando i produttori saranno chiamati a rendicontare, sembra ancora lontana. Ma la pubblicazione di luglio, in piena estate, regala ai responsabili del packaging un margine di manovra che in altri contesti normativi semplicemente non esiste. «Pubblicare la metodologia rivista ora ci dà il tempo di ricodificare gli imballaggi dei nostri membri e spiegare cosa potrebbero significare questi cambiamenti per i loro costi, ben prima delle scadenze di ottobre 2027», scrive Ecosurety nella sua analisi del nuovo documento.
Questa finestra non è casuale. Già nell’ottobre 2025, PackUK aveva tracciato la rotta con la RAM Roadmap, la tabella di marcia per il periodo 2025-2030, fissando un ciclo di aggiornamento annuale di cui il RAM 2027 rappresenta la prima iterazione. Ogni anno, dunque, la metodologia verrà affinata e pubblicata con largo anticipo, consentendo un adattamento graduale delle filiere. Per l’anno in corso e per quello precedente, nulla cambia: il RAM 1.1, pubblicato ad aprile 2025 e costruito sul feedback ricevuto dall’industria dopo la prima versione (RAM v1, diffusa il 23 dicembre 2024), copre il periodo di rendicontazione dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. La separazione netta dei perimetri temporali offre ai produttori la certezza che le regole del gioco non cambieranno a partita già iniziata.
Cosa cambia nella nuova classifica
Il RAM 2027 non è un semplice ritocco. Introduce cambiamenti significativi alle classificazioni dei materiali e ai requisiti di raccolta dati, ha osservato Ecosurety. La metodologia si basa ancora sulle fondamenta della versione 1.1, ma le modifica in modo da rendere la valutazione della riciclabilità più granulare e, in alcuni casi, più severa. L’obiettivo dichiarato è spingere i produttori verso scelte di design che favoriscano il riciclo effettivo, uscendo dalla logica della semplice riciclabilità teorica. Per chi produce imballaggi in plastica multimateriale, ad esempio, la direzione è chiara: la complessità costerà più cara. Ogni componente difficile da separare, ogni accoppiamento che ostacola il riciclo meccanico, peserà sul conto finale. Il vantaggio competitivo, nel Regno Unito post-pEPR (la responsabilità estesa del produttore per gli imballaggi), si misurerà sulla capacità di semplificare.
L’approccio è graduale ma metodico. PackUK, l’ente incaricato di amministrare lo schema pEPR (formalmente costituito come UK Packaging PRO a marzo 2026), sta costruendo anno dopo anno una griglia di valutazione sempre più raffinata. La logica di fondo è quella della modulazione delle tariffe: chi progetta imballaggi riciclabili paga meno, chi non lo fa paga di più. Il sistema non vieta a nessuno di immettere imballaggi problematici sul mercato, ma rende l’operazione economicamente sempre più onerosa. Un incentivo, non un divieto.
Londra e Bruxelles, due filosofie a confronto
Ed è proprio qui che il percorso britannico si separa da quello europeo. Il RAM, per come è stato disegnato, resta uno strumento di modulazione tariffaria all’interno del sistema EPR del Regno Unito. Incide sui costi, ma non crea barriere all’ingresso. Come evidenzia un confronto pubblicato da Clarity.ai, il quadro è molto diverso nell’Unione Europea. Sotto il nuovo regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), i gradi di riciclabilità influenzano non solo i costi ma anche l’accesso al mercato: un imballaggio che non raggiunge la soglia minima di riciclabilità stabilita dal regolamento non può legalmente essere immesso sul mercato dell’Unione. La differenza è sostanziale. Mentre un produttore britannico può scegliere di assorbire il costo aggiuntivo di un imballaggio poco riciclabile e continuare a venderlo, un suo concorrente europeo che non rispetta le soglie del PPWR rischia di vedersi chiusa la porta del mercato unico.
Questa divergenza ha implicazioni concrete. Le aziende che operano su entrambe le sponde della Manica si trovano a dover gestire due regimi normativi che, pur condividendo l’obiettivo finale — aumentare i tassi di riciclo e ridurre l’impatto ambientale —, usano leve profondamente diverse. Il Regno Unito punta su prevedibilità e adattamento progressivo, l’Unione Europea su soglie vincolanti. L’uno premia il design virtuoso con tariffe più basse, l’altra lo impone come condizione per esistere sul mercato.
La scelta di PackUK di pubblicare il RAM 2027 con così ampio anticipo rientra in questa filosofia: dare all’industria il tempo di fare i conti, letteralmente, con i propri imballaggi, prima che le scadenze impongano decisioni affrettate. È un vantaggio competitivo che l’approccio europeo, per ora, non offre. Ma la traiettoria è comune a entrambi i sistemi: la riciclabilità non sarà più solo una voce di costo, ma una condizione per restare nel gioco. Con una differenza: a Londra te lo dicono prima, a Bruxelles te lo impongono e basta.




