Cento esemplari già costruiti ma senza il software per funzionare come robotaxi

Nei giorni scorsi Tesla ha prodotto oltre 100 Cybercab a Giga Texas, in Texas. Sono veicoli senza volante né pedali, pensati per una guida completamente autonoma. Eppure, la flotta supervisionata dell’azienda sta registrando un tasso di incidenti circa quattro volte superiore a quello di un guidatore umano medio. Cento esemplari già usciti dalla linea di montaggio mentre il software che dovrebbe guidarli non è ancora pronto, e anzi mostra numeri che farebbero scattare qualunque sistema di controllo qualità.

Il paradosso dei 100 robotaxi

Il Cybercab è un veicolo che non può essere guidato da un operatore di sicurezza umano: il design stesso — nessun volante né pedali — esclude questa possibilità. Significa che ogni esemplare oggi parcheggiato nei piazzali di Giga Texas è, nelle condizioni attuali, inutilizzabile come taxi autonomo. Ad aprile scorso, Electrek definiva ogni Cybercab prodotto prima che l’autonomia fosse risolta «un costoso fermacarte». Il dato sul tasso di incidenti dà sostanza a quella metafora.

Un decennio di promesse

Questo paradosso non è un incidente isolato. Elon Musk pubblica previsioni sulla guida autonoma almeno dal 2013: ogni volta con scadenze ravvicinate e capacità dirompenti, ogni volta rimandate. L’ultimo capitolo risale allo scorso maggio, quando Musk ha dichiarato che la guida completamente autonoma senza supervisione sarebbe stata disponibile entro fine anno su larga scala negli Stati Uniti. Come ha notato Electrek, è l’ennesimo annuncio in un decennio di promesse mancate che, nei tempi previsti, non si sono mai materializzate.

Il punto non è se la guida autonoma arriverà — la domanda è con quale livello di sicurezza e in quale finestra temporale. Ma Tesla sta già producendo veicoli che presuppongono una risposta positiva a entrambe le domande. È una scommessa industriale che non ha molti precedenti: costruire centinaia di unità di un prodotto che non può funzionare finché non si risolve un problema software ancora aperto.

La concorrenza non aspetta

Mentre Tesla riempie i piazzali di Giga Texas, c’è chi il problema lo ha già risolto. Waymo, l’azienda di Alphabet, gestiva già circa 3.000 robotaxi operativi in dieci città statunitensi a febbraio scorso, da Atlanta a San Francisco passando per Los Angeles e Phoenix. Non si tratta di dimostrazioni tecnologiche: sono corse aperte al pubblico, a pagamento, senza nessuno al posto di guida.

A febbraio Waymo ha anche annunciato di essere sulla buona strada per superare il milione di corse a settimana entro la fine del 2026. E sta già gettando le basi per estendere il servizio a più di venti città, con Dallas, Houston, San Antonio e Orlando indicate come tappe intermedie di un’espansione che non ha equivalenti nel settore.

La differenza con Tesla è strutturale. Waymo ha costruito il suo sistema su un approccio graduale: sensori ridondanti, mappatura preventiva delle città, raccolta di miliardi di chilometri in simulazione e su strada prima di aprire al pubblico. Tesla invece punta su un sistema basato solo su telecamere e sull’elaborazione dei dati raccolti dalla sua flotta di veicoli privati — un metodo che non ha ancora prodotto risultati paragonabili, se il tasso di incidenti è quattro volte quello umano. La produzione dei Cybercab è un azzardo tecnico e finanziario: auto senza comandi che, oggi, sono fermi nei piazzali in attesa di un software all’altezza. Il numero da osservare nei prossimi mesi è proprio quel tasso di incidenti per miglio percorso, mentre Waymo accelera verso un servizio su larga scala e Tesla continua a costruire veicoli che non può ancora far circolare.