L’ibridazione di impianti idroelettrici esistenti potrebbe sbloccare 25 GW di nuova capacità pulita
16.551,8 megawatt. È l’aumento della capacità di accumulo a batterie su scala industriale negli Stati Uniti, un dato che da solo racconta più di mille dichiarazioni d’intenti. Non stiamo più parlando di costruire nuovi impianti per produrre elettroni: il mercato si sta spostando su come spostarli nel tempo.
In parallelo, la combinazione di eolico e solare ha superato il 22,2% della produzione elettrica domestica. Le rinnovabili nel complesso hanno già infranto la soglia psicologica del 30%, e l’Energy Information Administration stima che la quota delle rinnovabili arriverà al 37% entro fine maggio 2027. Non è una previsione a lungo termine: è questione di mesi.
Non è un problema di quantità
Il punto non è più se il sole e il vento siano in grado di coprire la domanda. Il punto è quando lo fanno.
Ed è qui che i numeri americani dello storage diventano la spia di un cambio di fase. L’EIA prevede che entro il 1° giugno 2027 l’accumulo a batterie aggiungerà altri 23.241,1 MW, una crescita di quasi il 48% che porterà il totale a 72.002 MW di capacità. Se si sommano rinnovabili utility-scale e batterie, si arriva a 76.907,1 MW di nuova capacità pulita entro la primavera 2027, cifra che include anche il solare su piccola scala e può superare gli 83.000 MW di nuova potenza installata.
L’impennata dello storage americano ha una logica precisa: serve a dare valore all’energia quando la rete è satura, evitando che i prezzi vadano in negativo e che i produttori vengano tagliati fuori. In Europa il ragionamento sta prendendo una strada complementare.
Usare la rete che esiste già
Mentre negli Stati Uniti si installano batterie a ritmo record, l’Europa si sta accorgendo che può estrarre capacità dal sistema senza costruire nuove linee. Un rapporto di Ember citato da CleanTechnica mostra che sette Paesi europei potrebbero aggiungere 25 GW di eolico e solare presso siti idroelettrici esistenti senza bisogno di espandere la rete. Il segreto si chiama ibridazione: mettere più tecnologie – vento, sole, accumulo – dietro un unico punto di connessione alla rete.
Il principio è semplice. Una centrale idroelettrica ha già un collegamento alla rete dimensionato per la sua potenza massima, ma durante molte ore del giorno quella capacità resta parzialmente inutilizzata. Secondo Ember, la capacità di rete inutilizzata degli impianti idroelettrici è una risorsa dormiente. Aggiungere pale eoliche o pannelli solari sullo stesso punto di allaccio permette di saturare quell’infrastruttura già pagata.
Elisabeth Cremona, analista di Ember, spiega che così gli sviluppatori possono connettersi più rapidamente e i gestori raddoppiano in media il tasso di utilizzo della rete, restando entro i limiti di esportazione già autorizzati. Nessuna nuova autorizzazione, nessun cavo aggiuntivo, nessuna attesa di anni per un allaccio.
C’è però un ostacolo che frena tutto. Dei sette mercati analizzati, solo Portogallo e Spagna hanno regole specifiche per i progetti ibridi. Negli altri cinque mancano quadri normativi chiari: un problema che sa di occasione sprecata, se si considera che l’ibridazione non richiede nuove reti ma solo un aggiornamento regolatorio.
Il filo che unisce due sponde
E proprio le regole sono l’altro pezzo del puzzle. Dan Jørgensen, commissario europeo per l’Energia, ha messo tra le priorità del piano per l’elettrificazione due punti che parlano la stessa lingua dei dati americani sullo storage. Il primo: raggiungere i 200 GW di capacità di accumulo entro il 2030. Il secondo: riformare le tariffe di rete che premiano la flessibilità, cioè segnali di prezzo che rendano conveniente spostare i carichi quando la rete è scarica e assorbire energia quando è piena.
La vera posta in gioco è questa. Negli Stati Uniti il mercato sta già spingendo lo storage con numeri che fanno impallidire qualunque target europeo. In Europa ci sono i tetti giusti e le connessioni già pronte, ma mancano le regole per usarle. I prossimi mesi diranno se il Vecchio Continente saprà colmare il ritardo normativo prima che il divario con gli americani diventi incolmabile. Il numero da tenere d’occhio non è un target: è la velocità con cui le autorità nazionali scriveranno i regolamenti per l’ibridazione.




