La regione accelera nell’adozione ma deve ancora costruire una capacità produttiva di batterie sufficiente a sostenere il ritmo di crescita

Il punto di partenza è un sorpasso che pochi avevano messo in conto. Secondo i dati di Ember, nel 2025 Singapore e Viet Nam hanno raggiunto quote di vendita di auto elettriche intorno al 40%, superando i livelli osservati nel Regno Unito e nell’Unione Europea; l’Indonesia è arrivata al 15% e ha superato per la prima volta gli Stati Uniti. È il contesto in cui si è svolta, dal 19 al 21 agosto a Sepang, in Malesia, la quarta edizione della ASEAN Battery Technology Conference, organizzata da NanoMalaysia Berhad Group.

Il sorpasso silenzioso: l’elettrico del Sud-Est asiatico batte l’Europa

La cifra del 40% va letta per quello che è: non un primato di volumi assoluti, ma di velocità di penetrazione. Il mercato automobilistico del Sud-Est asiatico resta più piccolo di quello europeo o statunitense; eppure, sui veicoli nuovi venduti, la regione si sta elettrificando più rapidamente di mercati che hanno investito da più tempo. Quattro auto nuove su dieci, a Singapore e in Viet Nam, sono già elettriche. In Indonesia una su poco più di sei. Non sono numeri marginali, soprattutto se si considera che l’Indonesia ha superato gli Stati Uniti per la prima volta.

Ma vendere auto elettriche è una cosa; costruire batterie è un’altra. E qui il quadro si complica. La serie di conferenze ABTC era nata proprio per questo: le prime tre edizioni si erano tenute a Bali, Singapore e Phuket, e ogni edizione ha aggiunto un tassello alla discussione regionale.

Sepang: la risposta regionale alla rincorsa industriale

Il divario tra vendite e capacità produttiva è esattamente ciò che l’edizione 2026 ha cercato di affrontare. Tenutasi dal 19 al 21 agosto a Sepang, si è concentrata sull’accelerazione dell’industrializzazione delle tecnologie delle batterie e sul rafforzamento della catena del valore dell’ASEAN. Non è un tema accademico: la regione vende già molte auto elettriche, ma deve ancora costruire una quota sufficiente delle batterie che le alimentano.

L’edizione precedente, a Phuket, aveva prodotto un risultato concreto: il lancio della rete ASEAN Battery Safety Network, pensata per standardizzare test e protocolli di sicurezza tra i Paesi membri. A Sepang l’asse si è spostato dalla sicurezza alla produzione. Tra i temi emersi c’è la partnership tecnologica tra Ampace e Infineon Technologies, che porta architetture di controllo a semiconduttore avanzate nel dibattito regionale. È un segnale: non si parla più solo di celle, ma anche di elettronica di controllo e integrazione con la rete.

Gli investimenti industriali, nel frattempo, si stanno materializzando. Secondo Euromonitor, CATL ha avviato nel 2025 la costruzione di un impianto per batterie da 6 miliardi di dollari a Karawang, in Indonesia. EVE Energy e Gotion High-Tech hanno annunciato investimenti in Malesia, Thailandia e Viet Nam. Sono mosse che vanno nella direzione giusta, ma con una precisazione: un cantiere non è una fabbrica in produzione, e un annuncio non è capacità installata. Gli investimenti richiedono tempo. E il tempo, in questa regione, ha un prezzo preciso.

Il costo dell’attesa: 14 miliardi di dollari e il numero da guardare

Dagli annunci di investimento alle tempistiche reali, la domanda diventa: cosa succede se la catena del valore non accelera? La risposta è un numero che dovrebbe restare impresso. Secondo Ember, un ritardo di cinque anni rispetto al caso base costerebbe al Sud-Est asiatico circa 14 miliardi di dollari entro il 2040. È un indicatore che aiuta a dimensionare quanto costi l’attesa nelle infrastrutture su cui si regge l’elettrificazione.

Il punto, per la catena delle batterie, è che il divario tra domanda e offerta non si risolve con i soli annunci. I dati di adozione del 2025 mostrano una regione che corre; la capacità produttiva e la rete devono tenere lo stesso passo. Il prossimo dato da guardare non è un altro annuncio di investimento, ma se la quota di vendite di veicoli elettrici dell’Indonesia continuerà a salire nel 2026. Quel numero dirà se la pressione sulla catena del valore è destinata a diventare insostenibile, oppure se la rincorsa industriale avrà tempo per consolidarsi.